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ITALIA-UNGHERIA 4-3: INIZIA L’ERA DELLE RADIOCRONACHE SPORTIVE

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Con Genoa e Torino al comando della classifica del girone finale del campionato 1927-28, ci si prepara allo scontro della nazionale azzurra con la forte Ungheria.

Il 25 marzo è una giornata storica per la Roma sportiva. Per la prima volta la capitale ospita una partita della nazionale. L’avversario è uno di quelli che fanno

tremare le gambe: si tratta di affrontare in un match ufficiale i maestri ungheresi contro i quali l’Italia non ha ancora vinto. Per l’occasione viene riproposto

integralmente il trio granata, cosa che non avveniva da qualche partita e rientrano anche Fulvio Bernardini e Leopoldo Conti.

Lo “Stadio del Partito Nazionale Fascista”, l’attuale Stadio Flaminio, presenta un colpo d’occhio eccezionale: 32 mila spettatori. Tra questi ce n’è uno particolare: è

il ventunenne giornalista de’” La Gazzetta dello Sport” Giuseppe Savelli Fioretti il quale, per conto dell’EIAR (l’attuale RAI), si

prepara ad effettuare la prima radiocronaca di una partita di calcio per un compenso pari a 100 lire.

racconterà molti anni dopo il giornalista,

Dall’ultimo gradone della tribuna coperta dello stadio romano parte l’esperimento radiofonico destinato a cambiare le domeniche degli appassionati di Football.

All’inizio la radio racconterà solamente le gare della nazionale.

68: Roma (Stadio Nazionale del P.N.F.) –domenica, 25 marzo 1928 – ore 15,00

ITALIA–UNGHERIA 4-3 (CI. I ed. 4’a gara)

RETI: 13’ Kohut (H), 44’ Hirzer (H), 48’ L. Conti, 58’ Rossetti, 75’ L. Conti, 76’ Takacs II (H), 85’ Libonatti

ITALIA: De Prà (Genoa) 17, V. Rosetta (Juventus) 22, Caligaris (Casale) 30, Pietroboni (Inter) 5, Bernardini (Inter) 15, Ferraris IV (Roma) 4, L. Conti (Inter) 24,

Baloncieri (Torino) 32 (cap.), Libonatti (Torino) 9, Rossetti (Torino) 4, Levratto (Genoa) 19. C.T.: A. Rangone.

UNGHERIA: Amsel, Sternberg, Senkey I, Borsanyi, Bukovi, Pruha, Ströck, Takacs II, Konrad II (cap.), Hirzer, Kohut. C.T.: Nadas.

ARBITRO: Bauwens (Germania)

SPETTATORI: 32.500

Quando l’ex juventino Ferencs Hirzer insacca il 2 a 0 per i magiari alla fine del primo tempo, alle oltre trentamila persone sugli spalti è

sembrato di assistere alla solita sconfitta della nazionale incapace di vincere le partite che possono consentirle il salto di qualità. Nella ripresa, però la musica

cambia: Libonatti si trasforma in assist man eccezionale e manda in gol prima Leopoldo Conti e dieci minuti dopo il compagno di club Gino Rossetti. Alla mezzora circa

della ripresa ancora Conti, con una legnata micidiale, porta in vantaggio gli azzurri, ma l’entusiasmo dura poco in quanto il minore dei fratelli Tacaks riequilibria

l’incontro. A questo punto, però, gli uomini allenati da Augusto Rangone non si accontentano; vogliono questa vittoria e ben otto giocatori si portano costantemente nell’area avversaria, alla

ricerca di un gol che arriva al 40’ con il match-winner Libonatti su passaggio di Rossetti.

L’italo argentino diventa un eroe nazionale in quanto regala la prima vittoria contro i maestri danubiani che, in questi anni Venti, hanno influenzato così grandemente

il nostro calcio. Infatti, sebbene i giocatori sono stati costretti a lasciare il nostro campionato, gli allenatori sono rimasti e con loro tutto l’enorme bagaglio

tecnico-tattico.

Con questo gol, tuttavia, la forte punta granata diventa anche il simbolo di tutti quegli immigrati che hanno portato l’italianità nel mondo e che ora possono fare

qualcosa per il loro Paese d’origine.

Mentre risuonano ancora gli echi della grande vittoria, sul piano sociale il 29 marzo si registra la nascita degli Uffici di Collocamento. Essi hanno il compito di

iscrivere nelle liste ufficiali i lavoratori disoccupati, diventando il punto di riferimento degli industriali in cerca di manodopera e nel contempo, di garantire ai

lavoratori sistemazioni adeguatamente tutelate e retribuite, ostacolando in questo modo il lavoro nero.

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