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GRAZIA DELEDDA PREMIO NOBEL PER LA LETTERATURA 1927

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Cinque giorni dopo anche dal mondo della cultura arriva una notizia che fa felice l’intera nazione: l’11 novembre viene assegnato il premio Nobel per la letteratura a Grazia Deledda. Viene in questo modo riconosciuta l’opera di una donna che ha raccontato la Sardegna, un mondo per molti versi ancora sconosciuto pure a molti italiani che al massimo legano l’isola ai pastori e alle miniere di carbone.

Nata a nuoro nel 1871, figlia di un noto benestante della città sarda, Grazia De Ledda riceve solamente un’istruzione elementare. Terminata la scuola

dell’obblico, a soli 9 anni, il padre assume un precettore che la indirizzi all’apprendimento della lingua italiana e francese. La scarsa istruzione ufficiale

costituirà sempre un appiglio per i detrattori della scrittrice, anche in questo 1927 quando, agli occhi della critica mondiale, ha raggiunto il massimo traguardo a

cui un letterato può ambire: la conquista del Nobel.

Rifacendosi al verismo, corrente letteraria di fine ottocento, i romanzi della De Ledda hanno saputo caratterizzare molto bene la sua terra d’origine, anche dopo

l’anno 1900 quando, dopo il matrimonio col funzionario ministeriale Palmiro Manesani, si trasferisce a Roma dove vedono la luce i suoi romanzi più famosi: “Elias

Portulo”, “l’edera”, “Canne al Vento ed altri.”

Muore il 15 agosto 1936.

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