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RICARDO ZAMORA

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Questi pensieri, però, vengono posticipati di due settimane. C’è da inaugurare ufficialmente il nuovo stadio di Bologna, tuttavia già funzionante dall’ottobre dell’anno precedente. Per farlo la Federazione, nella persona del presidente Leandro Arpinati che, all’epoca in cui era podestà della città felsinea, tanto si è adoperato per la costruzione dell’impianto, decide di organizzare un match di altissimo livello. Viene invitata la Spagna del mitico portiere Ricardo Zamora, primo esempio di campione capace di far volare la fantasia degli sportivi di ogni latitudine.
Ricardo Zamora Martinez nasce a Barcellona il 21 gennaio 1901. Inizia a giocare nel ruolo di portiere nel club universitario della propria città. A 18 anni viene ingaggiato dall’Espanol dove rimane fino al 1922. Immediatamente tutti comprendono di essere di fronte ad un autentico fuoriclasse: preciso nelle uscite e agilissimo tra i pali, qualchuno arriva a ritenere che Zamora abbia stretto un autentico patto col diavolo. Immediatamente entra a far parte della nazionale iberica con la quale conquista la medaglia d’argento nelle Olimpiadi di Anversa del 1920.

Nel 1922 passa al Barcellona in cui disputa due campionati prima di far ritorno all’Espanol fino al 1930. A ventinove anni lascia la Catalogna per trasferirsi nella capitale nella società che, dopo qualche anno, prenderà il nome di Real Madrid. Con la maglia delle “merengues” disputa sei campionati prima di trasferirsi in Francia nel 1936 (Nizza) per continuare la propria attività dato che in terra iberica il calcio si è fermato per lasciar posto alla sanguinosa guerra civile che porterà al potere Francisco Franco.

Terminato il conflitto Zamora rientra in patria in qualità di allenatore. Per sette anni, fino al 1946, siede sulla panchina dell’Atletico Madrid col quale conquista due titoli nazionali. Di li in avanti divverrà un girovago del calcio spagnolo guidando varie compagini: Celta Vigo, Malaga ed Espanol.

Per un breve periodo, nel 1952, allenerà pure la nazionale spagnola.

A sessant’anni lascia l’attività agonistica e si ritira a godersi gli ultimi anni di gloria fino al giorno della sua morte avvenuta l’8 settembre 1978.

Zamora non è diventato un mito solo per le sue doti tecniche, ma anche per il suo coraggio. Leggendaria è stata la gara contro l’Inghilterra disputata nel 1929, vinta dagli spagnoli per 4 a 3 (prima sconfitta inflitta ai “maestri” da parte di una compagine non britannica) portata a termine dall’atleta nonostante la rottura dello sterno.

Zamora è stato anche un esempio di stile: il caratteristico abbigliamento costituito da un cappellino di pezza e da un maglione bianco è stato copiato da molti suoi colleghi di ruolo dell’epoca.
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