CENT'ANNI DI STORIA D'ITALIA RACCONTATI DAL CALCIO

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L’ATTIVITÀ DELLA NAZIONALE E L’INIZIO DELLA FAVOLA CALCISTICA DEL “BALILLA”

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Terminata l’estate, la ripresa dell’attività delle nazionali è una consuetudine. Siamo giunti nella seconda metà degli anni venti, sono passati
ormai otto anni dalla fine della guerra e le nazioni sembrano aver trovato una certa stabilità; le condizioni socio-economiche della popolazione migliorano gradualmente un po’ ovunque e la gente inizia anche ad avere a disposizione qualche spicciolo da utilizzare per i divertimenti. Tra questi troviamo pure il calcio la cui ppopolarità cresce esponenzialmente in tutta Europa. Così un martedì pomeriggio di fine Ottobre la nazionale azzurra si trova ad affrontare in terreno avverso la forte Cecoslovacchia davanti ad un pubblico di ventimila persone.

Il riconfermato tecnico azzurro Augusto Rangone rinuncia a Baloncieri per affidare la fascia di capitano a Luigi Cevenini, fa esordire Giulio Libonatti ed inserisce come mediani il modenese Dugoni ed Attilio Ferraris rinunciando all’altro romano e neo interista Fulvio Bernardini. Infine la trasferta cecoslovacca segna anche il ritorno in azzurro di Felice Levratto.
59: Praga (Sparta Platz) –martedì, 28 Ottobre 1926 – ore 14,00

CECOSLOVACCHIA–ITALIA 3-1 (Am.)

RETI: 7’ Puc, 18’ Levratto (I), 36’ e 52’ Capek

CECOSLOVACCHIA: Planicka, Kummerman, Zenisek (cap.), Schillinger, Pleticha, Seifert, Podrazil, Knizek, Capek, Puc, Kratochvil. C.T.: Fanta.

ITALIA: Combi (Juventus) 7, V. Rosetta (Juventus) 16, Caligaris (Casale) 22, Dugoni (Modena) 2 (Gandini (Alessandria) 5), Janni (Torino) 8, Ferraris IV (Fortitudo) 2, L. Conti (Inter) 19, Cevenini III (Inter) 25 (cap.), Libonatti (Torino) 1, Magnozzi (Livorno) 16, Levratto (Genoa) 10. C.T.: A. Rangone.

ARBITRO: Gero (Ungheria)

SPETTATORI : 20,000
La partita si mette subito male per gli azzurri quando Puc, dopo soli sette minuti porta in vantaggio la squadra di casa. I nostri, però, reagiscono subito e Levratto supera il grande Planicka. Al 36, però, l’ala destra Capek riporta in vantaggio i suoi. I nostri vanno al riposo sotto di un gol, ma fiduciosi di poter rimontare. Le speranze, vengono tuttavia infrante dal nuovo gol dello stesso Capek. La prima partita della nuova stagione si conclude con una pesante sconfitta.

Tuttavia l’attenzione sulle disfatte della nazionale viene subito distolta da avvenimenti interni ben più gravi: il 31 ottobre si registra un attentato (peraltro fallito) alla vita di Benito Mussolini perpetrato da un certo Zaniboni. Uscitone illeso, il capo del Fascismo attua una stretta reazionaria con le cosiddette “leggi fascistissime” e costituisce il “tribunale speciale”.

L’ANNO 1926, (anno IV, effettivo. ora si chiama così) termina con un’altra novità: in tutti gli atti ufficiali, d’ora in avanti, dovrà essere indicato, vicino all’anno espresso in cifre, anche l’anno dell’era Fascista a partire dal 1922 in numeri romani. Nel giro di qualche anno le cifre arabe verranno abolite del tutto.

Altro uso obbligatorio in tutte le amministrazioni civili nei rapporti tra inferiori e superiori diventa il saluto romano “a braccio teso, e slanciato verso l’alto”.

Si entra così nel 1927, anno di grandi novità e di grandi avvenimenti per il mondo del calcio in genere. Intanto, però si assiste allo sviluppo di un altro settore caratterizzante il secolo XX: quello dell’aviazione civile e militare. La Prima Guerra Mondiale ne aveva rivelate le potenzialità, ma i piloti d’aereo erano considerati per lo più dei temerari, delle figure quasi mitologiche, ora invece si cerca di sfruttare le conoscenze acquisite per migliorare eserciti e vita civile. In questo quadro iniziano esperimenti di trasvolate che contribuiranno a ridurre notevolmente le distanze tra le popolazioni
mondiali.

Il 23 gennaio l’aviatore De Pinedo compie la trasvolata dell’Atlantico: dalle isole di Capo Verde a Fernando de Noronha in Brasile percorrendo 2377 km in 13,45 ore di volo.

La settimana successiva la nazionale si reca in Svizzera per la sua prima partita dell’anno. L’incontro è delicato in quanto c’è da interrompere una serie negativa di due sconfitte consecutive. Rangone tenta un esperimento azzardato: inserisce in blocco il trio delle meraviglie formato da Baloncieri, Libonatti e Rossetti, sposta Janni nel ruolo di mediano e completa il centrocampo con tre interisti ossia il centro-mediano Bernardini, l’ala destra Leopoldo Conti, diventato ormai innammovibile e Luigi Cevenini, schierato nell’insolita posizione di mediano destro.
60: Ginevra (Servette F.C.) –domenica, 30 gennaio 1927 – ore. 14,30

SVIZZERA-ITALIA 1-5 (Am.)

RETI: 16’ Baloncieri, 18’ Libonatti, 34’ Baloncieri, 37’ Weiler I (S), 40’ Rossetti, 65’ Baloncieri

SVIZZERA: Pasche, Ramseyer (cap.), De Weck, Fässler, Von Arx, Neuenschwander, Tschirren, Brand, Weiler I, Abegglen II, Fink.

ITALIA: Combi (Juventus) 8, V. Rosetta (Juventus) 17, Caligaris (Casale) 23, Cevenini III (Inter) 26 (cap.), Bernardini (Inter) 10, Janni (Torino) 9, L. Conti (Inter) 20, Baloncieri (Torino) 25, Libonatti (Torino) 2, Rossetti (Torino) 1, Levratto (Genoa) 11. C.T.: A. Rangone.

ARBITRO: Prince Cox (Inghilterra)
La formazione schierata da Rangone si esprime a meraviglia e, trascinata da un Baloncieri in stato di grazia schianta la Svizzera. Gli azzurri vanno al riposo in vantaggio per 4 a 1 e nella ripresa aumentano ancora per merito di Baloncieri che realizza la sua tripletta personale.

Nelle domeniche di sosta del campionato, le compagini ne approfittano per partecipare a tornei la cui vittoria permette di incassare quattrini utili alla gestione delle stesse e magari per scoprire nuovi talenti. E’ quanto accade a Como dove l’ospite d’onore è l’Internazionale. I nerazzurri sono privi di tre elementi appunto impegnati in maglia azzurra. La rosa viene completata da alcuni giovani. Tra questi ce n’è uno particolarmente dotato: si chiama Giuseppe Meazza. Fisicamente un po’ gracile, il ragazzo possiede una tecnica individuale fuori del comune che non passa inosservata ad Arpad Weistz che nell’Inter svolge il doppio ruolo di allenatore giocatore. L’ungherese decide di gettarlo nella mischia suscitando lo scetticismo dei dirigenti e dei giocatori più esperti dei nerazzurri. Si dice che “Gipo” Viani abbia commentato sarcastico:

È bastata una partita e tutte le riserve sull’impiego del giovane sono cadute: il ragazzo dimostra di avere personalità da vendere. Inizia in una fredda domenica di gennaio la favola calcistica del “Balilla”.

Con questo appellativo da qualche mese si identificano i ragazzi. Infatti dal 3 aprile dell’anno precedente è nata l’O.N.B (opera nazionale Balilla), organizzazione con il compito di inquadrare i giovani dagli 8 ai 18 anni per formare quella mentalità guerresca necessaria all’Italia fascista per diventare una potenza mondiale. Siamo negli anni in cui il sabato mattina degli italiani è dedicato alle parate di piazza per mostrare la grandezza del regime e la sua
capacità di infondere disciplina nella popolazione stessa.

Intanto la nazionale scende in campo anche a febbraio. Si gioca nel nuovo stadio di San Siro a Milano e la partita coincide con l’inaugurazione ufficiale dell’impianto. All’evento assistono 28.000 spettatori che costituiscono un record per l’epoca. L’avversaria è la forte Cecoslovacchia, compagine che sta guadagnando sempre più credibilità nel panorama internazionale. Per l’occasione Rangone richiama tra i pali il portiere genoano Giovanni De Prà e reinserisce in mediana Ottavio Barbieri, mentre per il resto riconferma la stessa squadra che ha stravinto in Svizzera.

61: Milano (Stadio Calcistico San Siro) –domenica, 20 febbraio 1927 – ore 14,30

ITALIA–CECOSLOVACCHIA 2-2 (Am)

RETI: 20’ Puc, 31’ Libonatti (I), 39’ Silny, 70’ Baloncieri (I)

ITALIA: De Prà (Genoa) 13, V. Rosetta (Juventus) 18, Caligaris (Casale) 24, Barbieri (Genoa) 19, Bernardini (Inter) 11, Janni (Torino) 10, L. Conti (Inter) 21, Baloncieri (Torino) 26 (cap.), Libonatti (Torino) 3, Rossetti (Torino) 2, Levratto (Genoa) 12. C.T.: A. Rangone.

CECOSLOVACCHIA: Planicka, Perner, Steiner, Kolenaty, Kada (cap.), Cipera, Podrazil, Svoboda, Silny, Puc, Simonek. C.T.: Fanta.

ARBITRO: Braun (Austria)

SPETTATORI: 28,000
Ancora una volta la Cecoslovacchia si dimostra un’avversaria ostica per i colori azzurri soprattutto quando la mezz’ala Puc, sempre lui!, porta in vantaggio i suoi. Il pubblico si fa sentire e i giocatori italiani sono bravi a non perdere la testa. Alla mezz’ora Giulio Libonatti ristabilisce la parità, ma
otto minuti dopo Silny permette ai cechi di andare al riposo in vantaggio di un gol. Si teme che accada quanto avvenuto a Praga pochi mesi prima, ma così non è e capitan Baloncieri, al 25′ della ripresa, realizza il definitivo 2 a 2 che lascia tutti moderatamente soddisfatti.
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