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INIZIA L’EPOCA ARPINATI

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Sebbene diventato fenomeno di massa, il calcio italiano non è ancora ai massimi livelli mondiali, quindi non garantisce

quell’immagine vincente della nazione tanto desiderata dal vertice. C’è bisogno di qualcuno in grado di organizzare il

movimento in modo tale da colmare queste gravi lacune. Per farlo viene scelto Leandro
Arpinati,
podestà di Bologna. Egli si è già segnalato in quanto sotto il suo impulso, il capoluogo emiiliano

viene dotato dell’attuale Stadio Comunale (in questo periodo si chiama Littoriale), un magnifico impianto con annesse

piscine e campi da tennis. Per la Bologna sportiva si tratta di un vanto, ma anche di un simbolo, come vuole affermare

Mussolini nel giorno dell’inaugurazione il 31 ottobre 1926, della grandezza della generazione al potere. Espletate le

mansioni in terra emiliana, Arpinati Rimarrà alla guida della Federazione calcistica dal 1926 al 1933 ponendo le basi per

i successi futuri della nazionale.

Uomo di temperamento sanguigno, il neo presidente federale è squadrista fedele al duce pur riuscendo a mantenere una certa

indipendenza e una salutare distanza dai gerarchetti che ne contestano le iniziative. In particolare, quella di aver

voluto accanto a sé come segretario tale Giuseppe Zanetti, reputato inidoneo dall’ambiente vicino a Mussolini , non

essendo lo stesso iscritto al Pnf (Partito Nazionale Fascista) ma che Arpinati riesce comunque a imporre sostenendo di

aver bisogno, come collaboratore, di un galantuomo competente e non di un fascista.

L’obbiettivo finale che il duo Arpinati-Zanetti si pone è quello di creare una nazionale capace di primeggiare in tutte le

competizioni alle quali partecipa. Per arrivarci è necessario risolvere i problemi ancora esistenti; i talenti non

mancano, ma questi non formano una squadra continua nei risultati: ad ottime prestazioni ne seguono altre sconcertanti

che, naturalmente, non aumentano il prestigio del nostro calcio: in poche parole la nazionale dell’epoca manca ancora di

personalità. Le ragioni di questo difetto sono molteplici: i ruoli chiave delle compagini di club – quello di centro

mediano e quello di centr’attacco – sono quasi tutti occupati da calciatori stranieri che tolgono posto e soprattutto

responsabilità agli atleti nostrani.

L’altra problematica da risolvere riguarda la scarsa competitività caratterizzante la gran parte del movimento interno. Il

campionato suddiviso in gironi interregionali ha visto un gran fiorire di ottime compagini al nord (toscana compresa), le

quali danno vita a gironi lunghi e tecnicamente moltovalidi, ma nel resto del paese il movimento è formato da squadre a

carattere quasi rionale, che danno origine a campionati di breve durata e, sebbene combattuti, tecnicamente poco

competitivi; prova ne è che le finali nazionali si sono sempre risolte con una passeggiata a favore dei sodalizi

dell’Italia settentrionale, tranne negli anni in cui le compagini toscane hanno fatto parte della lega centro-meridionale.

Inoltre, fino a questo momento, sono stati ben pochi i giocatori rappresentanti i clubs centro-meridionali arrivati alla

nazionale.

Allo scopo di risolvere questi problemi Arpinati redige un programma basato sui seguenti tre punti: chiusura agli

stranieri per creare un movimento esclusivamente indigeno, fusione tra loro delle squadre minori per aumentare la

competitività e creazione di un campionato a girone unico con compagini rappresentanti l’intero territorio nazionale per

radicare ulteriormente il movimento e per renderlo omogeneo.

Fin da subito il duo Arpinati-Zanetti si occupa degli stranieri: vengono ridotti da due ad uno per la stagione 1926-27,

per arrivare alla chiusura totale nel campionato successivo.

Alcune società, tuttavia, trovano subito le contromisure al nuovo regolamento: la Juventus fa prendere la cittadinanza

italiana all’ungherese Viola e in questo modo può tenere in rosa il forte attaccante Ferencs Irzer; il Torino, dal canto

suo, italianizza Giulio Libonatti e ingaggia il magiaro Mihaly Balacics prelevandolo dal Verona. Inizia qui la ricerca

dell’oriundo (rimpatriato per il regime) che diverrà più serrata negli anni futuri.

Nello stesso momento il duo sopra citato favorisce anche quell’opera di fusione tra loro di piccole squadre capace di

creare società ancor oggi esistenti.

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