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LE FINALI DI LEGA E LO SCUDETTO ALLA JUVENTUS

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Siamo in piena estate quando si disputano contemporaneamente le finali della Lega Settentrionale e quelle della Lega Centro-Meridionale.

Allo Sterlino i campioni d’Italia uscenti del Bologna, privi di Pietro Genovesi e Fioravante Baldi sostituiti rispettivamente da Martelli II e dall’austriaco Weber, affrontano la Juventus giunta in terra d’Emilia al gran completo. I rosso-blu dominano il primo tempo e passano in vantaggio dopo 42 minuti grazie ad un gol di Bernardo Perin. Dopo tre minuti dall’inizio della ripresa l’ungherese Ferencs Irzer ristabilisce le distanze e fa sognare i suoi quando al 72′ trafigge per la seconda volta Mario Gianni. Il Bologna reagisce rabbiosamente e perviene al pareggio grazie a “Teresina” Muzioli che, quando sente
aria di finale, si esalta realizzando gol fondamentali.

Nel frattempo a Roma si sfidano l’Alba e l’Internaples: la partita mette a confronto l’esperienza dei romani, abituati da anni a sfide del genere e l’entusiasmo dei campani al primo grande traguardo della loro storia. Gli uomini di Carcano oppongono ai capitolini il talento e la freschezza di campioni in erba come Attila Sallustro e Giovanni Ferrari. Tuttavia non basta: l’Alba è squadra troppo quadrata, e dopo un primo tempo equilibrato nel quale i padroni di casa passano in vantaggio solo a quattro minuti dal termine grazie ad un gol di Ziroli, i campani crollano nella ripresa. Lo stesso Ziroli, una doppietta di Maneschi ed una segnatura a testa di Lo Prete e Bukovich, inframezzate da un gol di Ghisi I, fissano il risultato sul 6 a 1.

La settimana successiva la nazionale azzurra scende in campo nuovamente recandosi a far visita alla Svezia. Per l’occasione il tecnico ripropone in squadra il mediano genoano Ottavio Barbieri e fa esordire l’ala destra della Juventus Federico Munerati, premiandolo per l’eccezionale stagione fin qui disputata. Inoltre affida la fascia di capitano a Luigi Cevenini che sostituisce Adolfo Baloncieri.
58: Stoccolma (Idrottsplats) –domenica, 18 luglio 1926 – ore 16,00

SVEZIA–ITALIA 5-3 (Am.)

RETI: 3’ T. Johansson, 4’ G. Holmberg, 22’ Kroon, 32’ Levratto (I), 64’ G. Holmberg, 76 Cevenini III (I), 85’ Levratto (I), 89 T. Johansson pen.

SVEZIA: S. Lindberg, H. Lundgren, Krook, Helgesson, S. Friberg, W. Andersson, Wenzel, G. Rydberg, T. Johansson, G. Holmberg, Kroon.

ITALIA: De Prà (Genoa) 12, V. Rosetta (Juventus) 15, Caligaris (Casale) 21, Barbieri (Genoa) 18, Bernardini (Lazio) 9 (Gandini (Alessandria) 4), Janni
(Torino) 7, Munerati (Juventus) 1, Cevenini III (Inter) 24 (cap.), Della Valle (Bologna) 15, Magnozzi (Livorno) 15, Levratto (Genoa) 9. C.T.: A. Rangone.

ARBITRO: Hansen (Danimarca)
La formula del nostro campionato ha portato molti calciatori nel giro azzurro a diradare la propria attività, mentre quelli appartenenti alla squadra svedese, per ovvi motivi climatici, nel mese di luglio sono in piena attività e la differenza si vede subito. In mezz’ora i padroni di casa si portano in vantaggio per 3 a 0. L’Italia non demorde e accorcia le distanze grazie a Felice Levratto che ritrova così il gol in azzurro. La ripresa si apre con un altro gol svedese, ma i nostri non mollano. Cevenini riduce nuovamente le distanze e ancora Levratto mette paura realizzando il 4 a 3 a cinque minuti
dal termine. Proprio quando si credeva in un aggancio clamoroso, gli scandinavi ottengono un calcio di rigore trasformato da Johanson che chiude l’incontro. Si è trattato senz’altro di una sconfitta pesante, ma che se non altro ha messo in luce la voglia di lottare dei nostri giocatori.

Intanto a Napoli l’Internaples e l’Alba sono scese in campo per giocarsi la gara di ritorno della Lega Centro-Meridionale. Il pronostico sembra scontato alla luce del grande divario espresso dalla gara d’andata, ma quando si scende sui campi del sud, può accadere di tutto. Il primo tempo termina a reti inviolate e dopo 8 minuti della ripresa arriva la prima svolta della partita: i padroni di casa usufruiscono di un calcio di rigore trasformato
dall’inglese Claar. Per venti minuti i campani mantengono il vantaggio che darebbe loro la possibilità di disputare la bella, ma al 73 un altro penalty, questa volta a favore dell’Alba, cambia i destini delle due squadre. Lo slavo Bukovic trasforma la massima punizione e garantisce ai suoi il la vittoria
nella lega e la possibilità di giocarsi lo scudetto nella finalissima nazionale.

Sette giorni dopo Torino è teatro della gara di ritorno tra Juventus e Bologna. Sono due squadre molto forti ed entrambe equilibrate. Lo scontro è alla pari e le difese prevalgono sugli attacchi; logico a questo punto il risultato finale di 0 a 0 che costringe le due compagini ad un ulteriore incontro. Sembra riproporsi la situazione dell’anno precedente e tutti sperano che non si ripeteranno le stesse polemiche.

Ancora una volta Milano è la sede prescelta per il match decisivo, nonostante proprio nella città lombarda abbiano preso il via i fattacci di dodici mesi prima. Questa volta, però, la gara viene organizzata nel migliore dei modi e i problemi sembrano scongiurati.

La vigilia viene turbata da una grave tragedia: il 28 luglio muore d’infarto il tecnico juventino Jeno Caroly. Grande appassionato di musica lirica, l’ungherese è stato un fine conoscitore di calcio ed uno stratega come pochi ve n’erano in circolazione all’epoca.

Con la morte nel cuore, le squadre scendono in campo al gran completo pronte a darsi battaglia; dopo 19 minuti Piero Pastore, centr’attacco veneto di bell’aspetto, porta in vantaggio i bianconeri. I campioni d’Italia in carica non ne vogliono sapere di scucire lo scudetto dalle maglie e si gettano in avanti. Il primo tempo, però termina con la Juventus in vantaggio ma, dopo dieci minuti della ripresa, Angiolino Schiavio riporta le squadre in parità. I torinesi non si scompongono e riprendono agiocare; a 18 minuti dal termine il magiaro Hirzer insacca l’ennesimo gol della sua stagione: questa volta il colpo per il Bologna è micidiale e gli emiliani debbono dare l’addio al sogno di ripetersi al vertice del calcio italiano.

I bianconeri festeggiano essendo ben consci che la finalissima dovrebbe risolversi in una formalità; sebbene le squadre del sud abbiano fatto grandi passi in avanti, il divario esistente tra le società del nord e quelle del resto del Paese è ancora molto. Le due contendenti si presentano in campo l’8 agosto con la Juventus al gran completo mentre l’Alba deve fare a meno del forte centro-mediano Degni; i piemontesi schierano:

Combi, Rosetta, Allemandi; Grabbi, Viola, Bigatto; Munerati, Vojak I, Pastore, Hirzer, Torriani.

I capitolini rispondono con:

Ricci, Mattei, Bianchi; Rovida, Cianca, Berti I; Loprete, Fasanelli, Scioscia, Maneschi, Ziroli.

Quando il polano Antonio Vojach apre le marcature dopo un quarto d’ora, la Juventus sembra avviata ad un facile successo. Dopo cinque minuti, però, i romani pareggiano grazie all’ala destra Lo Prete. A questo punto la gara diventa equilibratissima e solo alla fine del primo tempo i piemontesi ritornano in vantaggio con Piero Pastore. Il secondo tempo si apre con i bianco-neri ancora in attacco alla ricerca del gol sicurezza; dopo quattro minuti il magiaro Hirzer insacca il 3 a 1 per i suoi e dà il via ad un vero festival. Munerati al 59′, Pastore all’81’ e all’82’ e ancora Hirzer all’86’ fissano il punteggio su un eloquentissimo 7 a 1. E’ chiaro che la Juventus ha ipotecato lo scudetto, il primo di tanti vinti dalla proprietà Agnelli.

Due settimane dopo a Roma va in scena la gara di ritorno. Nell’Alba rientra Degni, mentre la Juventus sostituisce il mediano Grabbi con l’ex novarese Meneghetti. La partita si mette subito bene per i piemontesi che passano in vantaggio dopo soli 6 minuti grazie a Pastore che replica al 43′. Irzer al 65, Munerati all’82 ed ancora il magiaro dopo quattro minuti infliggono una durissima lezione all’Alba Roma che in due gare incassa così ben dodici reti.

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