CENT'ANNI DI STORIA D'ITALIA RACCONTATI DAL CALCIO

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L’ATTIVITÀ DELLA NAZIONALE NELLA STAGIONE 1925-26

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Se l’inizio del campionato è diventata una tradizione della prima domenica d’ottobre, lo è altrettanto la prima partita stagionale della nazionale in quello di novembre.

La guerra è terminata da sette anni e il 4 novembre si festeggia la vittoria. Padova, teatro degli ultimi eventi bellici, inaugura il suo stadio intitolato ad Appiani, calciatore deceduto al fronte. L’avversario è la Jugoslavia, nazione con la quale esiste qualche tensione in seguito alla questione di Fiume. Una sfida calcistica diventa senz’altro un buon viatico per migliorare anche le relazioni con le nazioni confinanti.

L’aspetto tecnico presenta molte novità: dopo le alterne fortune ottenute dalla commissione di lega insediata la stagione precedente, la squadra è tornata nelle mani di un commissario unico: Augusto Rangone. Il tecnico lombardo decide di portare qualche novità nell’organico azzurro facendo esordire lo juventino Luigi Allemandi, il modenese Dugoni e soprattutto il centravanti del Bologna Angiolino Schiavio. La principale novità, tuttavia, consiste nell’esclusione di Adolfo Baloncieri e nel rientro di Luigi Cevenini che riceve anche la fascia di capitano.
52: Padova (Campo Comunale “S. Appiani”) –mercoledì, 4 Novembre 1925 – ore. 14,30

ITALIA – JUGOSLAVIA 2-1 (amichevole per l’inaugurazione dello stadio)

RETI: 29’ Bencic (J), 33’ e 44’ Schiavio

ITALIA: Combi (Juventus) 5, Bellini (Inter) 2, Allemandi (Juventus) 1, Dugoni (Modena) 1, Bernardini (Lazio) 3, Gandini (Alessandria) 3, L. Conti (Inter) 13, Della Valle (Bologna) 10, Schiavio (Bologna) 1, Magnozzi (Livorno) 9, Cevenini III (Inter) 21 (cap.). C.T.: A. Rangone.

JUGOSLAVIA: Fridrih, Vrbancic, A. Pazur (46’ Ivkovic), M. Marjanovic, Premerl, Kriz, Grdenic, D. Jovanovic, Bencic (cap.), Petkovic, Sekulic. C.T.: D.
Zinaja

ARBITRO: Braun (Austria)

SPETTATORI: 10.000
La nazionale di Rangone stenta all’inizio, ma l’esordiente Schiavio sistema le cose e realizza una doppietta che dà la vittoria agli azzurri.

Battuta la Jugoslavia, la nazionale si trasferisce in Ungheria per affrontare una gara durissima.

Per l’occasione Rangone lascia fuori Schiavio preferendogli Baloncieri, ridà fiducia a Bernardini nel ruolo chiave di centro mediano e gli affianca Carlo Bigatto ed Anacleto Janni. Si tratta senza dubbio di una scelta che fa sensazione: il giocatore, nel Torino, club di appartenenza, svolge il ruolo di mezz’ala, posizione completamente differente da quella a lui proposta nell’occasione, ma vedremo che l’esperimento tornerà molto utile al giocatore, al Torino e anche alla nazionale stessa.
53: Budapest (Ferencvaros) –domenica, 8 Novembre 1925 – ore. 14,30

UNGHERIA – ITALIA 1-1 (am.)

RETI: 21’ Della Valle (I), 70’ Molnar rig.

UNGHERIA: Zsak (51’ Fischer), Dudas, Senkey I, Fuhrmann, Kleber, Reiner, Raszo, Molnar (cap.), Pataki, Opata, Jeny.

ITALIA: De Prà (Genoa) 8, Bellini (Inter) 3, Allemandi (Juventus) 2, Janni (Torino) 2, Bernardini (Lazio) 4, Bigatto (Juventus) 2, L. Conti (Inter) 14, Baloncieri (Torino) 21, Della Valle (Bologna) 11, Magnozzi (Livorno) 10, Cevenini III (Inter) 22 (cap.). C.T.: A. Rangone

ARBITRO: Slawik (Francia)
Un gran gol di Giuseppe Della Valle realizzato poco dopo il ventesimo minuto di gioco fa sognare i nostri capaci di mettere in crisi il fortissimo squadrone danubiano. Gli spettatori assistono a tutt’altra partita rispetto a quella di un anno e mezzo prima quando gli azzurri sono stati travolti ed umiliati per 7 a 1. Solo un rigore trasformato dal capitano Molnar ha permesso ai padroni di casa di evitare una storica sconfitta conservando ancora l’imbattibilità contro gli azzurri.

Lo sport italiano sta vivendo un buon momento: i successi internazionali ottenuti dal ciclismo, dall’automobilismo e dal calcio sono sempre maggiori e contribuiscono senz’altro a dare dell’Italia l’immagine di un Paese vitale e ben avviato sulla strada del progresso.

Indubitabilmente sono stati compiuti dei passi in avanti garantendo, con le buone o con le cattive, alla nazione la necessaria stabilità politica essenziale per portare avanti un piano organico di sviluppo. Tuttavia un grosso macigno incombe sull’economia nostrana. Dopo sette anni dai trattati di Versailles e dopo varie conferenze per modificare alcuni diktat sulle spartizioni dei territori e sui debiti di guerra, il 14 novembre gli Stati Uniti fissano definitivamente il debito dell’Italia in oltre due miliardi di lire dell’epoca, un enormità, da pagarsi in 62 anni, fino al 1987. Una situazione simile diventa chiaramente insostenibile per una popolazione i cui sforzi servirebbero solamente a far fronte al debito non lasciando alcuna risorsa disponibile per il miglioramento delle strutture economiche e sociali del Paese.

In condizioni analoghe, se non ancor più pesanti rispetto alla nostra, si trova il popolo tedesco, anch’esso strangolato dai debiti di guerra; se l’Italia ha trovato in Mussolini la voce che grida tutta la rabbia per una simile condizione, oltr’alpe si sta levando quello ancor più rabbioso di Adolf Hitler. Dopo il Processo della Birreria, questo personaggio ha ottenuto grande credito e grande notorietà
presso l’opinione pubblica tedesca e, una volta uscito dal carcere, non è difficile per lui trovare seguito.

L’anno si conclude con un discorso di rito di Mussolini in Campidoglio nel quale annuncia che farà di Roma nuovamente una capitale potente
e di grande prestigio. Parte così un piano di risanamento, di ristrutturazione e di costruzioni straordinario che in certi casi farà scomparire alcuni quartieri in
degrado facendone nascere altri nuovie monumentali. In periferia, sull’Agro Pontino, verrà perfino modificato il territorio di milioni di ettari insalubri e deserti da secoli e secoli. Negli anni che seguiranno, l’Italia sarà trasformata tutta in un cantiere; stiamo entrando negli anni d’oro del fascismo e anche della primissima modificazione del tenore di vita degli italiani, dove cambia soprattutto il costume, il modo di vestire, e l’alimentazione da secoli carente non solo nelle misere campagne ma anche nelle città, e nelle nuove metropoli.

Il 1926 si apre con un lutto per la nazione: il 5 gennaio muore la Regina Margherita, madre del Re Vittorio Emanuele III. Lascia questo mondo una donna che per molti anni sarà il simbolo delle opere di carità. Ancor oggi molti asili infantili parrocchiali portano il suo nome.

Dieci giorni dopo a Torino ritorna in campo la nazionale contro la Cecoslovacchia nella quale disputa le sue prime partite internazionali il grandissimo portiere Frantisek Planicka. Rangone cambia la coppia di terzini inserendo il duo Rosetta-Caligaris, mentre per il resto riconferma la squadra che ha pareggiato in Ungheria.
54: Torino (Motovelodromo) – domenica, 17 gennaio 1926 – ore 15,00

ITALIA – CECOSLOVACCHIA 3-1 (Am.)

RETI: 16’ Della Valle, 23’ Kristal (C), 77’ L. Conti, 89’ Magnozzi

ITALIA: Combi (Juventus) 6, V. Rosetta (Juventus) 13, Caligaris (Casale) 17, Janni (Torino) 3, Bernardini (Lazio) 5, Bigatto (Juventus) 3, L. Conti (Inter) 15, Baloncieri (Torino) 22, Della Valle (Bologna) 12, Magnozzi (Livorno) 11, Cevenini III (Inter) 23 (cap.). C.T.: A. Rangone

CECOSLOVACCHIA: Planicka, Krcma, Zenisek, Plodr, Carvan, Mahrer, Soltys, Zdarsky, Silny, Kristal, Jelinek (cap.). C.T.: Fanta

ARBITRO: Ivancsics (ungheria)

SPETTATORI: 18,000
Contro la forte compagine in maglia rossa gli azzurri disputano una grande partita risolvendola nei minuti finali grazie a Leopoldo Conti e a Mario Magnozzi. E’ un successo storico in quanto si tratta del primo ottenuto contro una rappresentante del calcio danubiano.

Due mesi dopo la squadra allenata da Rangone scende nuovamente in campo per affrontare l’Irlanda. E’ il primo confronto con il calcio britannico a livello di squadre nazionali: l’intento e quello di ottenere un altro risultato positivo per aumentare il credito internazionale del movimento calcistico nostrano ad un livello tale da poter essere invitati dalla nazionale inglese. Con molta supponenza gli uomini di “Sua Maestà” si sono isolati nuovamente dal resto del mondo calcistico non partecipando ad alcuna manifestazione internazionale. Ricevere un invito da quelli che vengono definiti “i maestri” è un onore riservato a pochi eletti. In pratica i “sudditi della Terra d’Albione” sfruttano a pieno l’occasione di mostrare al mondo tutto il loro snobbismo.

Tornando alle questioni di “noi poveri continentali”, per la sfida contro l’Irlanda Rangone ripropone Giovanni de Prà tra i pali e fa esordire il Cremonese Tansini, unico grigio-rosso a vestire la maglia della nazionale in tutta la storia del calcio che prende il posto niente meno di Luigi Cevenini.
55. Torino (Campo Juventus F.C., corso Marsiglia) –domenica, 21 Marzo 1926 – ore 15,30

ITALIA – IRLANDA 3-0 (Am)

RETI: 13’ Baloncieri, 36’ Magnozzi, 44’ Bernardini

ITALIA: De Prà (Genoa) 9, V. Rosetta (Juventus) 14, Caligaris (Casale) 18, Janni (Torino) 4, Bernardini (Lazio) 6, Bigatto (Juventus) 4, L. Conti (Inter) 16, Baloncieri (Torino) 23 (cap.), Della Valle (Bologna) 13, Magnozzi (Livorno) 12, Tansini (Cremonese) 1. C.T.: A. Rangone.

IRLANDA: Cannon, Brady, McCarthy, Foley (cap.), Doyle, Connolly, Flood, Grace, Watters, Fullam, Fagan. C.T.: Commissione tecnica federale.

ARBITRO: Ruoff (Svizzera).
Il primo incontro con il calcio britannico si risolve in un trionfo per i nostri giocatori; l’Irlanda non è certamente una nazionale di primissimo livello,
ma l’appartenenza al regno britannico basta alla propaganda del governo italiano per mettere in luce la superiorità della gente italica capace, ad onta di tutte le difficoltà alle quali è costretta anche dal governo inglese, di ottenere importantissime vittorie sportive e fondamentali conquiste sociali.

Mussolini vuole infondere fiducia nella gente e decide di creare alcune organizzazioni aventi lo scopo di unirla. In realtà egli vuole infondere nel popolo una mentalità combattiva che dovrebbe condurlo a quelle conquiste negategli alla fine della Prima Guerra Mondiale. Egli guarda molto lontano, e parte con i suoi preparativi dal basso. Lo scorso anno ha costituito l’ONMI, quest’anno il 3 APRILE organizza l’ONB, Opera Nazionale Balilla, nella quale vengono inquadrati i ragazzi dagli 8 ai 12 anni (i balilla) e dai 12 ai 18 anni (gli avanguardisti). Questo modo di definire i giovanissimi entrerà nel gergo comune, anche in quello calcistico, quando ci si riferirà ad atleti esordienti.

Intanto al nord ci si avvia a concludere i gironi di qualificazione, mentre al centro-sud sono partiti quelli di semifinale. In mezzo un’altra prova della
nazionale di scena in Svizzera. Il tecnico Rangone apporta alcuni cambiamenti facendo esordire il bolognese Borgato nel ruolo di terzino destro, richiamando il mediano del Padova Fayenz e inserendo in attacco Schiavio al posto del compagno di club Della Valle.
56: Zürigo (Zürich F.C.) –domenica, 18 aprile 1926 – ore 15,00

SVIZZERA–ITALIA 1-1 (Am.)

RETI: 8’ Magnozzi (I), 19’ Ehrenbolger

SVIZZERA: Pulver, Schneebeli, Hürzeler, Oberhauser, Neuenschwander, Fässler (cap.), Ehrenbolger, Passello, Honegger, Abegglen II, M. Poretti.

ITALIA: De Prà (Genoa) 10, Borgato (Bologna) 1 (Bellini (Inter) 4), Caligaris (Casale) 19, Janni (Torino) 5, Bernardini (Lazio) 7, Fayenz (Padova) 3, L. Conti (Inter) 17, Baloncieri (Torino) 24 (cap.), Schiavio (Bologna) 2, Magnozzi (Livorno) 13, Tansini (Cremonese) 2. C.T.: A. Rangone.

ARBITRO: Ivancsics (Ungheria)

SPETTATORI: 20,000
Davanti a ventimila persone l’Italia parte alla grande passando immediatamente in vantaggio con Mario Magnozzi, ma viene subito raggiunta, dopo di che ne nasce una gara estremamente combattuta terminata sul punteggio di 1 a 1.
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