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AD UN PASSO DALLA CADUTA DEL FASCISMO!

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Il mese di novembre è stato ricco di avvenimenti che hanno catalizzato l’attenzione dell’opinione pubblica. Non si tratta solamente di fatti inerenti al caso Matteotti, ma hanno riguardato altri aspetti. In questo mese si compie la traversata aerea dell’Atlantico con il dirigibile tedesco Zeppelin Z.R.3 atterrato nelle vicinanze di New York dopo un percorso di 9200 chilometri.

Una settimana dopo la bella vittoria di Germania, però, la nazione piange la morte, avvenuta il 30 novembre, a Bruxelles del compositore Giacomo Puccini. Egli si è recato in Belgio per farsi operare di un tumore alla gola. Lascia incompiuta la partitura della Turandot, che sarà completata da Franco Alfano e che verrà rappresentata per la prima volta alla Scala di Milano il 25 aprile 1926 sotto la direzione di Arturo Toscanini.

Le partite di calcio, la morte di Puccini e le gare automobilistiche, sempre più frequenti e sempre più gradite al pubblico nostrano, sono però solamente dei diversivi. L’Italia vive uno stato di tensione costante dato dagli sviluppi del caso Matteotti. Si susseguono polemiche e da più parti si chiedono le dimissioni di Mussolini. Si arriva in questo modo al 27 dicembre quando “Il Mondo”, pubblica l’esplosivo documento contenente l’intera confessione di Cesare Rossi che è una denuncia nei confronti del capo del fascismo, accusato di essere il mandante del delitto Matteotti. L’indignazione aumenta ulteriormente in tutto il paese. Il 30 mattina anche il “Corriere della Sera” chiede a Mussolini la medesima cosa. Lo stesso giorno il Capo del Governo convoca il Consiglio dei ministri. Le dimissioni sono attese da un momento all’altro, già in alcune città ci sono manifestazioni di giubilo, un giornale del sud pubblica nella notte addirittura l’evento, il fatto compiuto, in prima pagina, quando invece arriva la notizia che Mussolini non si é dimesso, ma ha annunciato per il 3 gennaio 1925 un importante discorso di cui anticipa gia i contenuti:

Queste parole mettono in allarme la sua milizia che teme di essere sciolta. I maggiori esponenti si riuniscono il giorno dopo a Roma decidendo che, qualora fossero stati scaricati, si sarebbero consegnati alle autorità dissociandosi dal loro capo.

Il 3 gennaio alla Camera, Mussolini dimostra tutta la sua abilità, usa una tattica da stratega. Chiede la parola e dice subito che non chiederà un voto di fiducia, né un voto politico. Per coloro che lo hanno dimenticato ricorda l’art.47 che da’ alla Camera il diritto di accusarlo davanti all’Alta Corte di Giustizia. Poi nega di aver fondato e diretto la ceka, e nel silenzio generale con un tono perentorio, plateale, ma sicuro, si assume in toto la responsabilità di quanto avvenuto. Il suo attacco continua rivendicando gli sforzi compiuti per la stabilità del Paese, e rivolgendosi agli aventiniani giustifica l’uso
della forza come unica soluzione possibile per dirimere lotte insanabili. Egli si dà due giorni di tempo per riportare tutto alla legalità, facendo piazza pulita tra le sue fila, ma anche in quelle dell’opposizione. Il Re non interviene e Mussolini può così approfittarne per rimpastare la sua squadra governativa inserendo uomini a lui graditi.

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