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LE PRIME DECISIONI DI BENITO MUSSOLINI

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Continua a ritmo sostenuto anche l’attività della nazionale tornata in campo all’inizio di dicembre

contro la Svizzera. La gara arriva in un momento storico fondamentale per la nazione, in quanto si stanno ponendo le

basi di uno dei periodi più difficili, ma anche più importanti della nostra storia. Da oltre un mese Mussolini è salito al

potere e dal 24 novembre ha chiesto pieni poteri per un anno intero, “allo scopo di avere piena libertà d’azione in
materia economica e amministrativa” per ristabilire l’ordine. La camera approva la legge a larga maggioranza e di fatto si

esautora da sola, salvo poi piangere sul latte versato. Il decreto entra in vigore proprio il giorno in cui tornano in

campo gli azzurri. Si gioca a Bologna e la commissione tecnica decide di far esordire i rossoblu felsinei Baldi e

Pozzi.

35: Bologna (Motovelodromo) –domenica, 3 dicembre 1922 – ore 14,30

ITALIA–SVIZZERA 2-2 (Am.)

RETI: 10’ e 30’ Cevenini III (I), 58’ Pache, 85’ Ramseyer

ITALIA: Trivellini (Brescia) 3, Caligaris (Casale) 4, R. De Vecchi (Genoa) 31 (cap.), Barbieri (Genoa) 6, Baldi

(Bologna) 1, F. Romano (Reggiana) 4, Pozzi (Bologna) 1, Baloncieri (Alessandria) 8, Moscardini (Lucchese) 5, Cevenini III

(Inter) 12, Forlivesi (Modena) 8. C.T.: Commissione tecnica federale.

SVIZZERA: Pulver, Haag, Bouvier, Waldis, Schmiedlin (cap.), Fässler, Martenet II, Pache, Inaebnit, Abegglen II, Ramseyer.

C.T.: T. Duckworth.

ARBITRO: Retschury (Austria)

Dopo mezzora di gara gli azzurri sono già in vantaggio di due reti grazie ad una doppietta del solito

Cevenini, ma l’ormai usuale secondo tempo scellerato fa si che i nostri rovinino tutto facendosi raggiungere sul pareggio.

Come detto, in questo 3 dicembre entra in vigore la legge del 24 novembre, e Mussolini prende possesso dei

vari ministeri. La prima legge messa all’ordine del giorno è la Riforma Gentile sulla scuola, pronta da 30 anni ma mai

approvata prima. Si tratterà forse di una delle più importanti e tempestive decisioni prese da Mussolini, che in pochi

anni, alfabetizzerà il Paese, eliminando quasi completamente lo sfruttamento del lavoro minorile, in primo luogo quello

dei fanciulli, obbligando le famiglie a iscriverli nelle scuole. Ancora in questo 1922, solo negli opifici del settore

tessile laniero e serico, escludendo quello casalingo, artigianale, rurale sommerso, lavorano 95.000 bambini dai 6 agli

11 anni. Nel Biellese su 80.000 addetti, 40.000 sono donne sottopagate, e 20.000 bambini, di cui 3000 tra i sei/sette

anni, costretti ad un orario di lavoro di 12 ore giornaliere.

Storico l’orientamento della legge scolastica mussoliniana, sia nella struttura amministrativa sia nella severità nel

garantire la frequenza: con precisi programmi in tutti i gradi d’istruzione (un’ossatura che poi si manterrà anche dopo il

fascismo). La cultura umanistica con Gentile assume un ruolo centrale, nascono i Licei, viene introdotto l’esame di Stato

e diventa obbligatoria pure la frequenza alle elementari. Nelle città e nelle campagne non si vedranno quasi più bambini

gironzolare nella noia e nel sudiciume.

Prima dell’entrata in vigore della riforma mussoliniana della scuola il Paese ha tre precise fisionomie: le 6 regioni del

Sud hanno una popolazione analfabeta del 49,6 %, le 6 del Centro il 29,5 % e le 6 del Nord il 12,8%; con una media quindi

del 35%, con punte in singole regioni anche del 62 % come in Calabria, mentre in Alto Adige, solo l’1,9%.

Come si vede, in questi mesi finali del 1922 stanno avvenendo dei fatti che cambiano il nostro Paese, di cui è opportuno

trattare perché questi cambiamenti, si ripercuoteranno anche sul mondo del calcio. La maggiore scolarizzazione della

popolazione, ad esempio, amplierà notevolmente la base dei praticanti dell'”arte pallonara.” Con il passare degli anni i

bambini non penseranno più ad andare in fabbrica, bensì ne vedremo sempre di più, magari scalzi, correre dietro una palla

nelle strade, nei cortili o nelle piazze.

Il 15 dicembre il Consiglio dei Ministri concede maggiori poteri a Mussolini in tema di ordine pubblico. Come diretta

conseguenza di questo, il 28 dello stesso mese presta giuramento, davanti al Primo Ministro, la Milizia Volontaria

Fascista per la Sicurezza Nazionale (MVSN) alle dirette dipendenze di Mussolini stesso, pertanto esonerata dal prestare

giuramento di fedeltà al re. Questa istituzione deve prevenire:

L’opera della milizia sarà così solerte che a fine marzo del prossimo anno le sue spedizioni punitive

provocheranno vari incidenti nei quali moriranno oltre cento persone.

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