CENT'ANNI DI STORIA D'ITALIA RACCONTATI DAL CALCIO

LE GRANDI SFIDE DI SERIE A E TUTTA LA CHAMPION'S LEAGUE SU MEDIASET PREMIUM

LA MARCIA SU ROMA

Facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmailby feather
Alla pace ritrovata nel mondo del calcio fa però da contrappasso la situazione caotica dello stato.

L’1 agosto le sinistre proclamano uno sciopero nazionale il quale dovrebbe paralizzare l’intero Paese

alllo scopo di protestare contro il clima di terrore creato dalle neonate squadre fasciste, le cui spedizioni punitive

continuano tra l’indifferenza e spesso la connivenza delle autorità pubbliche. Mussolini, al riguardo, non ha indugi: come

parlamentare dà 48 ore di tempo allo Stato per reagire, altrimenti proprio le sue formazioni interverranno per

ristabilire l’ordine. Le ore, però, non si contano e i primi squadristi partono in anticipo; Il 3 agosto occupano il

municipio di Milano, poi quello di Genova, Livorno e Parma per concludere con quelli di Bolzano e Trento, causando Negli

scontri morti e feriti. Due giorni dopo, su pressione di un’opinione pubblica sconcertata da tanta brutalità, si mobilita

l’esercito ma si tratta solamente di una mossa formale, perché, in realtà, non interviene nessuno e le “spedizioni

punitive” si moltiplicano grazie alla continua indifferenza delle forze dell’ordine, che assume i connotati di

un’implicita forma di immunità e, in certi quadri dell’esercito, anche di consenso.

Mussolini sta tentando chiaramente di ottenere, in un modo o nell’altro, la presidenza del consiglio. Gli manca ora solo

l’occupazione di Roma, l’ultimo atto; si prepara, ma prima, sempre abile nel pianificare le sue mosse, in un discorso del

20 settembre, rende nota la sua strategia. Il romagnolo intende distruggere l’intera struttura della sinistra che sogna la

delegittimazione dello Stato, facendo sue le richieste dei capitalisti, degli imprenditori e degli agrari, intimoriti

dall’eventuale presa del potere da parte delle forze bolsceviche.

Nel frattempo i socialisti, nel congresso dell’1 ottobre a Roma, invece di ritrovarsi e di proporre una coalizione con i

Popolari per realizzare un patto in funzione antifascista, impiegano tutto il loro tempo in aspre polemiche con il solo

risultato di moltiplicare le divisioni e le lacerazioni al proprio interno. La frangia massimalista ha in mente solo la

Russia, vuole una rivoluzione proletaria violenta. Al congresso s’impone così tanto questa corrente, ma con feroci

polemiche, che sia TURATI, sia TREVES e MATTEOTTI, riformisti più cauti (che qualcosa devono aver capito della Russia)

vengono espulsi dal
partito.

Un’altra mano viene a Mussolini anche dal prefetto di Milano, che guarda con simpatia i fascisti nonostante i tafferugli

degli squadristi a Palazzo Marino
e la distruzione dell’Avanti avvenuta pochi giorni prima. Con tale appoggio, il leader di Predappio rompe gli indugi, è

giunto il momento di occupare Roma. Ma per la capitale ci vuole una prova generale che viene fatta a Napoli, il 24

ottobre. Dove sfilano 40.000 camicie nere davanti a MUSSOLINI; e lui dal palco, con l’oratoria irruenta di un tribuno

romano, grida il suo obiettivo “o ci daranno il governo o glielo prenderemo

Il 28 ottobre, da ogni parte d’Italia convergono suRoma le squadre fasciste con la guida, la logistica militare e la regia

dei “quadrumviri” DE BONO, BALBO, DE VECCHI e BIANCHI, che il giorno prima sono stati segretamente a pranzo dalla regina

madre Margherita. A finanziare la Marcia hanno provveduto i grandi industriali, tra cui Olivetti, Conti e quelli

dell’industria pesante, la Banca Commerciale, la Confagricoltura e altre personalità in vista del mondo economico

nazionale.

E’ chiaro che Mùssolini non é solo e che non ha le spalle coperte soltanto da attivisti esagitati, ma gode dell’appoggio

di potenti borghesi, riuniti nei consigli di amministrazioni di banche e di grosse società; Roma si trova così assediata

da 25.000 fascisti, con 28.000 soldati chiamati a difendere la capitale. Il clima è allucinante, da insurrezione,

l’esercito sbarra le porte della capitale anche se non sa ancora cosa fare e come dovrà reagire. Si vuole dare alle stampe

l’ordine di “Stato d’assedio” preparato
la notte precedente dal primo ministro FACTA, che nel frattempo si è dimesso senza lasciare il documento a disposizione.

Nessuno, però, sa come si stende
un tale decreto; si rimedia nell’archivio ricopiandone uno del 1898. Ora manca solo la firma del Re. VITTTORIO EMANUELE

III, non ha dormito, si è consultato tutta la notte con i suoi generali circa la linea da adottare. Questi non gli

assicurano la fedeltà assoluta dell’esercito, paventando una guerra civile che porrebbe fine all’esercito stesso e alla

monarchia. Nel sentire queste parole, il re non firma ma trema e invia a Mussolini il telegramma con l’invito di recarsi a

Roma per conferire.

A Milano MUSSOLINI vive l’attesa come su una graticola: sebbene le sue squadre abbiano in mano ormai la città. In

costante contatto con la capitale apprende che “il sovrano non ha firmato” lo stato d’assedio, anzi lo ha invitato a Roma;

gli anticipano il contenuto del telegramma. Sa di avercela fatta, si precipita fuori a raccomandare ai suoi di non causare

incidenti:

e nell’esultanza per pochissimo non è

lui a finire ucciso, uno squadrista nell’euforia inciampando nelle barricate fa partire un colpo che gli sfiora

l’orecchio. La frase di Mussolini all’indirizzo di questo
tale é irripetibile; questione di centimetri e il fascismo sarebbe finito prima ancora di nascere!!

Il suo arrivo a Roma è trionfale. Raggiungono la capitale altri 42.000 fascisti. Mussolini si presenta al re come “un

fedele servitore” e da questi ottiene in cambio la guida del governo. Inizia la sua apoteosi.

Lasciamo a Pietro Nenni, uomo politico non certo di parte, ma avversario del futuro duce, tanto da pagare con l’esilio le

sue convinzioni, la cronaca di queste ore che hanno cambiato la storia d’Italia, ma, come vedremo in seguito, anche del

nostro calcio:

PAGINA SUCCESSIVA PAGINA PRECEDENTE Facebooktwittergoogle_pluslinkedinrssyoutubeby feather

LASCIA UN Commento