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ITALIA-GERMANIA 1923: SI ALLUNGA L’OMBRA DI ADOLF HITLER

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Il primo gennaio del 1923 vede incontrarsi a Milano due nazionali rappresentanti due Paesi

accomunati da un destino simile: Italia e Germania. Dal 9 NOVEMBRE sulla scena politica europea compare e riempie le

cronache di vari giornali tedeschi un personaggio singolare: ADOLF HITLER. E’ un estremista, leader di un partito

nazionalsocialista dei lavoratori da lui fondato con il consenso popolare puntando, come avvenuto in Italia per

Mussolini, sul malcontento di alcuni milioni di ex combattenti ridotti alla fame. Egli, tuttavia, ha ottenuto anche

l’appoggio della classe media. Come è avvenuto in
Italia per la Banca di sconto, nell’agosto di quest’anno, in Germania, quasi una omonima banca subisce il suo

catastrofico crollo, molto peggiore di quello italiano. Il marco è finito sul lastrico come carta straccia colpendo i

risparmiatori della classe media, le piccole e le medie industrie, i commercianti,
gli artigiani, insomma tutta quella popolazione che dagli affari o dal lavoro salariato trae il suo sostentamento. Il

crollo si aggrava ulteriormente quando il grande capitale, fiutato il vento della crisi si è dato alla fuga riparando

all’estero. Tutto coincide con il momento in cui i vincitori presentano
il conto della sconfitta, 132 miliardi di marchi in oro. Si tratta di una cifra enorme, spropositata, chiesta ad una

nazione con le casse vuote e con l’economia in ginocchio. La situazione sembra precipitare definitivamente quando la

Francia invade arbitrariamente la ricca Ruhr. Non soddisfatta, come l’Italia, delle spartizioni fatte da Wilson a

Versailles, si é fatta giustizia da sé; e nessuno si è mosso. Per la Germania la Rur è il polmone dell’intera
economia, con i suoi impianti metallurgici e con le sue miniere. La scusa della Francia, per una simile mossa, è che non

avrebbe ricevuto i quantitativi
di minerale e di carbone fissati a Versailles come danni di guerra; l’invasione della ricca regione tedesca avviene dopo

la mancata consegna -sembra- di una semplice fornitura di legname.

I discorsi fatti da Hitler in questo 9 novembre, anniversario della resa tedesca alle forze alleate, contro la

Repubblica di Weimar definita la “repubblica fondata sul furto”, quindi da eliminare, la formazione di un movimento di

massa che abbia come unico scopo la costruzione di una potenza tale da sfiancare il nemico, sconfiggendolo per riaffermare

così la supremazia della razza tedesca, non sonoaltro che il risultato del malessere sociale in cui si trova la

popolazione
teutonica. Egli si pone anche come baluardo contro il bolscevismo dilagante in Europa, vero spauracchio delle classi

sociali piùelevate. La grande borghesia, pertanto, in sordina accorre, l’ascolta e comincia a finanziarlo. Il fascino dei

discorsi hitleriani è tale che un industriale americano di origine tedesca, versa 1000 dollari al suo movimento, una cifra

enorme. Hitler li utilizza per acquistare un giornale e inizia a infiammare le folle e a fare proseliti
in ogni ceto.

Come quella italiana, nemmeno la sinistra tedesca si dimostra capace di amalgamare, di guidare e di farsi ascoltare.

Sembra di rivedere l’identica situazione del nostro Paese, ma quella tedesca è una nazione ancor più lacerata e in

ginocchio, perché perdente. L’attuale classe politica weimariana è stata incapace di opporsi alle spartizioni (che lui

chiama rapina) del suo territorio (di qui l’accusa di Hitler ai potenti di aver venduto la Germania prima e dopo la resa)

e una nazione umiliata per aver dovuto cedere tutto l’armamento; l’intera marina nemmeno impiegata nella guerra. Altra

mortificazione inflitta è stato il divieto di costruire armi in avvenire. A pesare, però, sono soprattutto gli immensi

debiti di guerra.

In questo clima di disfatta, nascono le rivendicazioni di una miriade di movimenti e partiti aventi ognuno la propria

ideologia tutti nati dopo la grande sconfitta che non riescono con un programma a lenire con la loro dialettica le ferite

di un popolo e una Germania umiliata. Sono gli anni più duri, con un’iperbolica svalutazione e una crisi economica

catastrofica, che toccherà il suo culmine verso la fine del 1923, quando a Novembre per acquistare un dollaro occorreranno

4200 milioni e per un uovo 500 milioni di marchi.

Con queste premesse le due nazionali si incontrano per la prima volta nella loro storia a Milano dando inizio ad

una serie di sfide che raggiungeranno momenti di calcio sublimi.

In questa gara la squadra viene ritoccata con il ritorno di Barbieri e Migliavacca e con gli esordi del granata Giuseppe

Aliberti e del felsineo Giuseppe Della Valle.

36: Milano (Campo Milan, viale Lombardia) –Lunedì, 1 gennaio 1923 – ore 14,30

ITALIA–GERMANIA 3-1 (am.)

RETI: 72’ Seiderer (G), 79’ Cevenini III, 85’ Santamaria, 88’ Migliavacca

ITALIA: Trivellini (Brescia) 4, Caligaris (Casale) 5, R. De Vecchi (Genoa) 32 (cap.), Barbieri (Genoa) 7, Burlando

(Genoa) 8, Aliberti (Torino) 1, Migliavacca (Novara) 8, Della Valle (Bologna) 1, Cevenini III (Inter) 13, Santamaria

(Genoa) 10, Bergamino I (Genoa) 4. C.T.:Commissione tecnica federale..

GERMANIA: Stuhlfauth, T. Kugler, J. Müller, Hagen, Lang, H. Schmidt, Wunderlich, Franz, Seiderer, Träg (cap.), Sutor.

C.T.: Commissione tecnica federale.

ARBITRO: Stutz (Svizzera)

Quando il tedesco Seiderer, a meno di venti minuti dal termine realizza il gol del vantaggio per la

sua nazionale, tutti, probabilmente, pensano di trovarsi di fronte al solito secondo tempo della squadra azzurra, ma

questa volta i giocatori impiegati reagiscono e, trascinati dagli elementi di maggior spicco, travolgono nel finale i

tedeschi uscendo con un sonoro 3 a 1.

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