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DUE 0 A 0 CONTRO UNGHERIA ED AUSTRIA: IMBATTIBILITÀ ANCORA SALVA!

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Mentre i campionati si avviano alla loro fase finale, a Genova, dopo oltre dieci anni, ritorna la forte Ungheria che annovera nelle sue fila giocatori del calibro di Ferencs Irzer ed Arpad Weistz. La commissione tecnica cerca di mettere in

campo una compagine esperta in grado di sostenere l’urto magiaro. L’avvenimento trova grande risalto sulla stampa

nazionale, tanto che a vedere il match accorrono ben ventimila spettatori, un vero record per l’epoca.

37: Genova ( Campo Genoa e Andrea Doria, Marassi):domenica, 4 Marzo 1923 – ore 15,00

ITALIA–UNGHERIA 0-0 (Am.)

ITALIA: Trivellini (Brescia) 5, Caligaris (Casale) 6, R. De Vecchi (Genoa) 33 (cap.), Barbieri (Genoa) 8, Burlando

(Genoa) 9, Brezzi (Alessandria) 7, Migliavacca (Novara) 9, Baloncieri (Alessandria) 9, Santamaria (Genoa) 11, Cevenini III

(Inter) 14, Bergamino I (Genoa) 5 (46’ Monti III Padova) 1).
Commissione tecnica federale.

UNGHERIA: Plattko, Fogl II, Fogl III, Kertesz II (cap.), Baubach, Blum, Braun, Molnar, Orth, Hirzer, A. Weisz.

ARBITRO: Forster (Switzerland)

SPETTATORI: 20.000

Il primo match-evento della storia del nostro calcio termina senza vincitori ne vinti. Il gap tecnico

nei confronti degli ungheresi è ancora molto, ma la nostra compagine dimostra di avere risorse sufficienti per riuscire a

colmarlo in breve tempo. Questo è reso possibile anche dal grande lavoro che molti tecnici danubiani stanno portando

avanti da noi. E’ un buon risultato che prolunga l’imbattibilità interna della nostra squadra che dura da oltre un

decennio. Questa partita è da ricordare anche per l’esordio nella ripresa di Feliciano Monti, giocatore del Padova, primo

calciatore appartenente ad una squadra triveneta a vestire la maglia azzurra. Si tratta di un premio dato al giocatore,

una delle migliori promesse del panorama del momento, ma anche alla società patavina
che, in pochi anni dalla sua fondazione, è riuscita ad arrivare ad ottimi livelli.

Schierando praticamente la stessa squadra che ha pareggiato contro l’Ungheria, circa un mese dopo si va ad affrontare

l’Austria sul proprio terreno. Il colpo d’occhio è impressionante: sugli spalti si contano oltre ottantamila persone.

L’avvenimento sportivo, però, è preceduto da un inportante evento mondano, frutto tuttavia di grandi polemiche. La

Principessa Iolanda di Savoia, primogenita del Re Vittorio Emanuele II e della regina Elena, il 9 aprile sposa il conte

Giorgio Carlo Calvi di Bergolo, suscitando delusione in molti ambienti dell’alta aristocrazia dell’epoca. La principessa è

andata in sposa ad un esponente di una famiglia di liniaggio inferiore, ma la ragazza ha appositamente scelto di

rinunciare alle costrizioni di corte dedicandosi ad una vita più semplice.

38: Vienna (Hohe Warte): domenica, 15 aprile 1923 – ore 15,00

AUSTRIA–ITALIA 0-0 (Am.)

AUSTRIA: Ostricek, Blum, Regnard, Kurz, Brandstätter (cap.), Nitsch, Wondrak, Richter, Kuthan, Ferdi Swatosch,

Wessely. C.T.: H. Meisl.

ITALIA: Trivellini (Brescia) 6, Caligaris (Casale) 7, R. De Vecchi (Genoa) 34 (cap.), Barbieri (Genoa) 9, Burlando

(Genoa) 10, Aliberti (Torino) 2, Migliavacca (Novara) 10, Baloncieri (Alessandria) 10, Moscardini (Lucchese) 6, Cevenini

III (Inter) 15, Monti III (Padova) 2 (46’ Perin Bologna 3) C.T.: Commissione tecnica federale.

ARBITRO: Boas (Olanda)

SPETTATORI: 85.000

Davanti ad un simile pubblico gli azzurri danno prova di grande maturità strappando un prestigioso

pareggio agli uomini allenati da Ugo Meisl.

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