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LA PRIMA COPPA ITALIA

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Terminata la stagione ufficiale molte squadre italiane di club cercano di portare avanti anche un

certo tipo di attività internazionale basata su tornei
ed amichevoli. Tra le più attive c’è senz’altro la Pro vercelli, che già prima della I guerra mondiale aveva disputato

alcuni tornei in Sud America. Al termine di questa stagione trionfale i neo campioni d’Italia giocano un’amichevole con il

Liverpool che sta mietendo successi in tutta Europa. Gli uomini guidati in panchina da Guido Ara, che all’occorrenza

scende ancora in campo, riescono a bloccare gli inglesi sullo 0 a 0. La leggenda narra che il trainer dei reds abbia

offerto molti soldi per rigiocare la partita e che lo stesso Ara abbia pronunciato la famosa frase:

rifiutando l’invito dichiarando in un inglese stentato:

Si tratta di un’altra
impresa che da’ senz’altro lustro al nostro calcio il quale, ufficialmente, dal 22 giugno, ha chiuso con la separazione

delle federazioni.

Tutte le società, infatti, accettano quello che passa alla storia come “Lodo Colombo”. Il direttore della “rosea!”

sottopone infatti un progetto che prevede un campionato settentrionale formato da tre gironi da 12 squadre, da ridursi a

due dalla stagione 1923-24, con la lega sud che conserva la suddivisione in gironi regionali. La Federazione, attraverso

le due leghe, gestisce i campionati di prima e seconda divisione nazionale, mentre i comitati regionali gestiranno quelli

di terza e quarta divisione. Viene altresì riconosciuto il titolo conquistato nel campionato CCI dalla Pro Vercelli.

Per sancire la pace viene organizzata la prima edizione della Coppa Italia. La

competizione è aperta a tutte le compagini iscritte alle due federazioni e prevede turni eliminatori a gara secca, sullo

stile di quanto avviene da anni in Inghilterra.

In semifinale il Vado, compagine di terza categoria, elimina sorprendentemente la Libertas Firenze per 2 a 1 dopo i tempi

supplementari. Nell’altra gara l’Udinese riesce nell’impresa di estromettere la Lucchese di Moscardini e Bonino per 4 a 3

garantendosi il diritto di contendere la coppa ai liguri.

Il 16 luglio si disputa l’ultimo atto di questa stagione tribolata, ma per certi aspetti fondamentale per lo sviluppo del

nostro calcio.

Appartenendo il Vado ad una categoria inferiore, secondo la consuetudine mutuata dalla formula inglese, i liguri hanno il

diritto di ospitare la prima partita di finale. Dopo 90 minuti le squadre sono ancora sullo 0 a 0; si rendono necessari i

tempi supplementari dopo i quali, in caso di ulteriore parità, si ripete la gara in campo avverso. Invece il giovane

sconosciuto Felice Levratto scarica nella porta friulana uno dei suoi bolidi che spaccano le reti, e consegna la coppa

alla sua squadra.

chiede il terzino ligure Cantarutti.

replica in dialetto friulano il portiere dell’Udinese Lodolo sdraiato a terra affranto

mentre guarda
la rete recisa dal forte tiro ad effetto di quel giovane ragazzone. La prodezza viene descritta così da un cronista

dell’epoca:

La prima edizione di uno dei trofei più importanti del panorama calcistico nazionale va così nella bacheca di una

compagine rappresentante un paesino dell’entroterra
ligure, ricco di fabbriche. Fino a quel momento Vado è stato se mai conosciuto per la presenza di una delle tante giunte

rosse che di qui a poco verranno sciolte.

Gli autori di questa impresa, mai più ripetuta nella storia del nostro calcio, sono stati i seguenti:

Babboni A.; Babboni L., Raimondi; Negro, Romano, Cabiati; Roletti, Babboni G., Marchese, Esposto,

Levratto.

Per l’Udinese sono scesi in campo:

Ladolo; Bertoldi, Schiefio; Dal Dan, Barbieri, Gerace; Tesolini, Melchior, Moretti, Semintendi,

Ligugnaria.

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