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LA NAZIONALE PONTE PER LA RIUNIFICAZIONE

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Il 6 novembre scende in campo la nazionale. Si tratta di una compagine completamente nuova. La Federazione Italiana Giuoco Calcio decide di escludere tutti
gli atleti confluiti nella C.C.I. . Trattandosi della maggior parte di quelli facenti parte del giro azzurro, bisogna ricostruire tutto da
capo. Viene insediata una commissione presieduta da Aldo Cevenini, vecchia gloria di Milan ed Inter. Tranne De Nardo della Spes di Genova e la coppia di mezz’ali formata da Luigi Cevenini ed Aristodemo Santamaria, gli altri sono tutti esordienti.
31: Ginevra (Servette F.C.) –domenica 6 novembre 1921 – ore.15,00

SVIZZERA–ITALIA 1-1 (Am.)

Reti: 10’ Moscardini (I), 56’ Pache

SVIZZERA: Cerésole, Gottenkieny (cap.), Pollitz, Schneebeli, Schmiedlin, Osterwalder, Martenet II, Brand, Pache, Kramer I, Bédouret. C.T.: T. Duckworth.

ITALIA: Morando (Valenzana) 1, Vercelli (Novese) 1, De Nardo (Spes-Genova) 2, F. Romano (Reggiana) 1, Giustacchini (Virtus) 1, Carzino (Sampierdarenese) 1, Marcora (Saronno) 1,
Cevenini III (Novese) 8, Moscardini (Lucchese) 1, Santamaria (Novese) 8 (cap.), Bonino (Lucchese) 1. C.T.: A. Cevenini I.

Arbitro: Meisl (Austria)
In Svizzera gli azzurri disputano un’ottima prova e il risultato va oltre le più rosee previsioni, anche perché c’è il rimpianto di essersi fatti raggiungere nella ripresa.

Il mondo del calcio, alle prese con un simile travaglio, si interroga e cerca di ricucire lo strappo. E’ vero che i giovani giocatori convocati a Ginevra hanno ottenuto un ottimo risultato, prolungando il periodo d’imbattibilità della nazionale che prosegue dalla fine delle Olimpiadi di Anversa, ma ci si rende conto che, per fare il vero salto di qualità, è necessario riunire le forze. Inoltre la F.I.G.C. realizza che, senza i club maggiori, l’attività rischia di scomparire. C’è chi lavora per il bene del calcio, primo fra tutti il direttore de’ “La Gazzetta dello Sport” Emilio Colombo, il quale, il 7 dicembre sottopone ai rappresentanti delle due leghe un suo progetto per ricomporre la questione. A Brusnengo viene proposto di organizzare un campionato settentrionale, comprendente anche la Toscana, formato da 50 formazioni, lasciando invariato il carattere regionale di quello centro-meridionale. La proposta viene tuttavia respinta dalle società affiliate alla CCI, schierate sulle posizioni del modello Pozzo che prevede la partecipazione di 24 formazioni al campionato di I Categoria Nazionale. Sarà Emilio Colombo a prendersi l’onere di trovare una soluzione alla spaccatura del calcio italiano. La trattativa, se non altro, porta al reinserimento dei calciatori appartenenti alle società CCI in nazionale.

Il 15 gennaio, contro l’Austria, rientrano i vari De Vecchi, Burlando, Migliavacca e Forlivesi, mentre esordisce nell’inusuale ruolo di terzino destro il giovane casalese Umberto Caligaris. Altra novità è quella dell’immissione in azzurro della celeberrima linea di centrocampo genoana formata da Ottavio Barbieri, Luigi Burlando ed Ettore Leale.
32: Milano (Velodromo Sempione) –domenica, 15 gennaio 1922 – ore 14,45

ITALIA – AUSTRIA 3-3 (am.)

Reti: 16’ Moscardini (I), 20’ R. De Vecchi (aut.), 26’ Santamaria (I), 46’ Moscardini (I), 65’ Köck, 75’ Fischera

ITALIA: Morando (Valenzana) 2, Caligaris (Casale) 1, R. De Vecchi (Genoa) 28 (cap.), Barbieri (Genoa) 3, Burlando (Genoa) 5, Leale (Genoa) 1, Migliavacca (Novara) 5, Cevenini III (Novese) 9, Moscardini (Lucchese) 2, Santamaria (Novese) 9, Forlivesi (Modena) 6. C.T.: Commissione tecnica federale.

AUSTRIA: Ostricek, Beer, Blum, Kurz, Resch, Geyer, Köck, Jiszda, Fischera (cap.), Hansl, Cutti. Coach: H. Meisl.

Arbitro: Forster (Switzerland)
Quando, al primo minuto della ripresa Jonny Moscardini insacca la rete del 3 a 1 parziale, si è tutti convinti di poter realizzare l’impresa di battere finalmente una delle squadre più forti d’Europa; ma la maggiore esperienza degli austriaci, però, permette loro di raddrizzare una partita ormai compromessa.

Il mese successivo scende in Italia la Cecoslovacchia, finalista alle Olimpiadi di Anversa e famosa per la forza fisica dei suoi giocatori. Si tratta di una squadra forte, calcisticamente formatasi quando la nazione faceva ancora parte dell’impero austriaco. Ottenuta l’indipendenza, ora il Paese cammina da solo e si prepara ad istituire una delle scuole di calcio più importanti del mondo: con la
stessa Austria e con l’Ungheria fa parte del calcio danubiano, che per tecnica e classe si oppone a quello britannico basato su ritmo e forza fisica. Rispetto alla partita con l’Austria si registra l’impiego di Felice Romano e Adolfo Baloncieri rispettivamente al posto di Ettore Leale ed Aristodemo Santamaria.
33: Torino (Motovelodromo) –domenica, 26 febbraio 1922 – ore 14,30

ITALIA–CECOSLOVACCHIA 1-1 (Am.)

Reti: 52’ Baloncieri (I), 84’ Janda

ITALIA: Morando (Valenzana) 3, Caligaris (Casale) 2, R. De Vecchi (Genoa) 29 (cap.), Barbieri (Genoa) 4, Burlando (Genoa) 6, F. Romano (Reggiana) 2, Migliavacca (Novara) 6, Cevenini III (Novese) 10, Moscardini (Lucchese) 3, Baloncieri (Alessandria) 6, Bonino (Lucchese) 2. C.T.: Commissione tecnica federale.

CECOSLOVACCHIA: Kaliba, Raca (45’ Ratzersberger), Seifert, Kolenaty, Hajny, Perner, Plodr, Janda (cap.), Vanik, Vicek (45’ Bahata), Jelinek. C.T. Commissione tecnica federale.

Arbitro: Slawik (Francia)
Fino a sei minuti dal termine l’Italia culla il sogno di concludere con una bella vittoria fino a quel momento garantita dal gol di Adolfo Baloncieri ritornato in squadra dopo parecchio tempo; ma come accade da qualche gara, i minuti finali sono fatali ai nostri, incapaci di resistere fino al 90′.
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