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GABRIELE D’ANNUNZIO E IL CALCIO IN ISTRIA

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Come si è visto, dai gironi veneti mancano ancora le compagini rappresentanti i territori annessi dopo la fine della guerra. La situazione che si sta verificando in Istria da oltre un anno è una vera e propria spina nel fianco. La città di Fiume è occupata da Gabriele D’Annunzio a capo di alcuni
legionari. Il possesso del territorio istriano è illegittimo, in quanto il trattato di Versailles prevede che la città abbia un governo autonomo. Viene indetto un referendum tra la popolazione la quale aderisce al trattato parigino. D’Annunzio non recede e con il trattato di Rapallo sottoscritto a novembre, si decide di liberare la città, con il risultato che questo 1920 terminerà con italiani che bombardano altri italiani. Naturalmente questa zona d’Italia risente maggiormente della crisi che si è creata e che sarebbe potuta sfociare in un drammatico conflitto contro la neo-nata Jugoslavia.

Pure in questo clima la vita quotidiana nella bella città marittima ora croata continua. D’Annunzio, noto amante della bella vita, non si fa mancare i principali avvenimenti sportivi cittadini: gare di nuoto, riunioni di pugilato al sempre zeppo Teatro Fenice, e spesso si faceva vedere sulla jole dei canottieri della società Quarnaro.

Continua, quindi, anche l’antico campionato cittadino di calcio con le tradizionali squadre già nate sotto l’impero austro- ungarico. I militari, invece, giocano un loro campionato a parte e per cementare ancor più i rapporti di fratellanza con la popolazione, le autorità decidono di organizzare una sfida tra una
selezione delle squadre cittadine ed una rappresentativa del Comando militare.

Secondo i primi accordi le due formazioni avrebbero dovuto indossare le casacche rispettivamente del Gloria e dell’Esperia, ma qualcuno suggerisce di far giocare la squadra militare (simbolo dell’Italia) con la maglia azzurra.

Viene inoltre deciso che i militari pongano all’altezza del cuore uno scudetto verde, bianco e rosso, senza lo stemma sabaudo al centro.

La “storica” partita va in scena domenica 7 febbraio 1920 sul campo sportivo di Cantrida. Il terreno in settimana è stato rimesso in sesto da una compagine di soldati zappatori e sono state costruite delle nuove tribune. Sugli spalti accorre una folla enorme di appassionati.

– ricorda Aristodemo Susmel –,

Il capitano dei fiumani, Goacci, dona al capitano dei militari uno splendido mazzo di fiori con i nastri dei colori fiumani e nazionali. 

Va in scena una gara avvincente. Gli “azzurri”, nelle cui file giocano bersaglieri, arditi, aviatori e reparti d’assalto, tutti fisicamente ben prestanti, possono ben poco contro i più tecnici fiumani, che grazie alla rete segnata al 30’ da Tomag fanno proprio il match.

Il 6 maggio a Cantrida si è concluso il campionato militare, vinto dal II Battaglione.

Gli avvenimenti politici, però, precipitano e quello stesso pomeriggio si registra un sanguinoso conflitto a fuoco tra arditi e regi carabinieri, in procinto di abbandonare la città.

Comunque, la domenica 9 maggio Gabriele d’Annunzio assiste alla partita di calcio tra i suoi legionari e la rappresentativa fiumana. Prima della contesa si tiene la cerimonia di premiazione, con le 10 squadre militari che avevano partecipato al loro campionato schierate sul campo. In tribuna è presente anche
il generale Ceccherini.

Alle 18 inizia l’attesa partita che ancora una volta vede prevalere la selezione cittadina con il risultato di 2-1, dopo che i militari all’inizio hanno sprecato un calcio di rigore, perdendo cioè l’occasione di portarsi in vantaggio.

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