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CAMPIONATO 1920-21: IL PISA AD UN PASSO DAL SOGNO

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Con gli echi dei grandi litigi del giorno precedente, il 24 luglio va in scena la finale per l’assegnazione del secondo scudetto del primo dopoguerra. La Pro Vercelli è naturalmente la grande favorita. I piemontesi schierano ancora alcuni eroi di dieci anni prima come il terzino Angelo Binaschi, il mediano Guido Ara e l’ala sinistra Carlo Corna, ai quali sono affiancati grandi talenti in erba come Virginio Rosetta, Alessandro Rampini, l’ex mediano del Casale Parodi e l’interno Mattuteya. I pisani, dal canto loro scendono in campo con l’entusiasmo di chi sa di avere l’occasione di compiere un’impresa storica. Tuttavia il tecnico Ging deve rimediare ad alcuni contrattempi. Partiti da Pisa con gli uomini contati, per ovvi motivi economici, i toscani debbono fronteggiare all’improvvisa defezione del mediano Poggetti, colpito da malore nella notte, tanto che appena arrivati a Torino i dirigenti pisani telegrafano in fretta e furia al difensore Gnerucci di partire alla volta del Piemonte. Il giocatore farà appena in tempo ad arrivare per l’ora della gara prevista alle 17,30 del pomeriggio.

Davanti a spalti gremiti in ogni ordine di posti, le squadre scendono sul terreno di gioco con le seguenti formazioni:
Torino (Stadio via Philadelphia) – domenica 24 luglio 1921 – ore 17,30

PRO VERCELLI – PISA 2-1

RETI: 45′ Ceria, 47′ Sbrana I (PI) rig., 65′ Rampini II

PRO VERCELLI: Curti, Rosetta, Bossola; Ara, Parodi, Perino; Ceria, Ardizzone, Gay, Rampini, Borello. ALL.: G. Milano.

PISA: Gianni, Bartoletti, Giuntoli; Gnerucci, Tornabuoni, Viale; Sbrana, Merciai, Corsetti, Colombari, Pera. ALL.: J. Ging.

ARBITRO: Olivari (Genova).
Fin dall’avvio, la Pro Vercelli cerca di prendere possesso della metà campo del Pisa e un tiro dell’ala Ceria vola alto sulla testa dell’estremo difensore toscano Mario Gianni. I pisani replicano con Colombari che vince un duello con Rosetta, ma calcia a lato. Le due squadre si fronteggiano nella fascia centrale del campo fino al 12′, quando Gnerucci interrompe uno scambio fra Rampini e Borelli involandosi verso l’area della Pro Vercelli. La mezz’ala, in chiara difficoltà nel recuperare sull’avversario, interviene rudemente da dietro colpendo l’avversario. Sarebbe un fallo da espulsione ma l’arbitro Olivari lascia correre mentre Gnerucci, steso a terra, viene con cautela portato a braccia negli spogliatoi. Sembra una forte contusione al ginocchio ma sarà purtroppo frattura della tibia. Il Pisa dovrà affrontare quasi ottanta minuti in dieci uomini. Il tecnico ungherese Joszef Ging cerca di riorganizzare la sua formazione arretrando il giovane Emilio Colombari sulla linea dei mediani. Se in questo modo copre la difesa, lo spostamento ha l’effetto di concedere alla Pro Vercelli una maggiore iniziativa. In questa fase si distingue il portiere Mario Gianni, autore di stupende parate su tiri anche ravvicinati di Ara, Borello e Ceria. Il Pisa, dal canto suo, cerca di alleggerire la pressione con un tiro di Corsetti bloccato da Curti. Dopo 39 minuti la Pro Vercelli passa in vantaggio, favorita anche da un pasticcio di Bartoletti e Tornabuoni, sfruttato da Ceria che entra quasi in porta con la palla. La reazione del Pisa è efficace con tiri di Corsetti e Sbrana ma il primo tempo si conclude col vantaggio piemontese.

Negli spogliatoi il tecnico dei toscani Ging ha un diavolo per capello, stato d’animo espresso con un idioma per lunghi tratti incomprensibile. Il magiaro getta strali contro l’arbitro, colpevole della mancata espulsione di Rampini, contro la stessa mezz’ala colpevole di aver spezzato la gamba a Gnerucci, ma anche contro la sua difesa, colpevole di essersi fatta battere in maniera abbastanza ingenua. C’è di più. Tornabuoni, nelle numerose mischie sotto la porta pisana dopo che i neroazzurri sono rimasti in dieci, ha rimediato un calcio nel ginocchio ed ora zoppica. Per limitargli lo sforzo e per non perdere un altro uomo, Ging decide di spostarlo al centro dell’attacco, memore anche del goal segnato nella finale con il Livorno, piazzando Viale a centrale, con Pera retrocesso nel ruolo di mediano sinistro. È chiaramente una formazione rabberciata, con la quale il tecnico magiaro cerca ancora di coprirsi, sperando nel golletto del pareggio e magari di ripetere la finale.

Le mosse di Ging — il “mago” — sembrano avere un effetto taumaturgico sulla formazione pisana. La Pro Vercelli, probabilmente scesa in campo nella ripresa con la convinzione di poter controllare il match e di incrementare il vantaggio, si trova fin dal primo minuto sotto una imprevista pressione dei neroazzurri. Il gol del pareggio, infatto, giunge immediatamente. Corsetti lancia Tornabuoni in area “bianca” e il lunghissimo centro-mediano pisano — tramutato da Ging in centravanti — affronta Rosetta, lo supera in slalom volando verso il portiere Curti. A pochi passi dalla rete, proprio al momento di scoccare il tiro, Bossola interviene da dietro e lo atterra. L’arbitro Olivari è ben appostato e, questa volta, non fallisce la decisione. Sul dischetto si presenta il giovane Danilo Sbrana, il quale trasforma con un tiro non forte ma angolato. Il pareggio cambia nuovamente l’andamento del gioco. Il gol subito ha l’effetto di svegliare i vercellesi che, come punti da una tarantola, si gettano nuovamente nella metà campo avversaria, tornando a premere sulla difesa neroazzurra, costretta ancora una volta ad affidarsi alla grande bravura del portiere Mario Gianni e alla sagacia tattica di Tornabuoni. I “bianchi” sbagliano molto, ma anche il Pisa, in contropiede ha le sue occasioni con Corsetti, Tornabuoni, Merciai e Colombari, quest’ultimo fermato al 16′ da un intervento decisivo del portiere vercellese Curti. Dopo due minuti Ceria scende sulla fascia, infilando Giuntoli e pescando il compagno Ardizzone solo davanti a Gianni. La mezz’ala tira prontamente il pallone batte sul palo, torna in campo e Rampini lo appoggia in rete. L’arbitro Olivari assegna il gol scatenando le proteste dei pisani per una presunta posizione irregolare, per altro confermata dalle cronache dell’epoca, di Ardizzone al momento di ricevere il passaggio di Ceria. In campo c’è chi perde la testa, primo ffra tutti il centrocampista ner’azzurro Viale, il quale tenta addirittura di aggredire il direttore di gara Olivari, costretto a chiamare due guardie per farlo allontanare.

La mezzora conclusiva — con il Pisa ridotto in nove uomini — è convulsa. Il Pisa prova ad attaccare, ma la Pro Vercelli non intende correre rischi e contrattacca massicciamente trovando in Gianni un portiere insuperabile. Molte sono infatti le occasioni per i piemontesi, qualcuna anche per i pisani. Il pubblico si spella le mani per gli applausi ma non tutti sono per i vincitori perchè tanti torinesi, affascinati dall’ardore e dalla bravura di questi pisani visti all’opera per la prima volta, tifano ormai apertamente per i neroazzurri. A due minuti dal termine la gara vive l’ultimo sussulto, allorchè Merciai, lanciato da Giuntoli, prende in velocità i difensori avversari e giunge solo di fronte a Curti. Ma al momento del tiro calcia fuori.

Alla gioia dei vercellesi, tornati campioni dopo otto anni, si contrappone l’indubbia delusione pisana. Il dopogara vive momenti di tensione con Viale che si aggira, guardato a vista dalle guardie, attorno allo spogliatoio dell’arbitro per, come elgi stesso dice, “sfilarlo”. Gli altri, invece, giocatori si vestono in fretta per riprendere nella stessa serata il treno per tornare a casa.

A Pisa, intanto, la gente e sulle spine. Tutte le linee telefoni che fra Torino e Pisa sono interrotte per una condizione di emergenza ormai quotidiana e in città nessuno sa cosa abbia fatto il Pisa a Torino.

In serata si sparge la voce che i neroazzurri hanno vinto ed un corteo si forma subito per le vie cittadine. Qualcuno, in nottata andrà alla stazione e riceverà dalla viva voce dei giocatori, le prime deludenti notizie. La cittadinanza si avventa sui giornali del lunedì dove in maniera frammentaria ma inequivocabile, si spiega che il Pisa ha perso.

— così scrive il cronista del ‘Ponte’ —,

La verità storica su questo match viene ristabilita solo negli articoli apparsi sui giornali di martedì 26 luglio 1921, con gli articoli sui quotidiani di parte pisana incentrati sui presunti torti subiti. “La Gazzetta dello Sport”, invece, sottolinea come, nel complesso, la partita sia stata “pessima”, nobilitata soltanto dalla prestazione di “un grandissimo portiere: Gianni, del Pisa,. la cui prestazione è descritta come segue: “Sorprendente per agilità, svolse un lavoro d’impegno, entrò a tempo nelle fasi più critiche dell’attacco vercellese, tenne i due tempi onorevolmente senza soggiacere alla stanchezza”. Bene anche Tornabuoni “che sfoggiò di testa stupende risorse”.

Altriquotidiani, invece, puntano l’accento sul gioco ruvido praticato proprio dal Pisa, pur dando ragione alle lamentele dei toscani circa l’errore commesso dall’arbitro nel convalidare la rete di Rampini.

Su una cosa tutti si vedono d’accordo: la finale mette in evidenza gli enormi passi in avanti compiuti dal movimento toscano, le cui società sono perfettamente in grado di competere con quelle più organizzate del nord.

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