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L’ITALIA SULL’ORLO DELLA GUERRA CIVILE E GLI INCIDENTI DI VIAREGGIO

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Dopo il termine dei gironi di semifinale riguardanti l’Italia settentrionale, a Genova torna in campo la nazionale. E’ un martedì, giorno lavorativo, almeno per chi di posti ne ha ancora uno! Mentre negli altri paesi si assiste al ritorno alla normalità, da noi prosegue un profondo stato di crisi socio-economica che sta rischiando di portare il Paese verso una sanguinosa guerra civile. Con un’inflazione arrivata al cento per cento rispetto all’anno
precedente che ha azzerato il potere d’acquisto degli stipendi, è impossibile avere un’economia di mercato. Pertanto le grandi industrie non riescono a riconvertirsi, sono entrate in crisi e quindi molti uomini vengono lasciati a casa. Accade soprattutto ai reduci di guerra, i quali, una volta tornati dal fronte, non trovano più il proprio posto di lavoro occupato da coloro che la guerra non l’hanno nemmeno combattuta: i cosiddetti imboscati; ma non
trovano nemmeno la solidarietà di qualche organizzazione sindacale: anzi da questi, in quanto legati ad ambienti di sinistra contrari alla guerra, riceveranno solamente l’accusa di avere voluto quel conflitto causa di tutto il malessere della nazione. (E dove sono gli splendidi ortaggi concimati col sangue degli inutili ragazzi borghesi? Per che cosa piangono quelle madri? Queste risposte Giovanni Papini non ce le ha mai date!)

La situazione caotica del paese si riflette anche nel mondo del calcio. La gente inizia a vedere nella partita domenicale l’occasione per esprimere il proprio disagio e il proprio malcontento. Ne sono stati un esempio i tragici fatti di Viareggio del 2 maggio del 1920. Nella cittadina versiliese, sul
campo di Villa Rigutti, è in programma la partita tra i locali e la Lucchese, valida per la Coppa del Comitato Regionale Toscano. I rossoneri sono favoriti in virtù di un organico che annovera tra le proprie fila giocatori del calibro di Ernesto Bonino e Jonny Moscardini, tanto che si trovano in testa al girone.; in ogni caso, ad un certo punto del match il pubblico dà in escandescenze invadendo il campo e prendendosela con l’arbitro e con i lucchesi, costretti
a rifugiarsi negli spogliatoi. Intervengono i carabinieri, ma vengono sopraffatti dalla folla inferocita e presi a sassate. Una pietra, così sembra, colpisce alla testa il carabiniere Natale De Carli, il quale estrae la pistola sparando sulla folla. Cade ferito a morte Augusto Morganti, già tenente degli arditi durante la guerra, che ha svolto il compito di guardalinee durante la partita appena finita. Occorre qui specificare che, in queste
gare dei campionati minori, non vi sono ancora guardalinee federali; la federazione si limita ad inviare l’arbitro, mentre i linesmen vengono scelti tra gli sportivi della città ospitante, non c’è dunque nulla di strano nel fatto che il Morganti si trovasse in qualche modo confuso tra la folla tumultuante che assolutamente non pensa né di offenderlo né tantomeno di aggredirlo…. i veri obbiettivi del marasma in atto sono i lucchesi, l’arbitro e, come vedremo,
il potere costituito. Comunque, nel momento in cui il Morganti cade a terra, i tifosi infuriati, afferrando qualsiasi oggetto venisse loro alle mani, si gettano verso i carabinieri costretti a fuggire in caserma. I giocatori lucchesi possono lasciare lo stadio, mentre i tifosi al seguito sono stati in gran parte malmenati, anche se, tra i molti feriti nessuno è risultato in gravi condizioni. A questo punto il tumulto dei tifosi si è trasformato in poco tempo in rivolta cittadina. Un gruppo di esagitati, riferibili in qualche modo all’estrema sinistra viareggina, assalta il balipedio, intimando all’ufficiale di servizio la consegna delle armi. Lo scarso presidio si sarebbe certo trovato in una pessima situazione se non fossero intervenuti alcuni dirigenti del Partito Socialista, i quali riescono a dissuadere i rivoltosi da atti inconsulti. Nonostante questo vengono forzate le porte del deposito del tiro a segno, rubandone le armi, mentre in città viene depredata l’armeria Morandi. I cittadini armati chiudono le strade di accesso a Viareggio con barricate, mentre
ferrovieri e tranvieri bloccano i passaggi a livello e le strade abbandonandovi vagoni e carrozze in modo da impedire il transito. Alla mezzanotte di quella famosa giornata Viareggio è presidiata dai cittadini in armi, mentre la forza pubblica è chiusa nelle caserme. Nel tardo pomeriggio, a Montramito, un camion militare diretto a Lucca viene intercettato da quattrocento rivoltosi e incendiato, mentre i soldati si danno alla fuga a piedi. Il Municipio di Viareggio, mai occupato dalla folla ed in contatto con la prefettura di Lucca attraverso il telefono, avverte costantemente della situazione, cosa che induce il prefetto ed i comandi militari a decisioni gravi. Nella notte, tre colonne motorizzate provenienti da Massa, Lucca e Pisa, per un totale di duemila uomini, si dirigono verso Viareggio, entrando in città alle quattro del mattino e riportando l’ordine nel giro di un paio d’ore. Tralasciando le conseguenze giudiziarie di queste vicende, possiamo dire che vi sono stati molti strascici anche sul piano sportivo.

In questo disordine sociale, si impone sempre di più la figura di Benito Mussolini, nonostante la sconfitta elettorale dell’anno precedente. Dalle colonne del “Popolo d’Italia” egli propone la sua ricetta che trova d’accordo tutti i ceti scontenti della popolazione: gli industriali in quanto vedono nel romagnolo un valido baluardo contro il bolscevismo, quello militare in quanto si vede finalmente riconosciuti i meriti di quattro anni di guerra e i disoccupati lasciati colpevolmente soli dai sindacati.
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