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Affrontare il primo dopoguerra, per la popolazione italiana si rivela assai più duro di quanto era

stato pronosticato tre anni prima. Gli eventi bellici hanno lasciato un Paese da ricostruire nelle infrastrutture e

soprattutto nel morale. La ripresa economica è molto lenta. I vantaggi prospettati prima dell’entrata nel conflitto ora

sembrano svanire. Anzi, la gente si trova a dover convivere con una forte inflazione che riduce notevolmente il potere

d’acquisto dei salari. Inoltre la disoccupazione cresce dal momento che risulta praticamente impossibile riconvertire la

produzione bellica in produzione civile. Ma la vita è dura anche per chi possiede un lavoro. La grave crisi economica

costringe lo stato a razionare tutto, con la conseguenza che per procurarsi il necessario per vivere bisogna ricorrere

alla borsa nera.

Un altro problema è il reinserimento nella vita quotidiana di quattro milioni e mezzo di ex combattenti. Molti soldati

abituati alla vita del fronte, non riescono a calarsi nuovamente in una quotidianità che il più delle volte risulta ostile

nei loro confronti. Infatti l’opinione pubblica considera i reduci di guerra i veri artefici del disastro in cui si trova

la nazione e li espone ad un continuo dileggio.

Inoltre la piega presa dalle trattative di pace di Parigi rende ancora più difficile la situazione sociale italiana.

Infatti al nostro Paese non viene riconosciuto quanto promesso prima del conflitto: parte delle colonie tedesche, divise

invece tra Francia ed Inghilterra, la Dalmazia, lasciata alla neo nata Jugoslavia, le dodici isole del dodecanesimo e

alcuni possedimenti in Turchia . Però questi acccordi risalgono al patto di Londra stipulato all’inizio del 1915, al quale

tuttavia erano assenti gli Stati Uniti entrati successivamente nella guerra con un ruolo risolutivo. Proprio a causa di

questo ruolo Wilsson rivendica il diritto di spartire secondo le proprie concezioni i territori in questione rendendo di

fatto nullo quel patto.

Tutto questo aumenta il senso di frustrazione in chi ha combattuto allo scopo di garantire un futuro migliore alla

nazione; così per Gabriele D’Annunzio non sarà difficile reclutare dei combattenti tra le fila di questi reduci disperati

quando decide di invadere Fiume per consegnarla al regno d’Italia, rischiando comunque di far scoppiare un nuovo conflitto

tra il nostro Paese e la neo nata Jugoslavia.

Governare in condizioni simili diventa difficile: la conseguenza logica è una continua successione di ministeri che si

dimostrano incapaci di risolvere i problemi. L’italia è allo sbando, oberata di debiti imposti dalle altre nazioni

vincitrici per l’aiuto fornito; senza volerlo, si sta lentamente
preparando il terreno ad una nuova figura che sta facendo proseliti: Benito Mussolini, abilissimo ad interpretare il

bisogno di ordine e sicurezza proveniente da vari ceti sociali della popolazione.

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