CENT'ANNI DI STORIA D'ITALIA RACCONTATI DAL CALCIO

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RIVENDICAZIONI SINDACALI IN ITALIA E IL MONDO VERSO LA GUERRA

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C’è soddisfazione nell’ambiente calcistico per i recenti risultati conseguiti dalla nazionale, ma questo stato d’animo non può essere esteso su vasta scala. Sebbene in espansione il calcio è ancora un movimento di nicchia e la vittoria della nazionale non solleva ancora il morale della popolazione. In questo periodo è particolarmente basso; gli italiani stanno vivendo un momento drammatico della loro storia sociale, sono nel pieno della problematica scatenata dal lento passaggio dalla civiltà contadina alla civiltà industriale, una fase che vede esasperate le contraddizioni a causa dell’inasprirsi della legge del profitto sotto la spinta della trionfante filosofia della produttività, tipica della società industriale. Ed è proprio con il governo Salandra, appena formatosi in marzo, che ci si trova davanti aipreoccupanti umori popolari. Poi in giugno scoppia quella che è stata definita settimana rossa ” che sconvolge per una settimana il Paese avente per epicentro la Romagna e le Marche, una zona in cui l’opposizione, socialista e repubblicana ha profonde radici. Si è trattato comunque di una rivoluzione provinciale, i cui protagonisti
sono stati principalmente i romagnoli Benito Mussolini, Pietro Nenni e l’anarchico Errico Malatesta.

I grossi centri industriali e operai del Paese, chiamati a scendere in sciopero generale per solidarietà con gli insorti di Ancona e delle Romagne, rispondono
freddamente.

Le massime cariche dello stato, nelle persone del Primo Ministro Salandra e del Re Vittorio Emanuele III si allarmano: in Romagna vengono spediti 100000 uomini per sedare i tumulti, mentre viene deciso di non intraprendere azioni belliche, in barba alle mire espansionistiche di molti ambienti dell’alta borghesia e dell’imprenditoria che sta fiutando l’affare.

Il girone di semi-finale termina in un clima di calma apparente ma quando da Sarayevo, il 28 giugno arriva la notizia dell’uccisione dell’arciduca Francesco Ferdinando e della moglie da parte di un commando serbo, i fautori della guerra rialzano la testa. A questo punto è chiaro che l’Austria non starà a guardare e che vorrà vendicarsi contro la Serbia. In molti vedono giunto il momento propizio per rompere l’alleanza con Francesco Giuseppe e attaccare per prendersi le terre italiane ancora in mano all’Impero.
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