CENT'ANNI DI STORIA D'ITALIA RACCONTATI DAL CALCIO

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IL CASO SARDI E SANTAMARIA

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Nel 1913, mentre il fenomeno dell’emigrazione tocca il suo vertice massimo, coinvolgendo tutte le regioni italiane, il mondo del calcio registra i primi effetti tangibili della politica iniziata l’anno precedente dal Genoa. Dopo aver tentato inutilmente di ingaggiare Angelo Mattea del Casale e Felice Berardo della Pro Vercelli, il club rossoblu convince Renzo Devecchi, stella del Milan e della Nazionale, e i doriani Enrico Sardi ed Aristodemo Santamaria a vestire i propri colori per il campionato 1913-14.
L’Andrea Doria, la quale, sempre per mano genoana, ha già perso anche Attilio Fresia, che, come sappiamo si accaserà al Reading, fa scoppiare lo scandalo: iniziano le indagini e in effetti i due giocatori vengono colti sul fatto mentre incassano un assegno di duemila lire. Giudicati da un tribunale federale sono inizialmente squalificati a vita, pena poi ridotta a due anni. Naturalmente da più parti si richiede anche la radiazione dalla federazione del club rosso-blù ma i dirigenti genoani riescono a scongiurare il pericolo. A tale scopo si rivelerà vincente la linea difensiva del Genoa scelta da Edoardo Pasteur, il quale cerca
di provare che si trattava di un emonumento dato dalla società a mo’ di prestito così da consentire ai giocatori, per altro regolarmente impiegati in un’azienda genovese, di ottenere agevolazioni militari per poter rimanere nella città ligure. L’avvocato riesce così a convincere il tribunale sportivo facendo ricadere la colpa unicamente sui giocatori.

Nel caso De Vecchi, invece, l’inchiesta federale non è in grado di provare la colpa del giocatore e la federazione è costretta a concedere il nulla osta al trasferimento. Impiegato di banca a Milano, De Vecchi ha accettato un’offerta della Banca commerciale italiana di Genova con un sostanzioso aumento di stipendio. Seguendo una logica sacrosanta nell’Italia liberale dell’epoca, vengono concessi trasferimenti solo per “spostamenti di lavoro”. Pertanto non si può ancora parlare di stipendi dati ai giocatori; si tratta semmai di premi.

Ma chi sono i protagonisti di questa prima parte della storia calcistica italiana? Si tratta per lo più di ragazzi appartenenti alle classi piccolo e medio borghesi, forniti di una certa cultura, che ottengono impieghi in grado di permettere di conciliare l’attività lavorativa con quella agonistica. Per vedere i figli delle classi più umili tirar calci al pallone per migliorare la propria vita dovremo aspettare ancora degli anni.
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