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L’ITALIA TRA COPPA DAPPLES ED EMIGRAZIONE

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Con la novità della Coppa Dapples inizia il 1904. In quello che diventerà il triangolo industriale d’Italia ferve l’attività agonistica. Sebbene mantengano ancora un carattere prettamente dilettantistico, le società assumono progressivamente una fisionomia sempre più vicina a quella moderna soprattutto sul piano organizzativo. Le compagini debbono spostarsi da una città all’altra ed occorre qualcuno che si assuma il compito di predisporre il viaggio e, possibilmente, di trovare i fondi per finanziarlo. Lo svolgimento di questa mansione viene affidata sempre più spesso alla figura del presidente, per il quale diventerà sempre più difficile conciliare l’attività agonistica con quella dirigenziale. Il crescente numero d’impegni, sebbene ancora a carattere interregionale, necessita di fondi sempre maggiori, pertanto l’autofinanziamento dei soci stessi non è più sufficiente a coprirne le spese. Inoltre, la tassa d’iscrizione ai nuovi clubs sportivi non può essere molto elevata in quanto, pur appartenendo quasi esclusivamente a famiglie agiate, questi sono per la maggior parte studenti senza grandi liquidità da impegnare.

Ben peggio va alla grande maggioranza della popolazione costretta a convivere con gli effetti di una crisi economica portatrice di disoccupazione, fame, malattie, e conseguentemente d’ignoranza in quanto le famiglie non dispongono nemmeno dei fondi per dare un minimo d’istruzione ai loro ragazzi. Dato che una simile
situazione socio-economica prosegue ormai da anni e dato che non si vede la fine di questo tunnel, molte persone in età da lavoro, già da qualche anno stanno lasciando l’Italia per emigrare nei Paesi più ricchi in cerca di un po’ di benessere.

In questi primi anni del Novecento una media annua di seicentomila persone abbandonerà lo stivale per cercare fortuna all’estero, soprattutto in America. Molti di loro rientreranno in patria più poveri di prima, altri si fermeranno, si stabiliranno, metteranno su famiglia e particolarmente in Sud America, daranno origine a grandi calciatori che negli anni Trenta compiranno il viaggio inverso per far la fortuna loro e del nostro calcio in qualità di “rimpatriati”.

Il mese di gennaio è caratterizzato dalla strenua difesa della Coppa Dapples da parte del Genoa, prima battendo i cugini dell’Andrea Doria per 6
a 2 e successivamente l’F.C. Torinese per 2 a 0. Una settimana dopo tocca al Milan uscire sconfitto per 2 a 1, mentre nel mese successivo, con la società bene impegnata a commentare il fiasco ottenuto dalla Madame Butterfly di Giacomo Puccini all’inaugurazione della stagione del teatro “La Scala” (17 febbraio), i genoani ribadiscono
la loro superiorità sulla Juventus imponendosi per 2 reti a 0. Il 20 marzo i genoani battono con lo stesso punteggio l’Andrea Doria.
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