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IL TORINO IN SUD AMERICA

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Durante l’estate del 1914 l’Europa si avvia verso la prima grande catastrofe non naturale del XX secolo: la Prima guerra mondiale. “Questione di

settimane” è la sensazione comune. L’opinione è condivisa anche da Vittorio Pozzo e dal Torino, che decidono di recarsi comunque in Brasile per disputare una serie di

amichevoli. Non vi sono premi in palio, ma viaggio, vitto ed alloggio sono gratuiti. A bordo del piroscafo la compagine granata alterna momenti di preparazione

atletica ad altri puramente mondani. Il tutto gestito magistralmente da Vittorio Pozzo, che, sebbene amico e compagno di molti giocatori della rosa a sua disposizione,

si rivela abile a mantenere disciplina ed ordine all’interno dei ranghi.

Dopo due settimane di viaggio via mare i granata giungono nello stato di San Paolo dove disputano sei partite vincendole tutte. Tra queste sono da ricordare quelle contro il Corinthians campione dello stato paulista. La differenza tra il calcio europeo e quello sudamericano sta nella superiore organizzazione tattica delle
nostre squadre, che permette di prevalere sulla maggior padronanza tecnica dei brasiliani.

Alla fine della tournè la guerra, contrariamente alle previsioni, non è ancora terminata. Rientrare in Italia in questo momento può essere pericoloso dato che i

tedeschi, la cui marina è intrappolata nei mari del Nord, (e li vi rimarrà fino al termine del conflitto senza subire danni, ma senza poter essere utile alla causa)

stanno colpendo tutte le navi che ritengono di supporto alla marina inglese e Pozzo, non volendo esporre i suoi ad inutili pericoli, decide di condurli presso una

sorella sposata con un proprietario di una piantagione di caffè nei pressi di Palmeiras.

Durante questo soggiorno, il tecnico, che svolge pure le funzioni da dirigente, riceve un invito dalle squadre argentine. Accetta, ma deve raggiungere Buenos Aires in

treno, essendo i piroscafi tutti bloccati in quanto l’offensiva tedesca si è estesa anche ai mari adiacenti all’America Meridionale.

Dopo nove giorni di viaggio in treno attraverso la foresta brasiliana, i nostri giungono a destinazione. Debbono subito scendere in campo, in quanto Pozzo ha preso

l’impegno di disputare tre partite in una settimana. Arriva la prima sconfitta in terra sud americana, ma al termine dei sette giorni, il Torino
si prenderà la soddisfazione di battere la nazionale Argentina. A dire di Pozzo il calcio argentino risulta essere uno dei più completi che abbia visto, in quanto ad

un’ottima tecnica individuale, i giocatori bianco-celesti uniscono una grande capacità di gioco d’assieme. Il tecnico piemontese avrebbe organizzato anche una serie di

partite in Cile, ma vi deve rinunciare dal momento che il giorno successivo alla vittoria contro la nazionale argentina, è disponibile l’ultimo piroscafo di linea.

Dieci giorni dopo, al loro arrivo a Genova, i giocatori e Pozzo stesso, troveranno ad attenderli gli avvisi di mobilitazione: anche l’Italia, nonostante gli iniziali

propositi di neutralità, si prepara ad entrare in guerra.

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