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LE SCONFITTE CONTRO AUSTRIA E FRANCIA

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Prima della fine del 1912 ritorna in campo la nazionale italiana per disputare la gara organizzata in Svezia da Vittorio Pozzo e da Ugo Meisl contro l’Austria.

Questa partita crea qualche tensione. Da alcuni anni si è incrinato il rapporto di fiducia esistente tra le due nazioni a causa della politica espansionistica perseguita nei Balcani dai nostri vicini di casa, in particolare da quando, quattro anni prima, le armate di Francesco Giuseppe hanno occupato la Bosnia. Inoltre in Italia vi è una corrente di pensiero che rivendica i territori di Trento e Trieste, quindi ostile ai nostri confinanti. Ma anche in Austria ve ne è una uguale, tanto che, in occasione del terremoto di Messina del 1908 le autorità militari di Francesco Giuseppe erano state invitate da certa
stampa ad approfittare della situazione di prostrazione del nostro Paese per invaderlo e conquistarlo interamente. Si temono incidenti, però tale paura
risulterà infondata.

Sulla panchina italiana non siede più Vittorio Pozzo, ma è ritornato Umberto Meazza. Il tecnico milanese lascia fuori Giuseppe Milano per ridare spazio
a Virgilio Fossati.
11:Genova (Campo Genoa e Andrea Doria, Marassi) – domenica 22 Dicembre 1912 – ore 14,30

Italia-Austria 1-3 (Am)

Reti: 9’ Sardi, 19’ Schmieger, 54’ Kuthan, 79’ Kohn

Italia: Campelli (Inter 4), Binaschi (Pro Vercelli 8), R. De Vecchi (Milan 10), Ara (Pro Vercelli 6), Fossati (Inter) 6 (cap), Leone (Pro Vercelli 6), Milano II
(Pro Vercelli 2), Bontadini (Inter 4), Sardi (Andrea Doria 3), Rampini I (Pro Vercelli 6), Corna (Pro Vercelli 2). Ct: U. Meazza

Austria: V. Müller, Kiessling, F. Tekusch, Brandstätter, Braunsteiner, K. Tekusch, Bauer, Kohn, Kuthan, Schmieger, Schmiedt. Ct: H. Meisl.

Arbitro: Barette (Belgio).
Quando Enrico Sardi dopo nove minuti porta in vantaggio gli azzurri si pensa alla grande impresa. Il primo tempo termina in parità, ma nella ripresa i nostri crollano. Si rinfocola qui la polemica sul ruolo di centro mediano: lasciare fuori Giuseppe Milano, perno di quella Pro Vercelli che da anni sta dominando il panorama italiano e che, soprattutto in questa stagione sta dando prova di una solidità difensiva inusuale per l’epoca, ma ancora ai giorni nostri, ai più è sembrata senz’altro una bestemmia calcistica. Un’altra corrente sostiene invece la candidatura di Luigi Barbesino, punto di riferimento del Casale, vera novità del panorama dell’epoca.

Il 1913 si apre con l’occupazione della Sirte da parte dell’esercito italiano, nonostante la Pace da poco firmata. Intanto la febbre del volo colpisce un po’ tutti: desta sensazione l’impresa della milanese Riosina Ferrario che il 3 gennaio diventa la prima donna a prendere il brevetto di pilota d’aereo.

Nove giorni dopo una nuova amichevole attende gli azzurri ospiti della Francia. Il tecnico Meazza lascia fuori Renzo De Vecchi per far posto ad Attilio Trerè nell’insolito ruolo per lui di terzino destro. Questa è una convocazione sorprendente in quanto il talentuoso giocatore protagonista dell’ultimo scudetto del Milan fa parte dell’Ausonia di Milano, squadra di seconda categoria. Meazza rispolvera anche il milanista Rizzi e Aldo Cevenini.
12:Parigi (Stade de Saint Ouen) – domenica 12 gennaio 1913 – ore 14,30

Francia-Italia 1-0

Rete: 35’ Maës

Francia: Chayriguès, Letailleur, Hanot, Tousset, Ducret, Barreau, Rochet, Mesnier, Maës, Vialmonteil, Lafouge. Ct: commissione tecnica interfederale.

Italia: Campelli (Inter 5), Trerè (Ausonia3 – 46′ Galletti Andrea Doria 1), Valle (Pro Vercelli 3), Ara (Pro Vercelli 7), Fossati (Inter) 7 (cap), Leone (Pro
Vercelli 7), Milano II (Pro Vercelli 3), Rizzi (Milan 4), Cevenini I (Inter 8), Rampini I (Pro Vercelli 7), Varese (Casale 1). Ct: U. Meazza.

Arbitro: Willing (Olanda).

SPETTATORI: 5.000.
La stella francese Maes ripete la grande prova di Torino del maggio precedente e consegna ai transalpini una nuova vittoria. Appare chiaro che è necessario
affidarsi maggiormente al blocco della Pro Vercelli.

Intanto nell’Italia sempre più sconvolta da scioperi generali in tutti i settori dell’economia e da una crisi che sta portando fuori dal nostro paese quasi un milione di persone all’anno, anche dalle regioni considerate ricche, terminano i gironi di qualificazione.
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