CENT'ANNI DI STORIA D'ITALIA RACCONTATI DAL CALCIO

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ADDIO VECCHIA PALLA DAPPLES

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L’aumento delle giornate di campionato e la nascita della nazionale toglie spazio ai numerosi tornei che hanno caratterizzato l’attività delle compagini. Questo vale naturalmente per le squadre dell’Italia settentrionale coinvolte nel campionato, mentre al centro e al sud del Paese si va ancora avanti conl’attività imperniata su tornei a carattere cittadino o al massimo regionale.

Accanto al campionato di prima categoria, si disputa la Targa d’Oro; al torneo è prevista la partecipazione di compagini formate da studenti. In pratica si tratta di una riedizione del campionato stesso, in quanto gran parte dei tesserati frequenta ancora i banchi di scuola. Il 17 aprile 1910 si incontrano in finale
l’Istituto Leardi di Casale e il Vicenza. I piemontesi, che schierano in pratica la formazione base dei nero-stellati, s’impongono sui veneti per 7 a 1.
E’ il primo successo di un gruppo destinato ad entrare nella storia del football nostrano nel volgere di pochi anni.

Al termine del campionato si registra anche la prima uscita del Bologna FBC capace di impegnare in un severissimo test amichevole i neo campioni d’Italia dell’Internazionale che prevarranno solo per 1 a 0.

Come si vede le società sono sempre più impegnate pertanto la stagione 1909-10 segna la fine di una competizione che per anni ha appassionato i tifosi di calcio in certi momenti anche più del campionato stesso: si tratta della Coppa Palla Dapples. Messa in palio dall’allora vice-presidente, non che ex giocatore genoano Henry Dapples, il 29 ottobre 1903, la competizione ha avuto inizio il 20 dicembre dello stesso anno con un incontro tra i rosso-blu e l’Andrea Doria prima squadra a lanciare la sfida al Genoa per conquistare questo trofeo d’argento delle dimensioni reali di un pallone. La partita disputata sul
campo di Ponte Carrega, termina in parità 1 a 1; necessitando di una vittoria per conquistare il trofeo, esso rimane in custodia al Genoa. I rosso-blù difendono con successo il trofeo per un anno fino a quando sono costretti a cederlo ai doriani i quali, a loro volta, lo cederanno al Milan. Grazie al regolamento che prevede che la squadra detentrice debba accettare la sfida lanciata da qualsiasi avversario, la popolarità della competizione continua a crescere. Le più forti formazioni dell’epoca: Milan, Pro Vercelli, Juventus e Torino fanno a gara per battere sul tempo la concorrenza, così che dalla sfida lanciata
per lettera raccomandata, si passa in breve tempo all’espresso, al telegramma, alla domanda presentata ai vincitori al fischio finale della partita e per finire a sfidare entrambe le formazioni prima ancora che esse scendano in campo cosi’ da precedere il verdetto del match. Nel 1907 il Torino tenta di strappare la coppa al Milan in due occasioni ma perde 2 a 0 la prima e pareggia 3 a 3 la seconda. Il paradosso si raggiunge quando il 22 novembre del
1908 sul campo della Pro Vercelli neo campione d’Italia, si presentano addirittura due sfidanti: Juventus e Milan. Il segretario della Federazione sceglie
i torinesi che s’impongono 2 a 1 grazie a un rigore trasformato da Ernesto Borel. Sucessivamente
la Pro Vercelli rimette le mani sulla coppa ma viene sconfitta dal Torino per 5 a 2. I granata conservano la palla fino a metà del 1909 sconfiggendo il
Milan 5 a 0, la Juventus e ancora il milan 2 a 1. Dopo molti anni il Genoa lancia la sfida ai torinesi e si rimpossessa della prestigiosa coppa andando a vincere
1 a 0 a Torino. In totale il milan ha vinto la palla per 22 volte, il Genoa 13, il Torino 5, la Pro Vercelli 3, Juventus, Andrea Doria e U.S. Milanese 1. Esattamente sei anni dopo la prima storica sfida, cioè il 20 dicembre 1909, va in scena l’ultimo atto della competizione quando il Genoa travolge lo Spinola FC. Per 10 a 0; dopo di che il calendario sempre più fitto ha impedito di trovare avversari in grado di lanciare la sfida, così che la Palla Dapples è rimasta nella bacheca dei rosso-blù a testimonianza di un periodo che non sarebbe più tornato ne per il club ligure, ma nemmeno per il calcio italiano
avviato a diventare un autentico fenomeno di massa.
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