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CAMPIONATO 1903: INIZIA L’ASCESA DELLA JUVENTUS

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Quanto il mondo del calcio italiano dipenda ancora da quello inglese è testimoniato altresì da un fatto apparentemente irrilevante che, invece, si rivelerà
molto importante in futuro soprattutto quando alimenterà i sogni di milioni di tifosi. Necessitando di una nuova muta di maglie di color rosa, la Juventus,
grazie all’aiuto del conte Savage, proveniente dalla disciolta Internazionale di Torino, decide di rifornirsi in Inghilterra, in particolare a Nothingam, dove esistono fabbriche specializzate nella confezione di articoli sportivi. Tuttavia per un disguido nella spedizione a Torino arriva una serie di maglie
a strisce verticali bianco-nere destinate ad una squadra locale. Dopo lo sconcerto iniziale, i dirigenti decidono di tenerle. Finisce l’epoca della Juventus
in maglia rosa, colore per il quale i giocatori venivano spesso derisi dagli avversari. E’ curioso che pure questo colore non fosse stato voluto: in origine i colori sociali delle maglie juventine dovevano essere il bianco, ma dopo un lavaggio errato fatto dalla madre di uno dei giocatori, le divise sono diventate
inspiegabilmente rosa. A volte i miti nascono anche così.

Il 1903 per i bianco-neri è più importante per ben altri motivi: nella società, in qualità di presidente, entra Alfred Dick,

industriale tessile di origine
svizzera che ha portato la sua attività a Torino. Appassionato di calcio, egli esige dai propri dipendenti efficienza produttiva ed abilità pedatoria. In questo modo la compagine ne trae subito grande beneficio.

Il primo marzo iniziano le gare di qualificazione necessarie per decretare la sfidante del Genoa campione uscente. La Juventus si sbarazza dell’F.C. Torinese
per 5 a 0. La domenica successiva tocca all’Audace Torino cedere ai bianco-neri per 2 a 1. Superati questi due scogli la società presieduta da Alfred Dick umilia l’Andrea Doria per 7 ad 1. A questo punto sulla strada per la finale si frappone il Milan di Herbert Chilpin. I bianco-neri si recano a Milano e superano i rosso-neri padroni di casa per 2 a 0 grazie ai gol di Malvano e Forlano.

In finale, come detto, li aspetta il Genoa assoluto dominatore del panorama calcistico dell’epoca. Dick e soci provano a far spostare la gara a Torino, ma il Genoa si oppone giustamente, in quanto la possibilità di giocare la finale in casa è prevista dal regolamento e ne ottiene il rispetto.

Il 20 aprile sul campo di Ponte Carrega le due squadre si affrontano. Scendono in campo per il Genoa:

Spensley, Rossi, Ghigliotti; Pasteur I, Senft, Cartier;
Agar, Foffani, Dapples, Montaldi, Pasteur II;

per la Juventus, che ha iniziato qui la propria leggenda, sono scesi in campo:

Durante, Armano, Bollinger; Valletti, Goccione, Rollandi; Gibezzi, Canfari, Forlano, Malvano, Ferraris.

Finisce 3 a 0 per i liguri grazie ai gol di Agar, Dapples ed un autogol del piemontese Armano. Per i grifoni si tratta del quinto titolo in sei anni.