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LA CATTURA DEL BRIGANTE MUSOLINO

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È autunno inoltrato quando nei salotti, nei circoli e nelle stalle tutti commentano a modo loro quello che diventa senz’altro il fatto di cronaca dell’anno. Il 22 ottobre nelle campagne umbre termina la latitanza del “Brigante Giuseppe Musolino”.

Nato in Calabria nel 1876 il Musolino, di professione taglialegna, balza per la prima volta agli onori della cronaca nel 1898 a causa di una condanna per tentato omicidio nei confronti di Vincenzo Zoccoli, comminatagli grazie a testimonianze che si riveleranno false. La leggenda narra che, al momento della pronuncia della sentenza (21 anni) il Musolino avesse giurato vendetta una volta evaso. Riesce a fuggire nel 1900 e puntualmente mette in atto il proprio progetto eliminando chi gli aveva rovinato la vita. Le sue “imprese” assumono un che di epico agli occhi dell’opinione pubblica. Viene braccato e su di lui viene messa una taglia di 5.000 lire. Musolino decide di recarsi personalmente a Roma per chiedere la grazia, ma appunto il 22 ottobre va incontro al fato. Egli ha la sfortuna di imbattersi in una pattuglia che sta dando la caccia ad altri malviventi. Convinto di essere l’oggetto delle ricerche, l’uomo fugge inciampando in un filo di ferro. Caduto viene riconosciuto e quindi arrestato. Uno degli esecutori della cattura è il padre del famosissimo Enrico Mattei.

Se storie, indovinelli e cronaca spicciola non bastano a risollevare lo spirito, c’è sempre a disposizione un bicchiere di vino che se unito a qualche goccia di chinino fa dimenticare tutte le tristezze e tutta
la durezza della vita. Un simile intruglio, che ha gli effetti di uno stupefacente, viene usato soprattutto nelle campagne del nord Italia, particolarmente
nel Veneto, la regione settentrionale più arretrata, dove il freddo e la scarsa varietà delle colture la fanno da padrona.
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