CENT'ANNI DI STORIA D'ITALIA RACCONTATI DAL CALCIO

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CALCIO E VITA NELL’ANNO 1901

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La capacità di cambiare continuamente posizione in campo è comunque caratteristica a molti calciatori. Essa, però, non è dovuta alle maggiori attitudini degli atleti dell’epoca, ma semplicemmente è collegata al modo di intendere l’attività sportiva. Nel calcio di questi primi anni del Novecento regna il dilettantismo
più puro, si scende in campo esclusivamente per divertirsi, pertanto ognuno gioca secondo ispirazione. Le partite vengono interpretate senza tatticismi
e non ci si meraviglia se qualcuno, come lo stesso Chilpin, si disseti in modo poco atletico. Spesso, quando si affrontano due compagini, soprattutto se
la gara ha carattere amichevole, diventa più importante il post-partita del match stesso. Infatti i giocatori usano banchettare tutti assieme dopo le competizioni,
un po’ come avviene ancora oggi nel terzo tempo del rugby.

L’ambiente calcistico di questo periodo, sebbene per statuto non precluda l’ingresso a nessuno, è formato prevalentemente da persone benestanti: la maggior
parte dei giocatori sono giovani studenti di buona famiglia o impiegatidi fabbrica, quindi accreditati di un buon salario. Non c’è ancora una distinzione
netta tra dirigenti e calciatori, dato che, molto spesso, sono i dirigenti stessi a scendere in campo. I club sportivi si finanziano attraverso la tassa
d’iscrizione versata da ogni socio e attraverso le donazioni di qualche facoltoso imprenditore o aristocratico. Non si vedono ancora le potenzialità di arricchirsi
tirando calci ad un pallone, al contrario di quanto avviene in Inghilterra dove esiste già il proffessionismo.

Per forza di cose da questo mondo è esclusa la gran parte della popolazione: per operai e contadini, costretti a vivere con salari da fame, anche assistere
ad un incontro di calcio diventa proibitivo: basti pensare che un biglietto costa una lira, quasi quanto un chilo di carne o due e mezzo di pane. Non sembra
molto; giova tuttavia ricordare che la famiglia tipo dell’epoca, almeno quella contadina o quella operaia, è composta prevalentemente dai genitori e da
molti figli. Questi costituiscono una buona fonte di mano d’opera ed una possibilità di incrementare gli scarsi guadagni della famiglia stessa. Pertanto
è molto più utile che un ragazzo vada presto nei campi o in fabbrica, anzi che a scuola. Una simile concezione favorisce necessariamente la creazione di vaste sacche di analfabetismo. Va da sé che per queste persone praticare uno sport risulta un lusso ancora troppo grande, ma soprattutto costituisce un’inconcepibile perdita di tempo. I divertimenti si limitano a qualche ora passata in osteria e alle serate trascorse nelle stalle: a raccontare storie ed indovinelli o. a commentare a proprio modo i fatti di cronaca uditi attraverso il passaparola.

Tra questi c’è senz’altro la nascita della primogenita del Re Vittorio Emanuele III e della regina Elena avvenuta l’1 giugno. La piccola si chiama Iolanda Margherita. L’evento pone fine a dubbi e maldicenze circa il ritardo della futura coppia reale nell’avere figli, aumentando la diffidenza delle malelingue nei confronti di quella principessa arrivata dalla patria degli zingari per rinforzare l’anemico sangue sabaudo, reso tale da troppi matrimoni fra cugini.
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