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IL CAMPIONATO DEL 1900

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L’avventura calcistica iniziata alla fine del XIX secolo continua anche nell’anno zero del XX. Il gioco importato dall’Inghilterrra piace, tanto che aumentano
le squadre iscritte alla Federazione italiana; al nuovo campionato aderiscono per la prima volta il Milan e la Juventus che ha sostituito la camicia bianca con una di colore rosa abbinata a cravattino e cappello bianco, destinata a diventare oggetto di scherno, talvolta pesante da parte degli avversari.

In alcune zone del Paese si avverte la necessità di migliorare i terreni di gioco. Solitamente le partite si disputano in spazi che, una volta terminata la competizione, debbono essere liberati. Pertanto è necessario cancellare le linee e togliere le porte. La realizzazione di questa parte essenziale del terreno di gioco diventa il problema più grosso; proprio per facilitarne la rimozione, gli organizzatori sono costretti ad arrangiarle alla meglio. Vengono quindi
realizzate costruzioni posticce che, nel momento in cui un calciatore colpisce violentemente il palo o la traversa con un tiro, molto spesso crollano, mettendo a repentaglio l’incolumità del portiere stesso.

Una delle prime società a risolvere questo problema trovando un terreno di gioco da adibire permanentemente
ad attività calcistica, è proprio il neonato Milan, il quale dimostra fin da subito di avere nel proprio DNA la capacità di anticipare i tempi sulla concorrenza per quanto riguarda le strutture societarie. Quello rossonero, come si vedrà in seguito, quando tratteremo gli anni ’50, sarà il primo sodalizio a dotarsi di un centro
sportivo proprio costruito in periferia, da adibire agli allenamenti e allo sviluppo del settore giovanile.

Il campionato 1900 prende il via il 4 marzo con la vittoria dell’F.C. Torinese sulla Ginnastica di Torino per 3 a 1. Il club nel quale gioca anche il giovane Vittorio Pozzo la domenica successiva batte la Juventus per 1 a 0 proseguendo il proprio cammino. Il 15 aprile i torinesi si recano a Milano per affrontare il Milan, qualificato alle semifinali in quanto unica rappresentante del calcio lombardo iscritta alla Federazione. Così come è avvenuto per la Juventus, anche i rossoneri di Chilpin sono costretti a cedere alla maggiore esperienza del club dell’F.C. soccombendo per 3 a 0 sotto i colpi di Edoardo Bosio, autore di tutte e tre le marcature, rivelatosi cecchino infallibile.

La squadra piemontese può contendere la vittoria ai campioni uscenti del Genoa. Secondo le consuetudini dell’epoca, la partita avrebbe dovuto essere disputata sul terreno dei liguri detentori del titolo, ma i piemontesi riescono a spostare la gara sotto la Mole. Tuttavia avviene l’incredibile: proprio i padroni
di casa, che contestano il regolamento e il modo in cui è stato tracciato il terreno di gioco, si rifiutano di scendere in campo regalando ai liguri il loro terzo
titolo consecutivo. I protagonisti della vittoria genoana sono i seguenti:

Spensley, Rossi P., Ghigliotti; Pasteur I, Pasteur II, Passadoro; Bocciardo,
Henman, Dapples, Agar, Fawcus.
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