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I MOTI DI MILANO

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In varie parti del Paese iniziano alcune manifestazioni sistematicamente represse nel sangue. Città come Ancona, Bari, Palermo e Perugia vengono poste in stato d’assedio. Quarantamila riservisti vengono richiamati nell’esercito. L’escalation di violenza aumenta; a fine aprile pressoché tutto il territorio nazionale è insanguinato dagli omicidi delle autorità nei confronti dei manifestanti.




Il culmine si tocca a Milano all’inizio di maggio. L’antefatto sta nell’uccisione a Pavia del figlio del sindaco meneghino Muzio, intento a cercare una mediazione tra i manifestanti locali e la polizia per evitare tragedie. La città reagisce con scioperi e manifestazioni generali che portano alla decisione di porla in stato d’assedio. La popolazione reagisce erigendo barricate e attaccando le forze dell’ordine con tegole scagliate dai tetti. La reazione di queste è sproporzionata: cannonate vengono sparate sulla folla inerme. A fine giornata si conteranno centinaia di morti (il numero esatto non si è mai saputo) e migliaia di feriti. Circa un mese dopo re Umberto I insignisce il generale Bava Beccaris, l’artefice della carneficina, della croce di Grande Ufficiale dell’Ordine Militare dei Savoia

Nemmeno il regime fascista arriverà mai a tanto!

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