CENT'ANNI DI STORIA D'ITALIA RACCONTATI DAL CALCIO

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L’ITALIA DI FINE OTTOCENTO E LA NASCITA DEL GENOA

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Il calcio, quindi, si rivela fin da subito un ottimo collante per una società profondamente divisa. In questo periodo il nostro paese è attanagliato da una grave crisi economica fonte di un profondo malcontento nei ceti più umili della popolazione. Alla solita classe nobiliare attorniata da agi e lussi sfrenati sempre in cerca di nuovi divertimenti, si contrappone quella proletaria, sprofondata in un cupo stato d’indigenza. Il disagio viene interpretato da alcuni intellettuali che sotto l’influsso delle opere di Marrx ed Engels fondano i primi movimenti “anarchico-rivoluzionari socialisti”. Si organizzano manifestazioni di piazza sedate spesso nel sangue e i capi vengono costretti a fuggire all’estero.





Altra causa di malcontento sono le ingenti spese che il governo sta sostenendo in Africa Orientale nel tentativo di colonizzare quella zona del continente.

Quando però vi è un gruppo di persone con un pallone tra i piedi, tutti questi problemi vengono messi da parte. Al club torinese aderiscono con eguali diritti ed eguali doveri, sia gli esponenti dell’aristocrazia, come il duca degli Abruzzi, sia quelli delle classi inferiori, come alcuni dipendenti dell’azienda
del Bosio stesso. La compagine gioca il suo primo incontro nella primavera del 1891 in provincia di Alessandria, affrontando un team arrangiato alla meglio per l’occasione.

Il calcio, però, rimane pur sempre un passatempo riservato a pochi. Per il momento ne sono escluse le masse contadine, ancora la maggioranza della popolazione, il cui problema principale è quello di mettere assieme il pranzo con la cena e di badare fin da bambini al lavoro nei campi. Ne consegue
che il grado di scolarizzazione è pressochè nullo. L’obbligo di frequenza arriva solamente alla terza elementare e in molte zone del Paese non viene nemmeno rispettato. Il grado di analfabetismo è uguale a quello di trent’anni prima al momento dell’unificazione dell’Italia. La situazione nelle campagne è talmente dura che molti pensano di lasciare tutto per cercare condizioni migliori di vita nelle città. Il fenomeno è talmente diffuso che i centri urbani stanno raddoppiando la loro popolazione nel giro di pochi anni. Assorbire questo fenomeno è praticamente impossibile e si assiste alla nascita di quartieri profondamente degradati siti nelle periferie. Si pensi che città come Roma, Milano e Torino aumentano il numero di abitanti fino al 60-70 per cento. Lo stato non interviene
e i comuni, con le poche risorse a disposizione, non possono far nulla per migliorare le condizioni di queste persone. Accattonaggio emicro-criminalità diventano attività molto diffuse.

Nel frattempo si affaccia sulla scena politica come protagonista assoluto Giovanni Giolitti. Il piemontese inizia un dialogo con i socialisti moderati, ma il suo primo mandato termina nello scandalo provocato dal fallimento della Banca Romana nel 1893. Sempre nello stesso anno l’Italia si trova a fronteggiare una sanguinosa rivolta popolare in Sicilia, dove la popolazione reclama migliori condizioni di vita ed una più equa distribuzione delle terre. Vengono formati i fasci siciliani sciolti a suon di arresti da Francesco Crispi subentrato alla fine dell’anno a Giolitti.

La prima metà degli anni ’90 assiste all’esplosione di artisti comeD’annunzio, Pirandello, Salgari, Puccini e Leoncavallo, mentre all’estero si rivela il talento di Rackmaninov, Mahler, Debussi ed altri.

Anche la scienza e latecnologia stanno facendo passi da gigante. Il gruppo tedesco Krupp mette a punto il primo motore diesel.

Come abbiamo già accennato, il calcio è fenomeno riservato a pochi, ossia a coloro che hanno la possibilità di proseguire gli studi anche dopo la scuola dell’obbligo, ma vari gruppi d’inglesi residenti da noi contribuiscono alla sua espansione sul nostro territorio. In questo modo nasce, il 7 settembre
del 1893, il Genoa cricket and football club, la società più vecchia tutt’ora in attività, fondata da alcuni portuali d’oltremanica. Per i primi anni, in realtà, la società si impegna particolarmente nella pratica del cricket e della ginnastica. E qui si rivela
fin da subito il proverbiale snobbismo inglese; infatti il sodalizio ligure, per i successivi quattro anni, rimane aperto a soci esclusivamente di origine britannica e svizzera. Le cose iniziano a mutare nel 1896 quando entra a far parte del club il dottor William Spensley. Reduce da una militanza in alcune squadre di secondo piano del panorama calcistico d’oltre-manica, arrivato in Italia riesce ad attivare la sezione calcio, diventando il capitano della squadra. A questo punto il club ha bisogno di reclutare nuovi elementi e nel 1897, per rafforzare ulteriormente i ranghi, viene consentita l’adesione anche a persone di origine italiana, purché il numero di queste
non superi il 50 per cento del totale dei soci.

. Probabilmente questi esponenti della terra d’Albione cominciano a comprendere che in Italia il calcio può diventare una cosa seria come in patria. Il Genoa dell’epoca è una squadra capace di esprimere un gioco già di buon livello rispetto alle altre compagini. Tuttavia a Genova e a Torino, centri propulsivi
per la diffusione del foot-bal nostrano, i giocatori di origine italiana trovano molte difficoltà ad inserirsi nelle società neonate.
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