CENT'ANNI DI STORIA D'ITALIA RACCONTATI DAL CALCIO

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VIGILIA DEL MONDIALE 1934

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Siamo nell’epoca delle cravatte a farfalla, delle scarpe a punta, del taglio di capelli alla Rodolfo Valentino. Mancano i juke-boxe, ma si canta

ugualmente, parafrasando con irriverenza Giacomo Leopardi:

Il campionato si è appena concluso con la conferma dello scudetto alla Juventus e in questo clima l’opinione pubblica attende trepidante l’avvenimento sportivo

dell’anno: il mondiale di calcio. La manifestazione è stata voluta dalla federazione in accordo con il regime desideroso di offrire, una volta di più,
al mondo l’immagine di una nazione organizzata e vincente. Per la cronaca va ricordato che siamo nel periodo in cui Mussolini gode di maggior credito all’estero e la

sua politica viene presa ad esempio da molti paesi tra cui Inghilterra e Stati Uniti, dove sono già nati movimenti politici ispirati al fascismo.

La kermesse calcistica, però, nasce già monca, mancando le maggiori potenze dell’epoca: l’Uruguay che intende vendicare il torto fattogli dalle maggiori federazioni

europeee quattro anni prima, quando decisero di non partecipare al mondiale organizzato in casa e l’Inghilterra che snobba qualsiasi manifestazione 
internazionale ritenendosi aprioristicamente superiore.

Nonostante si giochi in Italia, la stampa europea non accredita gli azzurri dei favori del pronostico, soprattutto alla luce dell’ultima pesante sconfitta subita

dall’Austria allenata da Hugo Meisl, considerata la grande favorita assieme alla Cecoslovacchia dei vari Planika e Negedly. Gli azzurri vengono accreditati del terzo

posto alla pari di nazionali come Germania, Ungheria e Spagna, nella quale brilla ancora la stella del grande Ricardo Zamora.

Alla competizione partecipano anche Argentina e Brasile, ma queste squadre non costituiscono un pericolo reale, presentandosi indebolite dall’esodo massiccio di

alcuni tra i maggiori campioni verso i club e la nazionale italiana. La selezione argentina, particolarmente, ha dovuto fare i conti pure con lo stracismo dei club

locali i quali si sono rifiutati di concedere i loro elementi migliori proprio per paura di subire una nuova spogliazione da parte delle società europee.

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