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JOSEPH BICAN

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Nato il 25 settembre 1913 da una famiglia proveniente dalla Cecoslovacchia (il padre Frantisek, di origine boema, si trova nella capitale in quanto ingaggiato dall’Hertha Vienna), rimane orfano in giovane età, tanto da dover giocare a calcio senza scarpe. Si dice che questo lo abbia aiutato ad acquisire una particolare sensibilità nel controllo di palla.

Dopo aver frequentato una scuola ceca a Vienna, dodicenne, entra a far parte delle giovanili delll’Hertha Vienna, passando a 18 anni al Rapid. La leggenda narra che, in una delle rare occasioni in cui sua madre Ludmila è andata a guardare una sua partita, vedendolo subire un fallo da un avversario, sia scesa in campo picchiando il colpevole con un ombrello

Oltre ad un eccellente controllo con entrambi i piedi, Bican ha nello scatto una delle sue caratteristiche vincenti: corre i 100 metri in 10,8 secondi, tanto da poter competere con gli sprinter dell’epoca.

A vent’anni esordisce con la nazionale austriaca, il 29 novembre
1933 contro la Scozia a Glasgow. Con il wunderteam partecipa ai mondiali del 1934, arrivando in semifinale e segnando una rete. Con la nazionale austriaca disputa in totale 19 partite segnando 14 reti.

Trasferitosi in Cecoslovacchia nel 1937, si accasa allo Slavia Praga dove gioca per tutto il periodo della
Seconda Guerra Mondiale. Diventa cittadino cecoslovacco, ma non può giocare i mondiali del 1938. Esordisce nella
nuova nazionale solo il 7 agosto 1938 realizzando una tripletta contro la
Svezia
quarta classificata agli ultimi campionati mondiali. Dopo le prime partite e l’annessione della Cecoslovacchia alla
Germania non gioca più in nazionale fino alla fine della guerra, totalizzando fino al
1949 14 partite con 12 reti. Tuttavia il
12 novembre 1939 disputa l’incontro che la
Germania gioca contro la nazionale della Boemia e della Moravia, segnando 3 reti nel clamoroso 4-4 finale.

Durante la guerra è per cinque anni di seguito il miglior cannoniere dei campionati europei, segnando oltre 200 reti in cinque stagioni (nel campionato del protettorato di
Boemia e Moravia) con il record personale di 57 nel
1944. Complessivamente è capocannoniere di 12 campionati alla fine della carriera.

Al termine del conflitto se lo contendono vari club europei, fra cui la
Juventus. Bican tuttavia non arriva in Italia temendo la salita al potere del comunismo nel nostro Paese. Ironia del destino, il giocatore sarà costretto a convivere col regime comunista dal 1948. Come avvenuto quasi dieci anni prima durante loccupazione nazista, non aderirà mai al nuovo regime. Intanto si trasferisce al Vitkovice Zelezarna, dove diventa ancora una volta capocannoniere nel 1950. Nel 1951 passa al Hradec Kralove, ma il 1 maggio del 1953 il partito comunista lo obbliga a lasciare la città e la squadra. Un affronto simile il grande Bican non l’ha ricevuto nemmeno dagli uomini di Hitler. Tornato allo Slavia, che, per poter sopravvivere almeno nelle serie inferiori, nel frattempo ha mutato il nome in Dinamo Praga, gioca fino all’età di 42 anni, record dell’epoca.

Bican detiene pure il record di gol del campionato di calcio cecoslovacco
con 218 segnature ufficiali, oltre alle 232 nel periodo bellico del protettorato di Boemia e Moravia. In carriera ha segnato un totale di 643 reti in campionato.

Durante la primavera del 1968 gli viene permesso di allenare un club all’estero e fu assunto da una squadra
belga.

Dopo aver avuto problemi di cuore nel 2001, muore all’età di 88 anni pochi giorni prima di
Natale, sebbene sembrasse potesse tornare a casa per le festività.

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