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ITALIA-CECOSLOVACCHIA 2-1: AZZURRI SUL TETTO DEL MONDO!

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Assegnato il terzo posto, l’attesa ora è tutta per la finale di Roma del 10 giugno. E’ pleonastico sottolineare che l’avvenimento diventa di vitale importanza per la propaganda di regime. Anche in Cecoslovacchia, però, l’attesa si fa spasmodica. I giocatori sono diventati eroi da coccolare e da sostenere. A tal proposito, l’Associazione Sportiva Ferrovieri di Praga fa recapitare alla propria squadra delle confezioni contenenti knedliky, uno dei piatti nazionali
cechi (grossi gnocchi di farina ripieni di ciliege). Nello stesso giorno un parrucchiere praghese telegrafa avvertendo di aver messo a disposizione dei giocatori cecoslovacchi undici abbonamenti per usufruire gratuitamente dei servizi del suo salone per un intero anno. I nostri avversari trascorrono la
vigilia in tranquillità nel loro ritiro. I nostri invece, dopo la sveglia, si trasferiscono dall’albergo in cui sono alloggiati (al Pincio) alla stazione Termini e, di qui, raggiungono Ostia. Il primo pomeriggio viene trascorso in pieno relax nella pineta di Castelfusano, mentre nel tardo pomeriggio si recano nuovamente in città, più precisamente al Foro Mussolini, per assistere all’incontro di tennis, valevole per la Coppa Davis, tra Italia e Svizzera: riconosciuti dal pubblico, i giocatori italiani vengono applauditi a lungo dagli spettatori.

Il giorno della finale l’attuale Stadio Flaminio si presenta gremito di spettatori. Anche i nostri avversari possono contare su un discreto apporto di sostenitori: infatti dalla Cecoslovacchia ne sono arrivati due treni pronti ad incitare la loro squadra.

Tuttavia la nazionale non sarà incitata solamente dal pubblico che ha riempito in ogni ordine di posti le gradinate dello stadio romano, ma da un’intera nazione raccolta attorno alle già numerose radio presenti ormai in molte case, nelle piazze e in tutti i locali di ritrovo.

Per l’Italia scendono in campo gli stessi undici usciti vittoriosi la domenica precedente contro l’Austria.
115: Roma (Stadio Nazionale del P.N.F.) –domenica, 10 giugno 1934 – ore 15,00

ITALIA – CECOSLOVACCHIA 2-1 d.t.s.      (II C.M. finale 1’o posto)

RETI: 71’ Puc (C), 81’ Orsi, 95’ Schiavio

ITALIA: Combi (Juventus) 47 (cap.), Monzeglio (Bologna) 17, Allemandi (Ambrosiana – Inter) 14, Ferraris IV (Roma) 25, L. Monti (Juventus) 15, Bertolini (Juventus) 23, Guaita (Roma) 6, Meazza (Ambrosiana – Inter) 27, Schiavio (Bologna) 21, Giovanni Ferrari (Juventus) 23, Orsi (Juventus) 32. C.T.: V. Pozzo.

CECOSLOVACCHIA: Planicka (cap.), Zenisek, Ctyroky, Kostalek, Cambal, Krcil, Junek, Svoboda, Sobotka, Nejedly, Puc. C.T.: C.F.C. Petru

TERNA ARBITRALE: Eklind (Svezia); Baert (Belgio), Ivanicsics (Ungheria)

SPETTATORI: 50.000.

Queste sono le parole con le quali Niccolò Carosio apre il racconto di quell’incredibile giornata di giugno rendendo, attraverso la radio, un’intera nazione partecipe di una festa, ma prima il percorso si presenta irto di ostacoli.

Fin dalle prime battute gli azzurri scendono in campo nervosi e contratti e riescono a chiudere la prima frazione di gara a reti bianche. A demoralizzarli ci si è messo pure il portiere Planika abile a strozzare per due volte l’urlo in gola a Meazza. Esibendo una saldezza di nervi invidiabile, i nostri avversari si trovano a dominare la gara; colpiscono due legni e a venti minuti dal termine passano in vantaggio con un diabolico tiro tagliato dell’ala sinistra Puc, il quale ammutolisce tutto lo stadio. Due minuti dopo Svoboda colpisce il terzo legno. Sembra finita! Invece l’episodio ha l’effetto di risvegliare gli azzurri dal loro torpore. Improvvisamente l’Italia mostra il suo carattere, attaccando con ordine e senza perdere la testa. Pozzo inverte la posizione di Schiavio e Guaita, scompaginando in tal modo la retroguardia avversaria. Dopo dieci minuti arriva il pareggio: Monti a Ferrari, da questi a Orsi, finta di sinistro, botta di destro e il grande Planicka è superato. La prodezza
dell’oriundo garantisce agli azzurri la possibilità di disputare i tempi supplementari. Il colpo per i nostri avversari è veramente duro: si ritrovano con niente in mano dopo avere dominato la gara e dopo essere stati anche ad un passo dall’averla chiusa. L’Italia si rivela abilissima e cinica nello sfruttare lo scoramento dei cecoslovacchi, nonostante l’infortunio subito da Meazza.

Al 5′ del primo tempo supplementare Guaita serve Schiavio che segna..

Il giocatore bolognese cade a terra semi svenuto e sommerso dagli abbracci. Dei compagni. Convinti di potersi giovare di una maggiore freschezza fisica, in virtù delle minori fatiche sopportate nell’arco dell’intera competizione, i cecoslovacchi non riescono a ritrovare il bandolo della matassa e per gli azzurri la difesa del prezioso gol di vantaggio diventa molto più agevole.

Tutto questo avviene davanti agli occhi di Mussolini, anche se di calcio ne capisce poco, ma non può sottrarsi ad un dovere di Stato. Sa troppo bene che l’eventuale vittoria dell’Italia costituirebbe una promozione senza pari per il fascismo e lui, che ne è il capo, non può mancare.

Il duce sfrutterà la vittoria: dopo il mondiale vi saranno numerose cerimonie di premiazione con relativo pistolotto sulle capacità della gente italiana che possono essere espresse a pieno solo grazie all’opera del regime. Ma c’è un problema: tre degli undici che consegnano il titolo alla nazione sono argentini. Se al loro arrivo tutti si sono prodigati nel dimostrare la loro italianità, al momento della premiazione questi vengono messi da parte così la decorazione per meriti sportivi viene data ad Allemandi, Meazza e Ferraris, e non a Guaita ed Orsi, autori tra l’altro di gol decisivi. Altro sgarbo viene fatto a
Mario Pizziolo. Infortunato dopo due gare, il mediano viola non ha mai ricevuto la medaglia d’oro spettante ai vincitori del mondiale. Tale lacuna è stata colmata dal presidente della Fiorentina Righetti solo due anni prima della morte del valido centrocampista toscano.

Episodi di ordinaria meschinità di cui è ricca la storia del nostro calcio.

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