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VIRGINIO “VIRI” ROSETTA

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Nasce a Vercelli il 25 febbraio 1902 da una famiglia di umili origini: il padre è impiegato, la madre è un’insegnante elementare che, tuttavia, non gli hanno fatto mancare i mezzi per raggiungere il diploma di ragioniere. E’ in ambito scolastico che il giovane Virginio conosce il mondo del calcio. Dotato di grande talento, esordisce nel 1919 con la maglia della Pro Vercelli nel ruolo di attaccante. Con la squadra piemontese cambia presto di ruolo, diventando terzino ma continua a mettere in mostra tutte le sue eccellenti doti tecniche esplicate nella precisione nei
passaggi ai compagni per rilanciare l’azione, caratteristiche che lo hanno fatto eccellere per quasi due decenni nel panorama calcistico italiano. Le cronache raccontano che Rosetta Gioca con la testa, nel senso che usa i due piedi in modo perfetto, evitando scrupolosamente di sporcarsi i capelli sempre imbrillantinati. È possibile
che non abbia mai colpito il pallone col capo.

Di lui dice Giovanni Ferrari:

«È stato il più grande terzino da me conosciuto nel gioco di testa non era un campione, ma il suo senso della posizione gli
permetteva di fare a meno di quest’arma. Non si allenava molto e per questo in campo non lo si vedeva mai scorrazzare in lungo ed in largo. Sbarrava la
sua zona e basta. Quanto agli accordi con il portiere, lui passava il pallone a Combi ad occhi chiusi o, per lo meno, senza guardare. E novantanove volte
su cento Combi era là. La centesima volta, beh, era perdonato, tanto più che in genere un gran balzo di Combi ci metteva ugualmente una pezza».

Esordisce in nazionale all’età di 18 anni e a vent’anni ha già vinto due scudetti con la maglia della Pro. Virginio Rosetta passa alla storia anche per essere stato il primo giocatore italiano ufficialmente ceduto dietro contropartita economica (la Juventus lo ha acquistato dalla Pro Vercelli nel 1923 per 50.000 lire). Ha composto con Combi e Allemandi prima e successivamente Caligaris un mitico trio difensivo di rara efficacia.

La sua classe, unita ad un fisico perfetto gli hanno permesso di giocare fino alla metà degli anni trenta facendone uno dei grandi protagonisti della Juventus pluriscudettata di questi anni.

Con la nazionale colleziona 52 presenze avendo la soddisfazione di chiudere la sua avventura azzurra nella vittoriosa gara d’apertura del mondiale vinta con gli Stati Uniti per 7 a 1.

Dopo i campionati mondiali gioca altri due campionati con la Juventus, diventandone anche l’allenatore.

Ritiratosi dall’attività agonistica, continua quella di tecnico bianco-nero, lanciando giovani di grande talento come Pietro Rava e Guglielmo Gabetto e vincendo la prima Coppa Italia della storia dei Torinesi nel 1939.

Dopo la guerra riprende la professione di allenatore riportando il Palermo in serie A nel 1948. Torna in seno alla società juventina dove svolge per anni il ruolo di talent scout.

Muore il 31 marzo 1975.

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