CENT'ANNI DI STORIA D'ITALIA RACCONTATI DAL CALCIO

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MARIO VARGLIEN I

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Nasce a Fiume il 26 dicembre del 1905. Cresce calcisticamente nelle squadre della sua città natale, dove mette immediatamente in mostra grandi doti di eccleticità, giostrando indifferentemente nei ruoli di mediano e di centro-mediano, grazie alla sua propensione alla corsa alla quale unisce una certa capacità di smistare il gioco in modo razionale. E’ dotato anche di uno scatto notevole che, all’occorrenza, gli permette di giocare con profitto pure nel ruolo di ala.

A vent’anni, su interessamento della numerosa comunità istriana residente a Busto Arsizio, passa alla Pro Patria, con la quale fa il suo esordio nel grande calcio. Dopo tre anni giocati ad altissimi livelli, la Juventus si accorge di lui e decide di acquisirne le prestazioni.

Facciamoci raccontare dal diretto interessato questi primi anni di carriera fino al momento della svolta!

«La maglia della mia vita ha avuto due soli colori, il bianco ed il nero ed era a strisce. Adesso tutti quelli che non mi conoscono penseranno che io sono
nato alla Juventus ed alla Juventus sono morto, come calciatore, s’intende. Allora mi accorgo che devo precisare. Non sono cresciuto alla Juventus, io
sono di Fiume. I primi calci, lo sapete, si tirano senza importanza, sin da bambini. Se uno, però, è destinato a fare il calciatore di professione, ecco
che prima o poi arrivano i suoi primi, calci ufficiali. Per me questi sono arrivati che avevo sedici o diciassette anni, non lo ricordo con assoluta esattezza,
in ogni caso ero un pivello e giocavo per l’Olimpia e Gloria di Fiume e la mia maglia era appunto bianconera, come quella della Juventus. Così ora mi sono
in parte già spiegato. Ad un certo momento, Olimpia e Gloria si fusero nella Fiumana: eravamo in serie B. Io gironzolavo di ruolo in ruolo. Ora all’attacco
come mezzala, ora in difesa come mediano o centromediano. Ero, come tutti i giovani, in cerca di una posizione stabile, nella vita e nel calcio, che per
me era la vita, anche se debbo confessare che ero abbastanza versatile come sportivo praticante: nuotavo discretamente, giocavo a basket, facevo ginnastica.
Qualcuno mi diceva che io ero un generico dello sport e che perciò ero destinato a non eccellere in un campo specifico. Io sapevo che il calcio l’avevo
nel sangue e, siccome ritengo di essere sempre stato un duro, ancor più verso me stesso che verso gli altri, ho puntato i piedi ed ho vinto la mia battaglia,
anche se non è stato facile. Avevo superato da poco i diciassette anni, quando giocai (in maglia azzurra) con la rappresentativa della Venezia Giulia contro
quella del Veneto, a Udine. Mi misi in luce, tanto è vera che la Pro Patria, che era stata promossa in serie A, mi acquistò. Ed io, ancora giovanissimo,
esordii in serie A, udite udite, con la Pro Patria a Bologna. Il Bologna era campione d’Italia !!! Quel giorno, memorabile anche per ì bolognesi, io ero
centromediano. Si perdeva, logicamente, si perdeva per 1 a 0 e fui proprio io che, a sei minuti dalla fine, segnai il goal del pareggio per la Pro. Avevo
venti anni, l’età dei sogni di gloria !!! A casa mia mi dicevano: gioca pure al football, ma devi anche lavorare. Ed io lavoravo in banca, a Busto. Lavoravo,
mi allenavo e la domenica giocavo. Poi, nel 1927-28, venne lo scossone decisivo della mia vita: venne a cercarmi la Juventus. Io ero ai sette cieli, mi
sembra che fosse umano, ma la Pro Patria non voleva saperne di mollarmi. Mi chiamarono i dirigenti e mi dissero: “Varglien, resti, le daremo quel che le
offre la Juventus”. I quattrini non hanno colore, le maglie sì, quella della pur amatissima Pro Patria non valeva quella della Juventus. Mi toccavano tutti
sul sentimento, dicevano che sarei dovuto rimanere a Busto, li mi volevano bene. Ero indeciso e, mentre ero indeciso, mi infortunai. La Juventus, intanto,
stava aspettando, Quando arrivammo al dunque, seppi che la Pro Patria non era più disposta a mantenere le sue promesse finanziarie. Feci una sola cosa:
le valige e me ne tornai a Fiume, ero un tipo abbastanza deciso. Ma, ricordo, il 31 agosto, mi arrivò un telegramma: finalmente era stato ceduto alla Juventus.

Per tre lustri Varglien diventa un punto di riferimento nella società bianco-nera, vincendo 5 scudetti e le successive due Coppe Italia. Ancora Varglien riguardo al suo periodo bianconero:

” … !!! La Juventus, ora, mi dava meno quattrini, ma a me la cosa non interessava: il passo era fatto e basta, la mia vita aveva avuto la svolta che tanto
avevo desiderato. Avevo, in quei giorni, ventidue anni. Venni a Torino, alla Juventus, ed alla Juventus restai quattordici anni, dico quattordici; correva
il 1928, l’anno in cui si fondarono le basi definitive della più grande Juventus di tutti i tempi. Io era titolare, mediano destro o sinistro. La Juventus.
aveva acquistato anche Orsi e Caligaris : i tre “nuovi” eravamo noi. Combi, Rosetta e Caligaris, Varglien I, Monti e Bertolini. Con Caligaris e Bertolini
che giocavano a sinistra ed erano entrambi “tutti destri”, con Rosetta e Varglien che giocavano a destra e che preferivano calciare col sinistro !!! Io,
Orsi e Caligaris, i tre novellini, ci facevamo compagnia, avevamo fatto gruppo a sé, ma non tardammo ad inserirci nella grande famiglia che, tutta unita,
conquistò i cinque scudetti. Anni, quelli, che non scorderò mai, gli anni migliori della mia vita e della mia carriera. Fra l’altro, una volta giocai in
nazionale A, a Roma contro la Francia (e vincemmo 2 a 1) ed undici o dodici volte giocai in nazionale B». …”«Combi in porta, Rosetta non marca nessuno, io penso all’ala destra, Bertolini all’ala sinistra, Monti marca il centravanti. Se l’avversario che dobbiamo
affrontare ha classe, allora la marcatura è seria, altrimenti si gioca come sappiamo noi, ignorando l’avversario. Quando dovevamo giocare contro Sindelar,
il compito di marcarlo era mio, perché Monti non lo pigliava mai e s’imbufaliva. Anche Braine e Meazza ci facevano soffrire. Le nostre bestie nere erano
la Roma e la Lazio. Io davo del lei anche a Bigatto. Faotto, terzino del Palermo, voleva acciaccare Orsi. Orsi, muovendo il piedino fantastico che aveva,
lo azzoppò. Quando si vinceva lo scudetto c’erano serate d’onore al Carignano. Orsi era il più pagato, prendeva mille pesos, cioè 700 lire al mese più
una villa ed un’automobile. Quando il pesos andò giù, la Juventus gli corrispose sempre la stessa cifra». … «Non so che significa classe. Io ho imparato dai campioni dello Spartak che venivano a giocare a Fiume, come Kada, Janda, Kelacef. Mi spaccavo gli occhi
per capire come stavano in campo. Ho giocato tante volte centromediano nella conquista dei miei cinque scudetti».

Nonostante abbia totalizzato solamente una presenza in maglia azzurra, Varglien è anche uno dei giocatori preferiti da Vittorio Pozzo, che non manca mai di selezionarlo, almeno fino a quando la carta d’identità può garantire per lui.

A 35 anni Varglien passa alla Sanremese, compagine strettamente legata alla Juventus, prima di chiudere nella Triestina, società nella quale inizia la sua carriera di allenatore.

Sono anni duri questi per Trieste intera, divisa tra Italia e Jugoslavia e lui lega il suo nome alla travagliata stagione 1946-47 conclusa con la retrocessione della squadra alabardata in serie B. Le storie di Varglien e della Triestina, però, prendono un’altra piega: i giuliani vengono riammessi in serie A, tenendo conto che il loro campionato precedente era stato gravemente falsato dalle gravi condizioni ambientali che li avevano costretti a giocare tutte le gare in trasferta, perdendone ben tre a tavolino, mentre Varglien si trasferisce al Como portando i lariani in serie A e disputando due ottime stagioni.

Nel 1951 passa al Palermo e dopo un buon campionato in Sicilia approda alla Roma, appena ritornata in serie A e vogliosa di far bene. Nella capitale rimane due stagioni esprimendosi a buon livello. Le squadre di Varglien rispecchiano tutta la personalità di questo forte mediano: si distinguono per prestanza fisica e sagacia tattica.

Nonostante il suo continuo girovagare Varglien rimane juventino nel cuore fino alla morte avvenuta nel 1978.

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GIUSEPPE CAVANNA

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