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ERALDO MONZEGLIO

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Nasce a Vignale Monferrato il 5 giugno 1906. Terzino di raffinata grana tecnica, esce dalla rinomata scuola casalese che lo lancia nella Categoria nazionale a soli 18 anni. Dopo tre anni di ottima militanza con la maglia nero-stellata, Herman Felsner lo vuole al Bologna. Con i rosso-blu si afferma come campione diventando un elemento cardine della squadra vincitrice dello scudetto 1929 e delle Mitropa Cup 1932 e 1934.

Intanto conquista la maglia della nazionale diventando titolare inammovibile proprio nel corso di questo Campionato Mondiale, per rimanervi fino alla vittoriosa edizione francese. Nel frattempo Monzeglio passa alla Roma dove sfiora lo scudetto nel 1936.

A 33 anni, e dopo quindici di battaglie, chiude col calcio agonistico. Rimane legato all’ambiente giallo-rosso,entrando nello staf tecnico della squadra vincitrice dello scudetto 1941-42.

Fortemente legato al regime in veste di amico personale di Benito Mussolini (Monzeglio èl’allenatore personale dei figlii del DUCE) Monzeglio non esita ad arruolarsi volontario nella seconda guerra mondiale, partecipando alla Campagna di Russia, azione che gli attirerà qualche antipatia. Terminato il conflitto, comunque, riesce ad intraprendere una proficua carriera d’allenatore. Inizia al Como dove lancia il giovane Renato Carapellese, passa alla Pro Sesto, prima di essere chiamato da Achille Lauro a rimettere ordine nel Napoli. Nel 1950 riporta i campani nella massima divisione e garantisce loro ottimi campionati. A dire la verità il materiale umano non gli manca: Achille Lauro gli mette a disposizione ottimi giocatori come Amedeo Amadei, Hasse Jeppson, (mister 100 milioni) e Luis Vinicio. Assieme al grande cannoniere brasiliano non riesce a fare grandi cose, probabilmente perché il suo rapporto con l’ambiente partenopeo è ormai logoro.

Nel 1958 passa quindi alla Sampdoria, società ambiziosa che gli permetterà di vivere altri grandi momenti professionali. Contando sull’apporto di uomini di classe come l’italo-argentino Cucchiaroni, l’ala destra Bruno Mora e il rinato centravanti Sergio Brighenti, nel campionato 1960-61 si toglie la soddisfazione di aver guidato i liguri alla qualificazione in Coppa Uefa, rimasto per oltre vent’anni il miglior risultato conquistato dai blu-cerchiati.

Allenerà anche la Juventus nel 1964, prima di essere praticamente accantonato.

Muore il 3 novembre 1981.

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