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LA DIFFICILE VIGILIA DEL MONDIALE 1930

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Nel mese di luglio del 1930 l’Uruguay, in occasione del centenario dell’indipendenza nazionale, ospita la prima edizione dei campionati mondiali di

calcio, la manifestazione ideata da Jules Rimet, ex giocatore francese diventato presidente della F.I.F.A. nel 1929, che, sulla scorta del successo di pubblico

riscontrato durante le partite del torneo olimpico del 1928, intravvede le potenzialità di un evento nel quale siano presenti tutti i migliori interpreti di questa

disciplina, prescindendo dai vincoli olimpici che impedivano la partecipazione dei calciatori professionisti.

La decisione della Federazione Internazionale di organizzare la manifestazione in Uruguay però non permette di raggiungere lo scopo soprattutto a causa della

gravissima crisi economica che, in questo 1930, ha colpito l’Europa. La partecipazione ad una competizione oltreoceano richiede un lungo viaggio via nave,al momento

troppo costoso per le casse vuote delle federazioni del Vecchio Continente.

Ai naturali problemi logistici si aggiungono anche quelli dei club: Alcune squadre infatti non avrebbero avuto a disposizione i loro giocatori migliori per due mesi,

con i campionati nazionali ancora da completare. Come si vede il rapporto tra club e nazionale è già problematico.

A tutto questo va aggiunto anche lo stracismo dell’Inghilterra nei confronti delle manifestazioni internazionali dell’epoca. Il risultato è che due mesi prima

dell’inizio del campionato, nemmeno una squadra europea si è iscritta, venendo meno alla promessa del maggio 1929 allor quando tutti avevano accettato con entusiasmo

l’idea di recarsi nel Paese dei Campioni olimpici. Solamente grazie agli sforzi personali di Rimet, quattro delegazioni – il Belgio, la Francia, la Jugoslavia e la

Romania (dove il Re Carol I, allenatore della formazione, garantisce ai calciatori tre mesi di ferie e la conservazione del posto di lavoro per permettere loro di

raggiungere il Sud America) – si imbarcano il 21 giugno del 1930 da Villefranche-Sur-Mer sulla nave di linea “Conte Verde”, mischiandosi agli altri viaggiatori. GliAtleti

si allenano sui ponti spedendo in mare un numero imprecisato di palloni e, spesso colpiscono anche gli altri viaggiatori che mal sopportano quel branco di ragazzacci

in mutande che, invece di lavorare, perdono tempo a giocare al foot-ball o chissà quale altra diavoleria.

Capo della spedizione è proprio Jules Rimet il quale conserva in una cassaforte personale la Coppa di 158 chilogrammi d’oro e alta trenta centimetri destinata a

divenire l’oggetto del desiderio di qualsiasi federazione mondiale.

La delegazione raggiunge Rio de Janeiro il 29 giugno in tempo per accogliere a bordo la nazionale del Brasile. Tutte le delegazioni giungono a Montevideo il 4 luglio

pronte a darsi battaglia sul campo.

La federazione organizzatrice, rimasta delusa dall’atteggiamento assunto dalle istituzioni sportive europee, non mancherà di ripagare tutti con la stessa moneta nel

1934, quando il mondiale verrà organizzato in Italia. La mancata partecipazione degli azzurri, recentissimi vincitori della Coppa Internazionale, ha indispettito

particolarmente il Paese ospitante. Due sono le ragioni principali: innanzitutto da Roma non è stata data una spiegazione chiara sulla motivazione per la quale il

calcio nostrano non avrebbe aderito alla kermesse, a differenza delle altre principali organizzazioni (Svizzera, Austria e Cecoslovacchia) le quali, tra l’altro hanno

dovuto confrontarsi con lo stracismo dei club locali che si sarebbero rifiutati di pagare due mesi di stipendio agli atleti impegnati; il secondo, questo a detta di

molti mezzi d’informazione sudamericani, è direttamente connesso col tentativo, per altro riuscito, di portare in italia molti calciatori argentini ed uruguagyy e, con

la scusa della doppia cittadinanza, di toglierli alle nazionali locali, provocando naturalmente un clima di ostilità nei confronti degli italiani. Per evitare rischi,

sempre secondo i maligni, gli azzurri sarebbero rimasti nel Bel Paese.

Quella del 1930 è comunque un’edizione particolare in quanto non vi si accede tramite gare di qualificazione, ma ad invito.

Una volta giunte le delegazioni in Uruguay si espletano le modalità di sorteggio. Le squadre vengono suddivise in quattro gironi, tre da tre e uno da quattro

compagini, le cui vincenti accedono alle semifinali.

Le quattro squadre europee vengono divise in modo da non scontrarsi tra loro: ne risulta che la Francia si trova nel gruppo con Argentina, Cile e Messico; la

Jugoslavia con Bolivia e Brasile, la Romania con i padroni di casa dell’Uruguay e il Perù, mentre il Belgio si scontrerà con Stati Uniti e Paraguay.
ora tutti hanno nove giorni per rifinire la preparazione e persmaltire il viaggio in quanto l’apertura della manifestazione è prevista per il 13 di luglio. Teatro di

tutte le partite del torneo sarà la capitale Montevideo, città di 600.000 abitanti nella quale vive un terzo della popolazione del Paese. La nazione sudamericana, al

momento considerata la Svizzera d’oltreoceano, risente enormemente della crisi finanziaria che ad ottobre ha colpito la borsa americana. Inoltre si stanno esaurendo

gli effetti benefici del socialismo di stato imposto nel 1911 da Battle Ordonez con gravi ripercussioni sulla pace sociale della nazione. Il mondiale, però, ha fatto

passare tutto in secondo piano e nell’arco di cinque mesi lavorando anche alla luce dei fari, viene costruito lo stadio del Centenario, struttura capace di contenere

oltre centomila persone che si affiancha agli altri due piccoli impianti già presenti: il “Pocitos” e il “Parque Central”.

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