CENT'ANNI DI STORIA D'ITALIA RACCONTATI DAL CALCIO

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ALDO OLIVIERI

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Nato a: San Michele extra (Vr) il: 02.10.1910

Pochi lo conoscono o lo ricordano eppure Olivieri è stato uno dei massimi

interpreti del ruolo del calcio italiano. Le sue prodezze ne hanno fatto uno

dei grandi protagonisti della manifestazione francese. Coraggioso ed indomito

con la sua agilità e la sua prontezza di riflessi Olivieri ha stregato il

pubblico italiano nell’epoca fascista e per anni ha tormentato i sogni di

un’intera generazione di attaccanti che hanno avuto la sfortuna
di incontrare nella loro carriera quest’enorme uomo para tutto. Quando

Olivieri gioca la porta sembra rimpicciolirsi e per un attaccante trovare uno

spiraglio dove piazzare il pallone diventa un’autentica impresa.

Prima  di darsi al calcio, Olivieri si è dedicato al ciclismo. Alla prima

corsa in montagna però, si è arreso ansimante e stremato dalla fatica

comprendendo che sarebbe stato meglio dedicarsi ad altra attività. Così

accetta la proposta degli amici che nel frattempo hanno deciso di schierarlo

tra i pali, dato  il suo fisico lungo e secco, in un torneo giovanile. Ma

anche qui gli inizi non sono esaltanti e il buon Aldo al debutto vede quattro
volte la propria porta gonfiarsi. Tuttavia si riscatterà ben presto e spiando

gli allenamenti dei portieri più esperti comincia subito a migliorare tanto

che a fine anno vincerà la medaglia di miglior portiere del torneo strappando

un contratto al Verona con cui debutta nella stagione 1929-30. Ben
presto diventa il leader della squadra illuminando con le sue prodezze un’epoca

abbastanza cupa per la compagine scaligera visto che essa naviga ormai da

anni senza infamia e senza lode nella serie B non riuscendo a conquistare le

vette del calcio italiano.

Dopo tre anni, quando la serie cadetta gli sta stretta, decide di trasferirsi

al Padova dove vive la sua stagione più sfortunata. Infatti il 31 dicembre

1933, al rientro da un paio di infortuni alla spalla, in uno scontro con un

attaccante avversario si procura una grave ferita al cranio. I medici

lavoreranno alacremente con il trapano per rimettere in ordine ossa ed idee e

rimandare indietro la nera signora arrivata in anticipo. Aldo non solo riesce
ad evitarla, ma dopo soli sette mesi, grazie al suo coraggio e alla sua

caparbietà contro il parere dei medici rimette piede in campo. La ferita

oltre a lasciargli una grossa cicatrice, lo costringerà per cinquant’anni a

svegliarsi regolarmente col mal di testa rendendolo sensibile al clima: «In

ritiro, andavo dai miei compagni e dicevo: oggi pomeriggio usate i tacchetti lunghi,

pioverà. E loro: ma come, c’è il sole. Pioverà, pioverà lo dice la mia testa.

E regolarmente pioveva».

La stagione successiva si trasferisce alla Lucchese dove si consacra

conquistando  prima la serie A nel 1936 e successivamente la nazionale. Ed è

proprio indossando la maglia azzurra che Olivieri si toglie le soddisfazioni

maggiori. Al termine di questi mondiali, Mussolini lo accoglie in modo

caloroso e, dopo avergli toccato virilmente una spalla,  gli dice: «So che

l’eroe siete stato voi: avete salvato l’Italia».

Nel 1942 torna in serie B con il Brescia prima di chiudere la carriera

nell’Audace, squadra del suo rione di nascita.

Aldo Olivieri è diventato un campione grazie agli straordinari mezzi atletici

e ai riflessi felini, ma anche grazie alla cura con cui studia il suo

ruolo, sostenendo infatti di aver rubato un segreto alle ballerine: andava a

spiare, nelle sale da ballo, i passi piccoli che non fanno perdere

l’equilibrio «e ti sposti che quasi non te n’accorgi» diceva. Terminata

l’attività di calciatore intraprenderà la carriera di allenatore e anche qui

avrà successo visto che guiderà due squadre blasonate come Juve e Inter.

Due anni prima di morire, Olivieri sarà protagonista di un episodio

singolare: un paese nel veronese decide di dedicargli uno stadio, credendolo

morto. Il nostro portierone fa subito notare che per sua fortuna le sue penne

non si sono ancora trasferite nell’altro mondo e così il sindaco del paese è

stato costretto a scusarsi pubblicamente per la gaffe fatta, rimediando così

una storica figuraccia.

Purtroppo il 6 aprile 2001 Aldo ci ha lasciati e con lui se n’è andato un

pezzo di calcio italiano. Di lui rimane la grande abilità calcistica oltre

alla sua grande umanità e simpatia.

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