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I “LEONI DI HIGHBURY”

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Per gli azzurri campioni del mondo, arriva finalmente l’invito dai “maestri” inglesi a recarsi in casa loro per un confronto avente

lo scopo di stabilire chi è la compagine più forte. Pure in questo caso i britannici non perdono l’occasione per dimostrare tutto il loro snobbismo: anzi che affrontare gli azzurri all’Empire Stadium di Wembley, ove la nazionale ha sempre giocato, la partita viene disputata ad Highbury, domicilio dell’Arsenal.

Gli uomini di Sua Maestà comunque temono una figuraccia ed è per questo motivo che hanno proposto l’incontro proprio a novembre, nel mese climaticamente peggiore

possibile per giocatori sostanzialmente leggeri come quelli italiani. Vittorio Pozzo teme la trappola e vorrebbe declinare l’invito, ma sia la Federazione, sia

l’ambiente politico aspettano da troppo tempo questo momento. Lo stesso Mussolini esprime il suo gradimento per una gara della nazionale azzurra di calcio disputata proprio in Inghilterra, sul terreno dei “Maestri”, per stabilire la supremazia dellla gente italica proprio in casa di una di quelle nazioni che ci stanno affamando e, quando al DUCE

farebbe piacere qualche cosa, vuol dire che ciò va fatto.

E’ allora tutti in marcia alla conquista di Londra! Per l’occasione Pozzo conferma la formazione titolare ai mondiali ad eccezione di Ceresoli al posto di Combi, e di

Serantoni a centrocampo al posto di Meazza, tornato al suo ruolo originario di centravanti in luogo di Schiavio che, dopo la finale mondiale, ha chiuso con la

nazionale

Finora l’Inghilterra sul proprio terreno ha vinto tutti gli incontri disputati. La stampa locale è convinta di fare un sol boccone degli azzurri e c’è qualcuno che

azzarda il pronostico: 10 a 0 per i bianchi.

116: Londra (Arsenal Stadium, Highbury) –mercoledì, 14 Novembre 1934 – h. 14,30

INGHILTERRA- ITALIA                               3-2                 (Am.)

RETI: 3’ e 10’ Brook, 12’ Drake, 58’ e 62’ Meazza (I)

INGHILTERRA: Moss, Male, Hapgood (cap.), Britton, Barker, Copping, Matthews, Bowden, Drake, Bastin, Brook.C.T.: Cooch.

ITALIA: Ceresoli (Ambrosiana – Inter) 2, Monzeglio (Bologna) 18, Allemandi (Ambrosiana – Inter) 15, Ferraris IV (Lazio) 26 (cap.), L. Monti (Juventus)16, Bertolini

(Juventus) 24, Guaita (Roma) 7, Serantoni (Juventus) 4, Meazza (Ambrosiana – Inter) 28, Giovanni Ferrari (Juventus) 24, Orsi (Juventus) 33. C.T.: V. Pozzo.

ARBITRO: Olsson (Svezia).

SPETTATORI: 61.000

 L’impatto è subito durissimo: già in apertura i padroni di casa fruiscono di un calcio di rigore, ma l’ala sinistra Brook si fa parare il tiro da

Ceresoli. L’errore non li demoralizza, anzi sembra caricarli in quanto segnano tre gol in 12 minuti. Per i nostri sembra una disfatta, anche perché rimangono in dieci

uomini dopo pochi minuti a causa dell’infortunio occorso a Luis Monti al quale viene letteralmente spappolato un alluce dopo due minuti di gioco. A proposito di questo

tremendo inizio di gara lo stesso Pozzo racconta:

Tuttavia la nazionale italiana ha carattere: si adegua al clima di battaglia compiendo anch’essa interventi al limite del regolamento, nel quale si erge a

protagonista Attilio Ferraris, spostato nel ruolo di centro-mediano e, nella ripresa, Meazza realizza due reti che riaprono completamente la gara. I nostri rischiano

addirittura di pareggiare prima con Guaita e successivamente con Attilio Ferraris, il quale disputa la miglior gara della sua lunga carriera. A proposito Luigi

bertolini, in un’intervista del 1966, ricorda:

Si è perso, ma questa grande prova di grinta fornisce comunque ai mass media il pretesto per esaltare il carattere e la combattività del popolo italiano, capace di far

fronte a qualsiasi avversità in corso d’opera.

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