CENT'ANNI DI STORIA D'ITALIA RACCONTATI DAL CALCIO

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LA x OLIMPIADE DELL’ERA MODERNA: LOS ANGELES 1932

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La Juventus è diventata campione d’Italia per la quarta volta mentre iniziano le grandi manifestazioni organizzate per celebrare il decennale della salita al potere di Benito Mussolini. Non fossero bastate le cerimonie collegate alla posa in pompa magna della prima pietra per la costruzione della città di Littoria (attuale Latina), frutto delle enormi opere di bonifica dell’agro pontino, con le quali verranno strappati alla palude migliaia e migliaia di ettari di terreno prima solamente fonte di miseria e malattie, ci si mette anche il mondo dello sport
ad offrire occasioni al regime per autocelebrarsi.

Effettivamente, nei primi quindici giorni d’agosto i nostri atleti ottengono strepitosi successi alle olimpiadi di Los Angeles (nel cui programma non è previsto il torneo di calcio) che portano l’Italia sulle prime pagine di tutti i giornali mondiali. I rappresentanti del Regno d’Italia si issano fino al secondo posto nel medagliere con 12 medaglie d’oro, 12 d’argento e 12 di bronzo. Il grande successo ottenuto negli Stati Uniti è il frutto della programmazione voluta dal Regime Fascista che da anni ha fatto in modo di assumere nei vari enti statali gli atleti emergenti. Questi, ottenuta una certa sicurezza economica, hanno potuto dedicarsi a tempo pieno alla pratica sportiva, migliorando le loro prestazioni attraverso allenamenti quotidiani. Si tratta di un vero e proprio “dilettantismo di stato” modello che negli anni successivi verrà imitato dalla Germania Hitleriana e, nel secondo dopoguerra, dai regimi comunisti dell’Europa Orientale, nonché da quelli dittatoriali presenti in Spagna ed in sud America.

A queste grandi imprese si affiancano le vittorie dei nostri ciclisti nelle corse principali (Alfredo Binda trionfa in Francia), le imprese di Primo Carnera che, nella patria del pugilato sta diventando campione del mondo dei pesi massimi, la categoria regina,  e quelle di piloti come Tazio Nuvolari ed Enzo Ferrari capaci di
far diventare verde dalla rabbia Henry Ford, in quanto, con pochissimi mezzi,  ottengono la stessa notorietà che il magnate dell’automobile statunitense ha pagando cifre salatissime.
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