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LA FUGA DI NINO PETRONE

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Il successo della Triestina sul campo di Firenze è destinato a lasciare il segno. Nella città toscana la temperatura si arrroventa, non per la fine dell’inverno, bensì perché scoppia il “caso Petrone”. Da qualche tempo, in realtà, il forte centravanti uruguagio della Fiorentina è in crisi e il tecnico Felsner decide di metterlo temporaneamente fuori dalla formazione titolare, dando spazio ad Aldo Borel, il valido attaccante che tanto bene aveva fatto l’anno precedente con la maglia del Casale. Dopo tre partite di stop forzato, però, il pubblico viola esige l’impiego della stella sudamericana, ma contro la Triestina il giocatore dimostra di essere fuori forma, tanto da indurre il tecnico austriaco a spostarlo all’ala. Petrone, sentitosi degradato (non essendo previste sostituzioni nelle gare ufficiali, all’ala venivano solitamente spostati gli zoppi o quelli fuori forma) non ci sta e manda letteralmente a quel paese Felsner. La società, che dal suo arrivo ad ora gli ha concesso tutto: licenze straordinarie, ritardi agli allenamenti, quando il sudamericano decideva
di parteciparvi, a questo punto  reagisce comminandogli una multa di  2000 lire che lui rifiuta di pagare. Nel giro di quattro giorni Petrone riesce a procurarsi un nuovo passaporto, a raccogliere le proprie cose e a lasciare l’Italia per sempre. La squalifica che gli verrà comminata dalla F.I.F.A. gli
costerà la fine della carriera. Dall’intera vicenda, però, uscirà sconfitto anche Hermann Felsner che, accusato dall’ambiente viola di non aver saputo gestire il caso Petrone, viene rimosso dalla panchina.
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