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CONSIDERAZIONI SUL CAMPIONATO ITALIANO DI CALCIO 1932-33

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   La Juventus vince il suo terzo scudetto consecutivo, impresa finora riuscita unicamente a squadroni come Genoa e Pro Vercelli, solo che

all’epoca era forse
più facile imporsi in questa maniera. Quella bianconera è una compagine fortissima in tutti i suoi reparti. Infatti chiude il campionato con il miglior attacco, e la

miglior difesa. Rispetto agli anni precedenti, non vi è stata nessuna squadra in grado di impensierire i bianconeri.  Ambrosiana, Bologna,
Napoli e Roma si sono dimostrate troppo discontinue ed hanno sistematicamente mancato gli appuntamenti che contavano, cioè quelle partite che le avrebbero agganciate

ai campioni d’Italia.

Uno dei motivi di questa situazione può essere il cambio generazionale che sta subendo il calcio italiano in questo periodo. La Juventus è composta da giocatori nel

pieno delle proprie potenzialità fisiche, mentre le altre hanno campioni in fase discendente. I vari Levratto, Vojak, Volk e Libonatti, sono giocatori ancora

validissimi, ma non più in grado di garantire lo stesso rendimento per tutta la stagione. Il ricambio c’è, ma i nuovi debbono maturare. In questo torneo oltre a Felice

Borel, esplodono giocatori come Busoni del Torino e  Biavati del Bologna.

La stagione 1932-33, comunque, passerà alla storia per essere stata l’ultima con Leandro Arpinati presidente federale. Il suo modo di fare indipendente ed autonomo

dalle volontà di partito, gli ha creato molte inimicizie e la conseguenza è che gli viene preferito Giorgio Vaccaro, colui che sei anni prima
aveva salvato la Lazio dalla fusione.

Per Arpinati inizieranno anni difficili.

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