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LA CRISI ECONOMICA INTERNAZIONALE E L’INVASIONE DEI “RIMPATRIATI”

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Nell’estate del 1931 la crisi economica mondiale tocca il suo punto più basso: dopo il fallimento della Banca Austriaca avvenuto l’anno precedente, si registra anche quello della Banca Tedesca. Le due nazioni non riescono più a far fronte agli esorbitanti debiti di guerra, per pagare i quali, evitano di importare i generi di prima necessità di cui sono prive. A farne le spese è naturalmente la popolazione, data la mancanza di molti prodotti agricoli dovuta alla conformazione e al clima delle due nazioni.

Una simile situazione preoccupa il governo italiano il quale, nonostante rappresenti una nazione vincitrice, in un certo senso si trova nella medesima situazione: la guerra è stata si vinta, ma vci sono debiti fino al 1988. Per questo motivo Benito Mussolini si fa promotore di un tentativo di mediazione con le nazioni creditrici allo scopo di alleggerire la posizione dei debitori, ben conscio del fatto che, una popolazione ridotta alla fame potrebbe coltivare al proprio interno violenti istinti di vendetta.

La difficile congiuntura economica sembra non riflettersi sull’attività delle squadre italiane: la campagna acquisti 1931 è caratterizzata dall’arrivo in massa degli “oriundi”  (rimpatriati per il regime), cioè giocatori stranieri di origine italiana, che torneranno utili anche alle glorie della nazionale. La Juventus acquista il centro-mediano argentino Luis Monti, al quale affianca il mediano dell’Alessandria Luigi Bertolini,
già più volte in maglia azzurra, costruendo in questo modo una compagine che diventa pressoché imbattibile.

L’arrivo di Monti scatena molte polemiche, soprattutto in Argentina. Essendo il giocatore di origine italiana, è chiaro che avrebbe vestito la maglia azzurra abbandonando quella bianco-celeste. La volontà del regime fascista di costruire una nazionale invincibile è ormai palese per tutti e questo, dà all’opinione
pubblica argentina il la per affermare che:

Tuttavia quella di Monti è una scommessa da parte della dirigenza juventina. Nell’ultimo anno il giocatore è stato praticamente inattivo a causa dello stracismo della critica sud-americana che lo ha ritenuto il principale responsabile della sconfitta patita nella finale mondiale in Uruguay, quando i bianco-celesti sono crollati dopo aver concluso la prima frazione di gara in vantaggio per 2 a 1.

Un altro caso intricato si rivela quello riguardante Raffaele Sansone. Fortemente corteggiato dal Bologna, dove gioca da una stagione la grande mezz’ala Francisco Fedullo, suo connazionale ed estimatore, Sansone viene tuttavia acquisito dalla scatenata Fiorentina allo scopo di accontentare il forte centr’avanti Nino Petrone
suo compagno di club in Uruguay, che come condizione per trasferirsi a Firenze ha posto l’arrivo di questa geniale mezz’ala. Tuttavia le due compagini trovano l’accordo: Sansone va a Bologna, la società felsinea rispetta il contratto già firmato che prevede 25.000 lire all’anno per due stagioni, e 2500
lire al mese (un impiegato ne guadagna 500, un operaio 90 e si canta “se potessi avere 1000 lire al mese ), mentre in viola vanno il nazionale Alfredo Pitto e Federico Busini III, giocatori fortemente caldeggiati dal neo tecnico Hermann Felsner. La campagna acquisti viola viene completata dall’arrivo
della punta Prendato dal Padova, del centrocampista Mario Bigogno dal Legnano e del terzino Gazzari dalla Triestina.

L’Ambrosiana, la grande delusa della stagione precedente, acquista l’uruguagio Hector Scarone, e l’argentino Attilio Demaria. La Lazio, invece, pesca a piene mani in Brasile; assieme al tecnico Barbui, arriva un gran numero di brasiliani, tra cui Anfilogino Guarisi, giocatore importantissimo anche per
la nazionale. Dalla Lazio se ne va Piero Pastore che ritorna al Milan.

La Roma non opera cambiamenti, convinta di essere sufficientemente competitiva per affrontare il doppio impegno: campionato e Mitropa, competizione alla quale partecipa anche la Juventus.

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