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RENATO CESARINI

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Nasce a Senigallia nel 1906, ma ancora in fasce emigra con la famiglia in Argentina, tra i tanti disperati in cerca di un futuro migliore al di fuori dell’Italia. Inizia a giocare in squadre locali, ma più che al pallone il giovane Renato è maggiormente dedito allo svago. E’ comunque dotato di temperamento e di piedi d’oro tanto da mettersi in evidenza agli occhi degli osservatori juventini che nel 1929 lo riportano nella terra natia, che gli darà fama, ricchezza e gloria. Di lui diventano leggendarie, sia le prodezze sul terreno di gioco, sia quelle all’esterno. Cesarini, grande ballerino di tango, suscita grande ammirazione anche tra il pubblico femminile. Generoso anche con i compagni, allegro, ed estremamente astuto, il “CE”, così viene chiamato dai compagni, accetta senza batter ciglio la dura disciplina imposta dalla Juventus e paga senza mai protestare le multe che derivano dalle sue numerose infrazioni. Tutt’al più si limita a contrattare l’annullamento di una contravvenzione in cambio di un gol in qualche big match. La personalità di questo giocatore ci viene descritta molto chiaramente dall’autrice e tifosa juventina Piera Callegari nel libro “La Juventus (storia, personaggi, vittorie di una grande squadra di calcio dal 1897 ad oggi)”:

Di lui il compagno di squadra Bertolini racconta:

Questa mezz’ala dalle spiccate caratteristiche offensive raggiunge l’apice della popolarità il 13 dicembre del 1931, quando a pochi minuti dal termine, realizza un gol decisivo contro l’Ungheria. Si trattava dell’ennesima marcatura segnata nei minuti conclusivi di un incontro in maglia azzurra, tanto che di lì in avanti i minuti finali delle partite di calcio prenderanno il nome di “Zona Cesarini”.

Dopo sei stagioni e cinque titoli vinti consecutivamente, la paura di dover partire per la “guerra d’Etiopia” lo convince a lasciare l’Italia. Per altri nove anni dispenserà perle di genio, ricoprendo dal 1940 al 1945, anno del suo addio al calcio giocato, anche il doppio ruolo di allenatore-giocatore.

Terminata la seconda guerra mondiale torna in Italia per sedersi sulla panchina della Juventus, ma la nuova moda del WM convince la società bianco-nera a fare a meno di lui per affidare la squadra alle cure dell’inglese Gesse Carver.

Cacarita Junior e Boca Junior sono le successive tappe della carriera da tecnico di Cesarini, prima di andare a forgiar talenti nelle giovanili del River Plate per ben 8 anni.

Nel 1959 torna in Italia per l’ultima volta andando ad occupare nuovamente la panchina della Juventus. In quella squadra ci sono fenomeni come Omar Sivori e John Charles ed a lui basta gestire questi due talenti per aggiudicarsi due scudetti consecutivi.

Torna in Argentina dove proseguirà la propria attività di allenatore, arrivando anche alla panchina della nazionale, prima di morire nel 1969.

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FRANCISCO FEDULLO Facebooktwittergoogle_pluslinkedinrssyoutubeby feather

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