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RODOLFO “SCIABOLONE” VOLK

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È stato uno dei più grandi centr’avanti mai visti nel campionato italiano e per oltre sessant’anni rimarrà il miglior cannoniere di tutti i tempi della Roma.

Nato a Fiume il 14 gennaio del 1906 inizia a giocare nelle file del Gloria, compagine di secondo piano della citta ora croata.

Il servizio militare lo porta a Firenze e nella neonata Fiorentina prosegue la sua attività, usando lo pseudonimo di Bolteni, in quanto ai coscritti è vietato cimentarsi in gare sportive di federazione.

Tornato a Fiume si mette in mostra come prolifico goleador, tanto da attirare le attenzioni dei dirigenti romanisti. Il suo passaggio in giallorosso avvenuto nel 1928, è stato quanto meno curioso. Nella Fiumana milita un altro grande
talento: Marcello Mihalic. Roma e Napoli iniziano a contendersi furiosamente i due giocatori. La federazione decide di intervenire e dispone di accettare il trasferimento di Mihalic al Napoli, e di Volk alla Roma. Il giocatore, al quale il regime Fascista, nel quadro della massiccia opera di italianizzazione dell’Istria e dell’Alto Adige ha imposto il cognome Folchi, diventa subito l’idolo delle folle “testaccine” a suon di gol: ne realizzerà
oltre cinquanta nelle prime due stagioni e quando lascerà la Roma i suoi centri saranno 103. La sua fama presso i tifosi giallo-rossi aumenta in modo esponenziale dopo il gol decisivo realizzato nel primo storico derby disputato contro la Lazio.

Dotato di tiro micidiale, fulmineo e rapido nei movimenti e più pericoloso spalle alla porta per le sue doti di funambolo, Volk non possiede tecnica sopraffina, ma segna da ogni luogo del campo, dote che gli permette di entrare nel cuore di qualsiasi tifoso giallorosso. Viene soprannominato Sigfrido, poi trasformatosi rapidamente nel più romanesco “Sigghefrido”. Ancor più famoso è il suo appellativo di “Sciabbolone”, in contrapposizione a “Sciaboletta”, il soprannome dispregiativo assegnato a
Re Vittorio Emanuele III.

Nonostante il suo altissimo rendimento, Volk non veste mai la maglia della nazionale maggiore limitandosi a raccogliere 5 gettoni con la nazionale B.

A soli 28 anni, e dopo sei magnifiche stagioni, viene ceduto prematuramente al Pisa appena tornato in serie B nel 1934, dove ritrova il compagno di molte battaglie Cesare Fasanelli. La causa della sua cacciata dalla Roma risiede nei dissidi interni con Enrique Guaita, il nuovo idolo delle folle romane ed Elvio Banchero.

Nonostante non sia riuscito a riportare in serie A il club toscano, Volk ritrova la massima divisione nel 1935 vestendo la maglia della Triestina, senza peraltro incidere come lui sapeva fare solo qualche anno prima.

Nel 1936 torna alla Fiumana, con la cui maglia ottiene la promozione in
Serie B nel campionato 1940-41.

Terminata la carriera da calciatore, diventa usciere nella sede del
Totocalcio di Piazzale Ponte Milvio, a
Roma.

Il 2 ottobre 1983 muore in una casa di cura dei
Castelli romani, dopo essere stato colpito da cardiopatia sclerotica compensata, solo ed ormai ridotto in miseria.

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