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ANTONIO VOJAK

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Nato a Pola il 19 novembre 1904 a 17 anni Vojak entra a far parte del Grion, la famosa squadra locale capace di raggiungere la serie B negli anni 30.

Successivamente il giocatore si mette in mostra nella Lazio dei primi anni venti tanto che la Juventus del neo-presidente Agnelli lo acquista, per cercare di controbattere i rivali cittadini del Torino i quali hanno appena ingaggiato Adolfo Baloncieri e Giulio Libonatti. Con i bianconeri Vojak vince lo scudetto
del 1926, formando con l’ungherese Hirzer e con Mario Pastore un trio d’attacco al fulmicotone.

Antonio Vogliani, questo è il cognome italiano impostogli dal regime fascista, si può definire il vero prototipo della mezzala, instancabile nel continuo lavoro di raccordo tra attacco
e difesa. Un’altra caratteristica della mezzala istriana è quella di giocare spesso con un
baschetto calcato sulla testa.

Dopo quattro stagioni ricche di soddisfazioni personali al caratteristico baschetto Vojak abbina la casacca del Napoli dove segna valanghe di gol, raggiungendo anche la nazionale nel 1932.

Dopo una stagione al Genoa appena ritornato in serie A nel 1935, Vojak Chiude la sua attività agonistica vestendo la casacca della Lucchese dove trova come allenatore Egri Erbstein. Dall’ungherese eredita la passione della panchina tanto che, per due stagioni svolge il doppio ruolo di allenatore-giocatore nell’Empoli in serie C.

Nel 1940 approda sulla panchina del Napoli, in uno dei momenti più difficili della storia della società partenopea. Per lui ci sono tre stagioni difficili. Nel dopoguerra prosegue la carriera in varie squadre delle categorie minori continuando ad insegnare calcio.

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