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CONSIDERAZIONI SUL CAMPIONATO ITALIANO DI CALCIO 1930-31

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             L’ultima domenica di giugno chiude un campionato capace di proporre almeno tre compagini di altissimo livello. Basti pensare che la Roma, giunta seconda, con i punti ottenutisi sarebbe laureata campione d’Italia nella stagione 1929-30.

Della qualità dell’attacco Juventino abbiamo già parlato durante il racconto del campionato,
ma per completare il quadro, basti ricordare che i tre davanti, Vecchina, Ferrari ed Orsi, hanno realizzato ben 52 reti. La Roma, dal canto suo, ha proposto una squadra ben organizzata, pronta ad innescare giocatori come Volk e Costantino che ha ormai conquistato un posto stabile in nazionale, mentre in difesa,il portiere rivelazione Guido Masetti ha dato sicurezza all’intero, reparto, risultato il migliore dell’intera categoria.

Il Bologna, invece, mostra che alla fine il tentativo di amalgamare i vecchi campioni come Schiavio e Della valle con due talenti  come Fedullo e Reguzzoni si è rivelato vincente. Anche i felsinei hanno tenuto un ruolino di marcia di tutto rispetto, sebbene non abbiano mai realmente lottato per il primato.

Infine va menzionato pure il campionato del Genoa. I liguri, però, hanno pagato a caro prezzo i troppi infortuni, ma la squadra dimostra di essere valida.

Chi ha veramente deluso, invece, sono state L’Ambrosiana e il Torino. I milanesi non sono riusciti a difendere in alcun modo lo scudetto conquistato, anzi, per buona parte del campionato hanno viaggiato nella seconda metà della graduatoria, mentre i granata hanno palesato i limiti del proprio organico, limiti legati all’età avanzata dei propri giocatori più rappresentativi.

La stagione ha finalmente mostrato che pure nel centro sud si è in grado di costruire compagini competitive. All’ottimo campionato della Roma va affiancato anche quello del Napoli. I partenopei hanno chiuso il girone d’andata al secondo posto, ma hanno pagato l’assenza di Sallustro per buona parte del girone di ritorno, altrimenti, avrebbero detto la loro nei quartieri altissimi della classifica.

Infine è opportuno sottolineare il divario che inizia a crearsi tra le grandi, con sempre maggiori mezzi economici a disposizione per rafforzarsi e le piccole, sempre più depauperate dei loro elementi migliori. Non è un caso che L’Alessandria, dopo la partenza di Giovanni Ferrari, sia passata dalla lotta per lo
scudetto a quella per non retrocedere e che il Livorno, dopo il passaggio di Magnozi al Milan, sia sceso di categoria. Va notato che tra la prima e l’ultima vi è stato un divario di ben 36 punti che, se li rapportiamo alla regola dei tre punti per vittoria, diventerebbero ben 55.
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