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SCOPPIA LA CRISI DEL ’29

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Quella che si apre è una settimana destinata a rivelarsi cruciale per le sorti dell’intero pianeta: mentre l’Italia festeggia il fidanzamento ufficiale tra il Principe Umberto di Savoia e la figlia del Re del Belgio Maria Josè, avvenuto il 24 ottobre, nello stesso giorno crolla la borsa di Wall Street, innescando una crisi finanziaria che avrà

gravissime ripercussioni socio-economiche sul mondo intero.

Improvvisamente gli Stati Uniti si risvegliano da un sogno in quanto, ancora a fine estate, la borsa sembrava essere una fonte di ricchezza inesauribile.

Il “giovedì nero” non è stata la vera causa di questa crisi, bensì è stato il primo effetto di un malessere che affonda le proprie radici addirittura nella Prima

Guerra Mondiale. Disciolti gli imperi sono sorti una serie di nazioni: Jugoslavia, Cecoslovacchia, Polonia, Ungheria ecc., che hanno applicato una politica economica

di stampo prettamente protezionistico mettendo in difficoltà gli scambi commerciali planetari. Altre nazioni, come la Germania, si sono trovate letteralmente in

ginocchio a causa dei debiti contratti ed hanno dovuto svalutare la loro moneta al punto tale di doverne creare una nuova.

L’Inghilterra, dal canto suo, fino a questo momento un’autentica potenza economica e finanziaria, a causa dello sforzo bellico non ha tenuto aggiornati i propri mezzi

produttivi e commerciali trovandosi nella necessità di svalutare la sterlina nei confronti del dollaro, divenuto negli anni venti la moneta di riferimento. A questo va

aggiunto che gli Stati Uniti sono l’unica nazione uscita dal conflitto creditrice nei confronti degli altri stati. Una simile situazione ha favorito l’esplosione della

produzione di beni durevoli come automobili e case di proprieta divenute alla portata della maggior parte della popolazione.

In questo modo si è creata una situazione per la quale la riserva aurea della nazione nord americana ammonta al 38 % di tutto l’oro mondiale. La borsa di New York

diventa il cuore pulsante dell’economia mondiale. Anche dall’estero c’è la corsa all’accaparramento di titoli il cui valore nominale non corrisponde all’effettivo

valore dell’azienda rappresentata e il cui acquisto viene portato a termine attraverso ingenti prestiti bancari. Il crollo delle medesime impedirà a molte persone di

rientrare dai debiti mettendo in crisi molti istituti bancari.

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