CENT'ANNI DI STORIA D'ITALIA RACCONTATI DAL CALCIO

8i DI FINALE DEL MONDIALE DI CALCIO 1990: AVANZANO CECOSLOVACCHIA, ARGENTINA E GERMANIA OVEST

La papera di Higuita rimane una delle più clamorose commesse da un portiere al mondiale. Tutti ne parlano, mentre in serata Cecoslovacchia e Costa Rica, due autentiche rivelazioni, si giocano il passaggio del turno. La vincente incontrerà una tra Germania ed Olanda opposte l’una contro l’altra nella partita della sera successiva.
Bari (Stadio San Nicola) – sabato 23 giugno 1990 – ore 21,00

CECOSLOVACCHIA – COSTA RICA 4-1 (8i DI FINALE)

RETI: 11’ Skuhravý, 55’ González (CO), 62’ Skuhravý, 78’ Kubik, 82’ Skuhravý.

CECOSLOVACCHIA: Stejskal, Kadlec, Kocian; Chovanec, Hašek (cap), Bilek; Kubik, Moravcik, Straka, Skuhravý, Knoflicek. C.T.: J. Vengloss.

COSTA RICA: Barrantes, Flores (cap), Montero; Obando J. (46 Medford), Chavez, González;
Chavarria (66 Guimaráes), Marchena, Cayasso, Ramirez, Jara C.. C.T.: B. Milutinovic.

TERNA ARBITRALE: Kirschen (Germania Est); g.l.: Pérez (Colombia), d’Elia (Italia).

SPETTATORI: 48.000.
Questa volta le previsioni della vigilia, csecondo le quali alla Cecoslovacchia è toccato il compito più facile, vengono rispettate in pieno. Effettivamente la Costa Rica della saetta Medford ha dato fondo ad ogni risorsa nervosa. La compagine centro-americana si è sentita certamente appagata dall’impresa appena compiuta. Non è così per i cecoslovacchi, trascinati dal gigante Skuhravy, tanta voglia di mettersi in mostra e magari di un contratto proprio in Italia.

In attesa delle due supersfide tra Brasile-Argentina e Germania Ovest-Olanda, opposte per uno strano gioco del destino proprio nel primo turno ad eliminazione diretta, le altre lavorano. A Selva di Fasano, sede del ritiro del Camerun, ad esempio, gli africani dedicano il Pomeriggio ad un’intensa seduta di allenamento, dopo una mattinata trascorsa dal CT Nepomniaschiy nei negozi locali. Questa la sua motivazione: “Ho promesso a mia figlia delle scarpe italiane”.

In questa torrida domenica di giugno, Torino ospita il derby sudamericano. Solitamente ci si attende spettacolo da una partita del genere, ma, da quanto si è visto nel primo turno, non ci si può aspettare più di tanto.
Torino (Stadio Delle Alpi) – domenica 24 giugno 1990 – ore 17,00

ARGENTINA – BRASILE 1-0 (8i DI FINALE)

RETI: 81’ Caniggia

ARGENTINA: Goycoechea, Simon, Ruggeri; Monzón, Olarticoechea, Giusti; Troglio (63’ Calderón), Caniggia, Basualdo, Burruchaga, Maradona (cap). C.T.: C. Bilardo.

BRASILE: Taffarel, Mauro Galvão (85 Renato), Ricardo Gomes (cap); Ricardo Rocha, Jorginho, Valdo; Dunga, Alemão (85 Silas), Branco, Careca, Müller. C.T.: S. Lazaroni.

TERNA ARBITRALE: Quiniou (FRANCIA); g.l.: Pairetto (Italia), Junini (Tunisia).

SPETTATORI: 61.000.
Il modulo a cinque difensori di Lazaroni produce uno sterile dominio, per la povertà propositiva del trio di centrocampo Dunga-Alemão-Valdo e il narcisismo di Muller in avanti. Ciò nonostante i verde-oro si procurano le occasioni più importanti dell’incontro e l’Argentina, il cui gioco è ancora più povero, per tre volte viene salvata dal palo. I campioni del mondo in carica, però, sono in agguato: a dieci minuti dalla conclusione Maradona, fischiatissimo come ormai è uso e generosamente picchiato, si accende all’improvviso: ipnotizza tre difensori attirandoli a sè con una diabolica finta, poi inventa un corridoio celeste per il biondo Caniggia, che parte a razzo, si beve Taffarel e deposita in porta. Iniziano dieci minuti di fuoco, col Brasile alla vana ricerca della rete che manderebbe tutti ai tempi supplementari. Saltano anche i nervi e a farne le spese è il forte difensore centrale Ricardo Rocha. Si chiude il match con l’Argentina che ha ottenuto il massimo risultato col minimo sforzo. Per Sebastião Lazaroni, è la fine ingloriosa del suo progetto. Per assurdo tutti i nodi sono venuti al pettine proprio nella partita in cui i verde-oro hanno creato di più.

L’attenzione degli appassionati si sposta ora al terreno di San Siro, dove si gioca un’altra possibile finale. Germania Ovest ed Olanda si affrontano in un match che, per una delle due, significherà fallimento della spedizione. La gara è davvero sentita, sia per la rivalità tra le due tifoserie, sia perché in campo si disputa una sorta di derby: nel loro San Siro si affrontano da una parte i tre tedeschi dell’Inter Brehme, Klinsmann e Matthäus, contro il trio olandese delle meraviglie milanista Rijkard, Van Basten e Gullit. È inutile negare che c’è anche un po’ di timore per l’ordine pubblico!
Milano (Stadio Giuseppe Meazza) – domenica 24 giugno 1990 – ore 21,00

GERMANIA OVEST – OLANDA 2-1 (8i DI FINALE)

RETI: 51’ Klinsmann, 82’ Brehme, 89’ Koeman I (OL) rig.

GERMANIA OVEST: Illgner, Reuter, Brehme; Kohler, Augenthaler, Buchwald; Berthold, Matthäus (cap), Littbarski, Völler, Klinsmann (78 Riedle). C.T.: F. Beckenbauer.

OLANDA: Van Breukelen, Van Aerle (67’ Kieft), Rijkaard; Koeman I, van Tiggelen, Wouters; Witschge Ri. (79 Gillhaus), Winter, van’t Schip, Van Basten, Gullit (cap). C.T.: L. Benhakker.

TERNA ARBITRALE: Laustau (Argentina); g.l.: Jacome (Equador), Mauro (Stati Uniti).

SPETTATORI: 75.000.
Fin dai primi minuti Germania ed Olanda danno vita ad una partita di un’intensità finora inusuale per questa edizione del mondiale. Interventi ed entrate al limite del codice civile non mancano; al 21’ minuto l’arbitro argentino Lustau espelle Rijkaard e Völler, impegnati in una rissa per una entrata del tedesco sul portiere olandese Van Breukelen. Il centrocampista del Milan allieta la promenade verso gli spogliatoi irrigando con imponenti spruzzi di saliva la cespugliosa nuca del centravanti tedesco (fino a quel momento all’asciutto). Quando il calcio riprende il sopravvento, Klinsmann si abbatte come un turbine sulla difesa olandese. Gli risponde un ottimo Gullit, che dovrà uscire, mentre perdura la latitanza di Van Basten. La bilancia del match pende dalla parte dei tedeschi: l’interista Klinsmann insacca nella ripresa su cross da sinistra di Buchwald, poi Brehme, suo compagno di club inventa un arcuato destro angolatissimo dal limite dell’area. La contesa sembra definitivamente chiusa, ma a due minuti dal termine Köhler stende Van Basten provocando il calcio di rigore trasformato da Ronald Köman che rende gli ultimi istanti palpitanti. La Germania prosegue, mentre gli “orange” devono leccarsi le ferite.
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