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PIETRO FANNA

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Friulano di Clodig, provincia di Udine, nasce il 23 giugno 1958. Trascorre l’infanzia tra bicicletta e pallone, col padre che lo sottopone a sedute di palleggio in discesa. In questo modo Pierino affina il controllo della sfera, dote che lo porta dritto alle giovanili dell’Atalanta, alla prima squadra orobica e alla Juventus nel 1977. In bianco-nero fa intravvedere le sue grandi qualità, non riuscendo mai ad imporsi completamente, nemmeno quando il divino Franco Causio lascia libera la maglia numero 7.

Nel 1982, vistosi chiuso dall’arrivo in bianconero del polacco Zbignew Boniek e dalla presenza di Domenico Marocchino, preferito a lui da Trapattoni, Fanna accetta il

passaggio al Verona. Bagnoli gli affida la maglia numero 7 e lo lascia libero d’imperversare sulla fascia. In breve diventa Piero Turbo, per la velocità delle sue

scorribande sovente concluse col gol. Finalmente esprime tutto il suo potenziale, tanto che Enzo Bearzot lo chiama in nazionale nel ruolo di vice Conti, concedendogli

sempre larghi spezzoni di gara. Trascorre tre splendide stagioni in maglia scaligera, prima di passare all’Inter, squadra che gli dovrebbe garantire un posto sicuro ai

mondiali messicani, magari in veste di titolare. Invece rimane impigliato nei numerosi equivoci tattici della rosa milanese, viene escluso dalla spedizione messicana

e, pur rimanendo titolare per tre stagioni, non riesce mai ad esprimersi ai livelli di Verona.

Nel 1989 torna a Verona, dove trova una situazione in completo disfacimento. Le gravi difficoltà economiche in cui si è venuta a trovare la società scaligera, hanno

costretto a svendere l’intera rosa dell’anno precedente, costruendo un organico al risparmio. Si parte proprio da Fanna e da Bagnoli per tentare il miracolo di una

salvezza solo sfiorata.

La squadra cade in serie B, ma Fanna rimane e vive uno dei momenti più bui della storia del sodalizio scaligero: a febbraio 1991 la società dichiara fallimento. Per

fortuna interviene una nuova cordata a salvare la situazione, ma della gloriosa Hellas Verona A.C., arrivata allo scudetto sei anni prima, non c’è più traccia. Viene

conservata la categoria e, tra l’entusiasmo generale, i giallo-blu ritornano immediatamente nella massima divisione.

Nonostante la campagna acquisti di buon livello, la squadra retrocede e per lui si profila un altro anno di serie B. Per lui sarà l’ultimo da calciatore, prima di

appendere le scarpe al chiodo. Rimane legato alla città di Verona,nella quale si ferma a vivere, lavorando nel settore giovanile della società fino all’inizio degli

anni duemila, dopo di che viene accantonato.

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